I dati sono “ancora in fase di elaborazione”, ha spiegato il sottosegretario al Ministero della Salute, Eugenia Roccella, ma si può dire che nel 2008 sono 10.212 i “figli” della legge 40, cioè i bimbi nati con le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA, o fecondazione artificiale).
La Corte Costituzionale ribadisce che non vi può esser nessuna equiparazione tra matrimonio ed unioni gay sulla base dell’articolo 29 della Costituzione. Una sentenza perfettamente legittima ed, aggiungerei, coraggiosa in tempi inquieti come i nostri dove ogni critica civile ed argomentata a certa deriva relativistica finisce strumentalmente per esser considerata omofobica.
L’indagine condotta dall’ISTAT («Famiglia e soggetti sociali», 2007), dati alla mano, ci conferma ciò che giornalmente constatiamo: i giovani restano a lungo in casa e lasciano la famiglia d’origine solo per sposarsi. Su 100 che nel 2003 avevano dichiarato di uscire dalla famiglia, ne sono usciti poco più della metà (53,4%): nonostante l’intenzione (certa o probabile).


