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Fecondazione artificiale: 20 vittime per ogni figlio

di Gabriele Soliani, R.E.

I dati sono “ancora in fase di elaborazione”, ha spiegato il sottosegretario al Ministero della Salute, Eugenia Roccella, ma si può dire che nel 2008 sono 10.212 i “figli” della legge 40, cioè i bimbi nati con le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA, o fecondazione artificiale). C’è chi ha salutato con soddisfazione le regole imposte dalla legge 40, ma ci sono altri che danno giudizi fortemente negativi, definendo la legge 40 “repressiva” e operano per abbattere i famosi “paletti”.

Quei 10.212 figli “della provetta” possono essere salutati come una vittoria della cultura della vita e della dignità della persona umana?

Chiediamocelo onestamente, senza giudicare.

Ecco cosa dice il documento “Dignitas personae” al n. 14: “tutte le tecniche di fecondazione in vitro si svolgono di fatto come se l’embrione umano fosse un semplice ammasso di cellule che vengono usate, selezionate e scartate... Considerando il rapporto tra il numero totale di embrioni prodotti e di quelli effettivamente nati, il numero di embrioni sacrificati è altissimo”.

E prosegue al n. 15: “...la tecnica del trasferimento multiplo comporta di fatto un trattamento puramente strumentale degli embrioni. Le tecniche di fecondazione in vitro in realtà vengono accettate, perché si presuppone che l’embrione non meriti un pieno rispetto, per il fatto che entra in concorrenza con un desiderio da soddisfare. Questa triste realtà, spesso taciuta, è del tutto deprecabile, in quanto le varie tecniche di riproduzione artificiale, che sembrerebbero porsi a servizio della vita e che sono praticate non poche volte con questa intenzione, in realtà aprono la porta a nuovi attentati contro la vita”.

Dunque ci sono ragioni per dubitare di quanto accade con queste tecniche.

Una è che c’è un solo modo fra un uomo e una donna di concepire in modo umano e rispettoso della dignità del nascituro, e c’è un solo luogo pienamente idoneo alla sua protezione cioè il grembo della donna.

Un’altra è che dietro il dato dei 10.212 bambini che sono riusciti a nascere, con il concorso delle tecniche ICSI e FIVET, nell’anno 2008 si sono sacrificati consapevolmente circa 200.000 esseri umani, fratelli e sorelle di quelli sopravvissuti e confluiti nel numero dei “successi”.

Per ottenere questo risultato è sufficiente tener conto che esiste un rapporto di 1 a 20 tra bambino “in braccio” ed embrioni che muoiono nelle tecniche di fecondazione artificiale: morti che avvengono “in provetta”, nel “trasferimento in utero” e “dopo l’impianto”. Morti che non sono equiparabili a imprevedibili decessi naturali, ma che sono accettate fin dal principio, dal momento che si procede quasi sempre a un trasferimento multiplo, mentre la coppia chiede di avere uno e non tre figli.

Dunque, questi “fratelli e sorelle” dei 10.212 nati sono stati le vittime di queste tecniche regolamentate dalla legge 40 del 2004, che si conferma una “legge gravemente ingiusta”.

Può aiutare nella riflessione di questo controverso argomento un bel concetto della “Dignitas personae”: «Di fronte alla strumentalizzazione dell’essere umano allo stadio embrionale, occorre ripetere che l’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l’uomo maturo o l’anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l’impronta della propria immagine e somiglianza... Per questo il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale». (D.P. n.16)



I commenti dei lettori

Mi è nuova
commento inserito da Giorgio il 05-08-10
Questa cosa dei tanti embioni sacrificati mi è nuova. Certo che chi pensa che la vita sia inviolabile fino dal concepimento non puù accettare tutto questo.

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