Voglio una mamma e un papà
Non c’è una risposta univoca. In primo luogo, diciamolo con chiarezza, questo avviene perché mancano famiglie disponibili. È un dato di fatto. Le politiche sociali sull’affido non hanno prodotto gli effetti sperati. Bisognerebbe interrogarsi per capire perché. Manca la generosità delle famiglie italiane oppure non si sentono abbastanza tutelate? Forse i due fattori si sommano. Accogliere un bambino non è facile, la famiglia è chiamata a ricostruire un nuovo equilibrio. È un lavoro che non possono fare da soli. I servizi sociali, oberati da troppe e diverse incombenze, non sono in grado di garantire un adeguato accompagnamento. Per questo le famiglie hanno paura di accettare la sfida dell’accoglienza, spesso non è mancanza di coraggio ma coscienza della responsabilità.
La domanda del piccolo Roberto chiama in causa anche la responsabilità dei Tribunali per minori. Vi sono casi in cui l’incapacità genitoriale è del tutto evidente; e tuttavia non si arriva mai a quel decreto di adottabilità che permette al minore di avere una sua famiglia. Capisco che le indagini vanno fatte, tutti i soggetti devono essere tutelati e tutto questo richiede tempo. Ma non possiamo costringere un minore a passare infanzia e adolescenza in una o più case-famiglia.
Questi temi sono importanti, vi è in gioco la vita di tanti minori privati di una famiglia, eppure non escono quasi mai dal ristretto tavolo degli esperti, non arrivano all’opinione pubblica, non bucano lo schermo televisivo, non interessano i media. L’informazione quotidiana segue altri interessi: tra politica, economia e gossip non c’è spazio per l’affido, non c’è tempo per i minori. A meno che non ci sia un caso eclatante, come quello del piccolo Luca, il neonato rapito in ospedale e subito dopo ritrovato. Questa vicenda ha subito acceso i riflettori dei media, tutti i quotidiani hanno narrato la vicenda nei minimi particolari.
Quanti altri bambini sono abbandonati a se stessi, la legge della privacy che dovrebbe tutelare la loro dignità, rischia di chiuderli in una zona d’ombra. Molte di queste vicende che si trascinano per anni, se fossero conosciute, forse troverebbero una più immediata soluzione. Gli operatori sociali avrebbero un motivo in più per cercare una via d’uscita.
Tra pochi mesi, il decimo anniversario della Legge 149/2001 su affido e adozione offrirà l’occasione per fare un bilancio critico del cammino percorso in questi anni e rimodulare la strategia dell’accoglienza. È necessario rinunciare ad ogni pregiudiziale chiusura e stringere un nuovo patto tra le istituzioni e il mondo del volontariato. Lo dobbiamo a tutti i bambini, come Roberto, che chiedono solo di avere una mamma e un papà.
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