{"id":67864,"date":"2026-10-24T05:00:00","date_gmt":"2026-10-24T03:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/?p=67864"},"modified":"2026-10-23T13:21:16","modified_gmt":"2026-10-23T11:21:16","slug":"ai-nostri-figli-non-basta-togliere-uno-schermo-dobbiamo-restituire-loro-un-mondo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2026\/10\/24\/ai-nostri-figli-non-basta-togliere-uno-schermo-dobbiamo-restituire-loro-un-mondo\/","title":{"rendered":"Ai nostri figli non basta togliere uno schermo. Dobbiamo restituire loro un mondo"},"content":{"rendered":"\n<p>Una domanda mi sembra manchi nel dibattito sulla dipendenza digitale dei ragazzi: quando finalmente spegniamo i loro telefoni, che cosa trovano fuori? Quale mondo abbiamo preparato per loro, quali luoghi, quali adulti, quali esperienze capaci di accendere la loro curiosit\u00e0 e dare una direzione alla loro energia? Perch\u00e9 denunciare i pericoli del virtuale \u00e8 necessario, ma non basta. Se chiediamo ai nostri figli di uscire da un mondo che li tiene prigionieri, dobbiamo almeno essere in grado di indicare loro una porta aperta.<\/p>\n\n\n\n<p>Le immagini dei preadolescenti scesi in piazza sabato scorso mi hanno indignato come a tanti ma mi hanno anche lasciato una domanda addosso. Che cosa ci fanno ragazzi che frequentano ancora la scuola media dentro dinamiche che non sembrano avere nulla a che fare con la loro et\u00e0? Non vorrei liquidare tutto con la solita condanna dei giovani, come se gli adulti fossero spettatori innocenti di una degenerazione che riguarda soltanto le nuove generazioni. Sarebbe troppo comodo. La preadolescenza \u00e8 un&#8217;et\u00e0 in cui il corpo acquista una forza nuova, le emozioni si fanno intense, il desiderio di autonomia cresce pi\u00f9 rapidamente della capacit\u00e0 di valutare le conseguenze delle proprie azioni. \u00c8 il tempo in cui si vuole uscire dall&#8217;infanzia, misurarsi con il mondo, dimostrare di non essere pi\u00f9 bambini, ma non si possiedono ancora tutti gli strumenti per governare questa nuova libert\u00e0. Proprio per questo servono adulti presenti, capaci di accompagnare senza soffocare, di porre limiti senza umiliare, di offrire occasioni in cui quella forza possa diventare coraggio, responsabilit\u00e0, competenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Un tempo, almeno per molti di noi, questa palestra della crescita aveva indirizzi abbastanza precisi. C&#8217;erano il campetto sotto casa, la bicicletta, gli amici con cui si usciva senza dover organizzare ogni movimento attraverso una chat. C\u2019erano soprattutto gli oratori, le comunit\u00e0 parrocchiali. Poi, lentamente, qualcosa si \u00e8 consumato. Il mondo digitale ha conquistato uno spazio enorme nella vita dei ragazzi, ma non lo ha fatto soltanto perch\u00e9 le tecnologie sono diventate pi\u00f9 attraenti e persuasive. Ha trovato anche un vuoto che noi adulti, spesso senza volerlo, abbiamo contribuito a creare. Un figlio davanti a uno schermo \u00e8 un figlio che sembra al sicuro, che non corre pericoli per strada, non torna a casa con i pantaloni sporchi, non chiede di essere accompagnato, non costringe a riorganizzare il pomeriggio. Il virtuale \u00e8 entrato nelle nostre case presentandosi come una comodit\u00e0 diciamolo pure. \u00c8 comodo vedere i nostri figli a casa su un divano o nella loro cameretta e pace se passano un po\u2019 di tempo in pi\u00f9 sugli smartphone ma cos\u00ec ci risparmiano il tempo di accompagnarli in giro, di preoccuparci per loro e di fare qualche lavatrice in meno. Non \u00e8 cinismo, \u00e8 la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>I fatti di Milano ci inducono a pensare che il digitale vado in qualche modo se non fermato almeno limitato e facciamo bene anche politicamente e socialmente a trovare le strade giuste per poter incidere sui colossi della tecnologia ma il problema resta l\u2019alternativa. Che cosa mettiamo al posto delle ore trascorse online? E chi si assume il compito di esserci quando un ragazzo cerca un luogo in cui sentirsi importante, quando ha bisogno di misurare la propria forza, quando desidera essere riconosciuto da qualcuno che non sia soltanto un profilo sul suo telefono?<\/p>\n\n\n\n<p>Servono adulti che sappiano mettere a disposizione il proprio tempo e che non si limitino a lamentarsi del disinteresse dei giovani, magari dopo aver costruito un mondo nel quale ogni minuto deve essere produttivo e ogni relazione deve risultare comoda. Un ragazzo non rinuncia facilmente a una realt\u00e0 virtuale che gli promette gratificazione immediata se, fuori, trova soltanto porte chiuse, adulti frettolosi e luoghi in cui non c&#8217;\u00e8 niente da fare. L&#8217;alternativa deve essere desiderabile, non soltanto moralmente corretta. Deve permettergli di provare la soddisfazione di costruire qualcosa, di appartenere a un gruppo, di essere atteso, di scoprire che la sua energia pu\u00f2 diventare un bene per qualcuno. Occorre offrirgli occasioni reali di libert\u00e0, proporzionate alla sua et\u00e0 e accompagnate da una presenza adulta che sappia esserci senza controllare ogni respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altra sera sono stata invitata a dire qualcosa ad un gruppo di 40 giovani riuniti alle 21 di sera per sentir parlare di Ges\u00f9. Si sono discostati dallo schermo e hanno accettato la sfida perch\u00e9 qualcuno tra loro li aveva invitati. \u00c8 stato bellissimo. Non ho visto per pi\u00f9 di due ore nessun giovane prendere in mano il cellulare. Possiamo continuare a indignarci quando vediamo un preadolescente partecipare a una devastazione, possiamo discutere di divieti e responsabilit\u00e0 delle piattaforme, possiamo chiedere maggiore vigilanza. Ma, prima di concludere, dovremmo rivolgerci una domanda che riguarda direttamente noi: se domani nostro figlio decidesse di spegnere il telefono, dove potrebbe andare? Chi troverebbe ad aspettarlo? Quale comunit\u00e0 saprebbe accoglierlo, dargli una responsabilit\u00e0, accompagnarlo a diventare grande? Se non sappiamo rispondere, il problema non \u00e8 soltanto lo schermo che ha davanti. \u00c8 anche il mondo che gli abbiamo lasciato fuori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una domanda mi sembra manchi nel dibattito sulla dipendenza digitale dei ragazzi: quando finalmente spegniamo i loro telefoni, che cosa trovano fuori? 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