{"id":67883,"date":"2026-10-26T11:28:09","date_gmt":"2026-10-26T10:28:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/?p=67883"},"modified":"2026-10-26T11:28:11","modified_gmt":"2026-10-26T10:28:11","slug":"le-domande-dei-giovani-interpellano-la-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2026\/10\/26\/le-domande-dei-giovani-interpellano-la-chiesa\/","title":{"rendered":"Le domande dei giovani interpellano la Chiesa"},"content":{"rendered":"\n<p>Dietro le proteste e le devastazioni c\u2019\u00e8 una crisi che non si risolve con gli investimenti n\u00e9 con gli slogan. I giovani hanno bisogno di ragioni per vivere, di ideali per cui impegnarsi e di una Chiesa che non abbia paura di parlare di Dio.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><strong>\u201cQuesto mondo cos\u00ec come \u00e8 fatto non \u00e8 sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicit\u00e0 o dell\u2019immortalit\u00e0, insomma di qualcosa che sia forse demente, ma che non sia di questo mondo\u201d <\/strong>(A. Camus).<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBisogna farsi carico del malessere dei giovani\u201d, ha detto Sergio Mattarella. Parole sante, se vengono pronunciate a margine di un convegno sul disagio giovanile; ma anche piuttosto e forse troppo semplificatrici, se vengono consegnate nel contesto immediato di una protesta che ha dato spago ad una violenza indiscriminata e francamente inaccettabile. Lascio da parte i commenti e gli interventi dei vari esponenti di partito, di una parte e dall\u2019altra, perch\u00e9 sono dettati da pregiudizi ideologici e da miseri conteggi elettorali. Quello che \u00e8 accaduto in varie citt\u00e0 italiane \u2013 e che pu\u00f2 ancora accadere perch\u00e9 il fuoco \u00e8 ancora acceso sotto la cenere \u2013 provoca una riflessione che va al di l\u00e0 della doverosa condanna della violenza e non si limita ad un appello, generico e condito di retorica, a capire le ragioni dei giovani.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In primo luogo a me pare essenziale distinguere<\/strong> la legittima protesta, quando \u00e8 circostanziata e motivata, e quando contiene o lascia intravedere una proposta seria, dalla violenza organizzata dei Centri sociali che esprime una chiara scelta politica. Chiudere gli occhi su questa corrente minoritaria ma rumorosa, \u00e8 cecit\u00e0 intellettuale. Peggio ancora, chi giustifica e accarezza i violenti, concedendo spazi e privilegi nel tentativo \u2013 purtroppo fallimentare \u2013 di contenere la furia devastatrice. Questa forma di violenza non nasce dal disagio ma dalla visione politica, quella di chi per principio sceglie la rivoluzione come premessa dogmatica di ogni intervento. La scelta di chi per principio si oppone al sistema perch\u00e9 lo ritiene radicalmente ingiusto. E ritiene quindi doveroso contrastarlo in tutti i modi possibili. Senza negare la violenza, anzi facendo della violenza la leva privilegiata della propria contestazione. Altrimenti non si spiega come mai questi giovani vanno alle manifestazioni provvisti di tutto quel che serve per&#8230; la battaglia. Isolare queste frange, senza offrire loro alcuna sponda politica, metterle in condizioni di non nuocere, \u00e8 il modo migliore per dare spazio e valore alla protesta di tanti altri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Esiste senza dubbio un disagio sociale<\/strong> che pesa soprattutto sulle nuove generazioni, non dobbiamo minimizzarlo ma neppure amplificarlo. In Italia, la maggior parte dei giovani pu\u00f2 ancora contare sulla presenza e il sostegno della famiglia che, in non pochi casi, e spesso a prezzo di grandi sacrifici, attenua le condizioni non sempre favorevoli del sistema socio-politico. Detto questo, mi pare per\u00f2 francamente riduttivo pensare di rispondere alle domande di un mondo sempre pi\u00f9 complesso chiedendo investimenti economici pi\u00f9 consistenti. \u00c8 la classica tentazione sindacale che riduce l\u2019uomo alla sola dimensione economica, come se da quella dipendesse il destino e il rinnovamento della vita sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>La protesta ha le sue ragioni ma far credere ai giovani che tutto \u00e8 dovuto, \u00e8 un\u2019operazione culturale falsificante che porta la societ\u00e0 in un vicolo cieco. Emilio Giannelli, classe 1936, per anni vignettista del <em>Corriere<\/em>, alcuni anni fa disse: \u201cHo 75 anni, c\u2019ero al tempo della ricostruzione. Un\u2019epoca austera, tuttavia avevamo la sensazione di crescere e migliorare. Oggi l\u2019orizzonte \u00e8 cupo\u201d. Una confessione amara che ha il pregio di toccare un punto dolente dell\u2019attuale situazione sociale, chiede infatti di ripartire da una cultura capace di dare speranza e il coraggio di lavorare non solo per raggiungere gli obiettivi personali ma per contribuire a far crescere il bene comune, cio\u00e8 quel bene che riguarda tutti. Un compito come questo non pu\u00f2 essere affidato solo alla politica e non dipende solo dalla finanziaria.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Se non abbiamo pi\u00f9 il coraggio di chiedere<\/strong> a tutti, anche ai giovani, di impegnarsi per il bene comune, poniamo le basi per la dissoluzione della convivenza civile. La stagione dei diritti ha certamente favorito la giustizia sociale ma oggi appare ancora pi\u00f9 urgente proporre una campagna culturale che fa della responsabilit\u00e0 sociale la premessa per lottare contro il crescente individualismo e favorire la coesione sociale.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Leggi anche: <a href=\"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2026\/10\/20\/se-mio-figlio-fosse-tra-quei-ragazzi-che-hanno-distrutto-tutto\/\">Se mio figlio fosse tra quei ragazzi che hanno distrutto tutto\u2026<\/a><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Il disagio giovanile esiste ma ha tante altre ragioni, nasce dalle domande inevase, dalla ricerca di un senso che non trova risposte in un sistema socio-economico dominato dal profitto e da una competizione sempre pi\u00f9 esasperata. In frangenti come questi mi piacerebbe sentire la voce della Chiesa, i Vescovi hanno il compito e la responsabilit\u00e0 di aiutare il popolo di Dio a discernere i segni dei tempi. Non mi pare di aver letto un Comunicato ufficiale della CEI n\u00e9 dichiarazioni di singoli vescovi. Salvo un\u2019intervista di mons. Delpini, arcivescovo di Milano, che ha confessato di non avere risposte e ha timidamente fatto notare che l\u2019emarginazione di Dio ha certamente favorito una cultura e una prassi in cui \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile distinguere bene e male:<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\">\u201cForse la grammatica fondamentale del vivere, che distingue bene e male, \u00e8 diventata troppo difficile e il riferimento a Dio \u00e8 diventato fumoso e addirittura antipatico. Perci\u00f2 quale ragione ci sarebbe per fare il bene ed evitare il male? Ha un fondamento serio la tragica interpretazione della storia che dice: se Dio non esiste, allora tutto \u00e8 possibile!\u201d (<em>Avvenire<\/em>, 20 ottobre 2026).<\/pre>\n\n\n\n<p><strong>I vescovi francesi hanno reagito diversamente<\/strong>, pochi giorni dopo le devastazioni avvenute il 17 ottobre hanno indirizzato ai giovani una lettera in cui, senza preclusioni, hanno avuto il coraggio di esprimere un giudizio severo su quel che \u00e8 accaduto: \u201cLe manifestazioni, legittime e autorizzate, sono state purtroppo accompagnate da violenze, danneggiamenti, saccheggi e scontri, lasciando un profondo senso di amarezza in tutti coloro che credono nella pace\u201d. Al tempo stesso hanno ricordato le parole che poche settimane prima Papa Leone aveva consegnato ai giovani: \u201cVoi siete i santi di Francia\u201d, esortandoli a diventare \u201cprotagonisti di una storia che passa dalla confusione alla ricerca della verit\u00e0\u201d. Un appello che, a giudizio dei vescovi appare oggi, alla luce dei fatti, \u201cdi grande attualit\u00e0!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La Lettera raccoglie un pensiero comune ma tanti altri vescovi hanno sentito il bisogno di intervenire per condannare senza mezzi termini la deriva violenta. \u201cIl nostro Paese merita di meglio\u201d, ha detto il cardinale Avelin, arcivescovo di Marsiglia e Presidente della Conferenza episcopale. Durissimo anche il giudizio di mons. <a href=\"https:\/\/fr.aleteia.org\/author\/olivier-de-germay\/\">Olivier de Germay<\/a>, arcivescovo di Lione: \u201cNon ignoro che questa violenza sia il segno di una societ\u00e0 che sta male, ma voglio ribadire con forza che essa rappresenta un vicolo cieco e non pu\u00f2 che generare ulteriori ingiustizie e divisioni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le manifestazioni di questi giorni possono progressivamente perdere slancio oppure diventare l\u2019inizio di un nuovo \u201968. In ogni caso, non sono da sottovalutare perch\u00e9 rappresentano <strong>il sintomo di una crisi ben pi\u00f9 ampia che ha profonde ragioni e radici culturali<\/strong>. Una crisi che investe molti, forse tutti gli ambiti della vita sociale: conflitti bellici, intelligenza artificiale, immigrazione di massa, recessione economica, ecologia in affanno, ridefinizione della morale privata, nuova grammatica della sessualit\u00e0\u2026 e tanto altro ancora. Alla base di tutto questo, causa ma anche effetto, vi \u00e8 una cultura che ha fatto dell\u2019individualismo il suo dogma inappellabile.<\/p>\n\n\n\n<p>In un contesto come questo la Chiesa ha molte cose da dire. Una Chiesa che riconosce il valore della protesta ma non cavalca l\u2019onda della contestazione. Una Chiesa che non si riduce a difendere i valori della solidariet\u00e0 ma ricorda che la sua prima missione \u00e8 quella di <strong>ricordare all\u2019umanit\u00e0 che senza Dio non c\u2019\u00e8 futuro<\/strong>. Una Chiesa che vive e testimonia la comunione fraterna non come frutto della buona volont\u00e0 ma come una grazia che trova in Dio la sua sorgente. Una Chiesa fedele al Vangelo \u00e8, per sua natura, capace di rispondere alle domande di tanti, anche e soprattutto di quelli che non scendono in piazza ma hanno sete di verit\u00e0, cercano qualcosa capace di appagare il vuoto di una vita senza ideali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dietro le proteste e le devastazioni c\u2019\u00e8 una crisi che non si risolve con gli investimenti n\u00e9 con gli slogan. 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