{"id":67961,"date":"2026-11-02T09:03:00","date_gmt":"2026-11-02T08:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/?p=67961"},"modified":"2026-11-02T09:03:01","modified_gmt":"2026-11-02T08:03:01","slug":"defunti-non-vite-interrotte-quando-tutto-sara-compiuto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2026\/11\/02\/defunti-non-vite-interrotte-quando-tutto-sara-compiuto\/","title":{"rendered":"Defunti, non vite interrotte: quando tutto sar\u00e0 compiuto"},"content":{"rendered":"\n<p>La Commemorazione dei defunti il 2 novembre \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0. Non sprechiamola sperando che passi in fretta per voltare pagina finalmente domani. Fermiamoci a riflettere, senza paura. Partiamo innanzitutto dalla parola \u201cdefunti\u201d che \u00e8 molto pi\u00f9 significativa che \u201cmorti\u201d. Nella sua origine latina, questa parola racconta qualcosa di sorprendente. <em>Defunctus<\/em> \u00e8 il participio passato del verbo <em>defungi<\/em>, che significa compiere, assolvere un incarico, portare a termine un compito. L&#8217;espressione <em>defunctus vita<\/em> indicava, letteralmente, colui che aveva compiuto il tempo della vita. Non semplicemente qualcuno che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, dunque, ma qualcuno che ha portato a termine il proprio passaggio sulla terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa origine etimologica \u00e8 molto importante perch\u00e9 restituisce alla morte una prospettiva che la nostra cultura sembra aver smarrito. Siamo abituati a considerarla un&#8217;interruzione, un&#8217;improvvisa sottrazione, una parentesi che non vorremmo mai aprire nel racconto della nostra esistenza. La teniamo fuori dai discorsi, la nascondiamo ai bambini, la allontaniamo dai nostri pensieri, come se non nominarla potesse renderla meno reale. Abbiamo imparato a parlare di tutto, ma sulla morte preferiamo spesso sorvolare, quasi fosse un pensiero sconveniente, capace di disturbare la nostra quotidiana illusione di essere padroni del tempo. E cos\u00ec finiamo per vivere come se la vita fosse una disponibilit\u00e0 illimitata, una successione di giorni che ci appartengono e sui quali non grava alcuna scadenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, se c&#8217;\u00e8 una certezza che accompagna ogni essere umano \u00e8 proprio quella di non essere qui per sempre. La questione, allora, non \u00e8 soltanto quando arriver\u00e0 la fine, ma che cosa avremo fatto del tempo che ci \u00e8 stato consegnato. <em>Quale compito avremo assolto? Quale amore avremo saputo riconoscere e custodire? A chi avremo dato la possibilit\u00e0 di sentirsi meno solo? Quale bene, magari piccolo e nascosto agli occhi degli altri, avremo lasciato dietro di noi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La fede non offre una risposta astratta a queste domande. La consegna alla storia di un uomo che, sulla croce, pronuncia una frase destinata a cambiare per sempre il significato della morte: \u00ab<em>Tutto \u00e8 compiuto<\/em>\u00bb (Gv 19,30). Sono le ultime parole di Ges\u00f9 prima di consegnare lo spirito al Padre. Ges\u00f9 <em>ha portato a termine<\/em> la missione per la quale era venuto nel mondo. Ha amato fino alla fine, ha annunciato il Regno, ha incontrato gli uomini nella loro povert\u00e0, ha perdonato, guarito, accolto, si \u00e8 lasciato tradire e rifiutare, senza sottrarsi all&#8217;amore. Sulla croce offre anche la propria vita. Il suo \u00abtutto \u00e8 compiuto\u00bb non \u00e8 la constatazione di un&#8217;esistenza che si spegne, ma il sigillo di una fedelt\u00e0 che non ha trattenuto nulla per s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Compiere la vita<\/em> non significa aver realizzato tutti i propri progetti, aver raggiunto ogni traguardo o aver avuto una storia senza fallimenti. Non significa neppure aver esaurito ogni possibilit\u00e0, perch\u00e9 spesso la morte arriva quando ci sembrerebbe di avere ancora tanto da fare, persone da amare, parole da dire, riconciliazioni da cercare. Significa piuttosto aver attraversato il tempo ricevuto cercando di rispondere alla chiamata di Dio, con i talenti e i limiti che ci appartengono, con le occasioni che abbiamo saputo riconoscere e quelle che magari abbiamo lasciato passare, con la nostra capacit\u00e0 di amare, nonostante le contraddizioni e le fragilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piace pensare che, al termine della nostra esistenza, ciascuno di noi possa pronunciare, almeno nel segreto dell&#8217;incontro con Dio, quelle stesse parole: <em>tutto \u00e8 compiuto<\/em>. Non perch\u00e9 abbiamo fatto tutto ci\u00f2 che avremmo voluto, ma perch\u00e9 abbiamo provato a essere e a fare ci\u00f2 per cui siamo stati chiamati. Perch\u00e9 non abbiamo sprecato deliberatamente la vita rincorrendo soltanto ci\u00f2 che passa, perch\u00e9 abbiamo riconosciuto qualcuno da amare, una responsabilit\u00e0 da assumere, una ferita da fasciare, una verit\u00e0 da testimoniare, perch\u00e9, pur inciampando, abbiamo cercato di non smarrire la direzione. E allora s\u00ec, possiamo consegnarci a Dio, non con la presunzione di chi presenta un bilancio impeccabile, ma con la fiducia di chi sa che la propria storia, anche incompleta agli occhi del mondo, pu\u00f2 essere finalmente accolta e portata a compimento dalla misericordia cio\u00e8 dall\u2019amore di Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Commemorazione dei defunti il 2 novembre \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0. Non sprechiamola sperando che passi in fretta per voltare pagina finalmente domani. Fermiamoci a riflettere, senza paura. 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