{"id":67963,"date":"2026-11-02T11:11:25","date_gmt":"2026-11-02T10:11:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/?p=67963"},"modified":"2026-11-02T11:11:26","modified_gmt":"2026-11-02T10:11:26","slug":"la-rivoluzione-necessaria-fatti-e-non-parole","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2026\/11\/02\/la-rivoluzione-necessaria-fatti-e-non-parole\/","title":{"rendered":"La rivoluzione necessaria. Fatti e non parole"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>A met\u00e0 dell\u2019800 Torino era la capitale del Regno<\/strong>, una citt\u00e0 che in pochi decenni aveva visto aumentare a dismisura la sua popolazione, da 80mila a 120mila, la gente accorreva dalle campagne nella speranza di vincere l\u2019atavica povert\u00e0. Una vera e propria emigrazione di massa. La maggior parte erano giovani, a volte ragazzi, che si trovavano a vivere in condizioni durissime e senza la protezione della famiglia, sfruttati e abbandonati da un sistema economico che dava ricchezza ad alcuni e lasciava tanti altri nella povert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><strong>In questo contesto sociale, complesso e drammatico,<\/strong> <strong>entra sulla scena don Giovanni Bosco <\/strong>(1815-1888). Anche lui veniva dalle periferie, conosceva la durezza e la povert\u00e0 della campagna. La Provvidenza gli fa incontrare i giovani, a partire da Bartolomeo Garelli, un ragazzo di 16 anni, analfabeta, povero e privo di aiuti. Un adolescente senza futuro. Quell\u2019incontro fu come una porta spalancata sul disagio giovanile, gli diede modi di conoscere tanti altri giovani sbandati, vittime di quella che oggi chiameremmo immigrazione irregolare. Il giovane prete, appena 26 anni, decise di intervenire. Non aveva progetti n\u00e9 risorse. Aveva solo una grande fede. Non organizz\u00f2 cortei di proteste n\u00e9 scelse di alimentare il malcontento sociale. S\u2019impegn\u00f2 in prima persona, inizi\u00f2 a raccogliere i giovani, dando vita all\u2019oratorio. Luogo di aggregazione ma anche di educazione alla fede. Prima di rispondere alle necessit\u00e0 sociali, era necessario dare un senso alla vita e l\u2019unico che poteva farlo era Ges\u00f9 Cristo. Il seme gettato nella Torino di quegli anni, a distanza di quasi due secoli, continua a portare frutti abbondanti in ogni parte del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando arriv\u00f2 nella Valle di Pompei<\/strong>, negli ultimi decenni dell\u2019800, <strong>Bartolo Longo<\/strong> (1841-1926) era un giovane avvocato. In quella terra si reca per motivi di lavoro ma ben presto scopre che la Madonna lo attendeva e guidava i suoi passi. Quando vede la povert\u00e0 e il degrado morale e materiale delle famiglie e dei loro figli, capisce che non pu\u00f2 voltarsi dall\u2019altra parte. La fede lo spinge a intervenire. Il suo primo impegno fu quello di costruire una chiesa, in obbedienza ad una Voce che gli aveva suggerito di \u201cpropagare il Rosario\u201d. La chiesa nasce come segno della fede ma diventa anche sorgente di un pi\u00f9 riscatto sociale. La fede, infatti, quand\u2019\u00e8 autenticamente vissuta, apre gli occhi e allarga i desideri del cuore. San Bartolo comprese che l\u2019impegno orante doveva essere accompagnato dalla solidariet\u00e0. Chi ama Dio non pu\u00f2 non amare il prossimo. E cos\u00ec quella valle, abitata da poveri contadini, un luogo malfamato e abbandonato dalla gente perbene, divenne la culla della carit\u00e0, una casa che per decenni ha dato accoglienza a migliaia di bambini e ragazzi. Una storia che continua ancora oggi.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Leggi anche: <a href=\"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2026\/10\/05\/bartolo-longo-un-laico-al-servizio-del-vangelo\/\">Bartolo Longo. Un laico al servizio del Vangelo<\/a><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p><strong>Don Carlo Gnocchi<\/strong> \u00e8 vissuto nella prima met\u00e0 del Novecento (1902-1956). Appartiene alla categoria di quei preti che sono stati catapultati nel sociale dalle circostanze della storia. Durante la seconda guerra mondiale, nella veste di cappellano militare, ha partecipato alla disastrosa spedizione in Russia degli alpini, nella quale decine di migliaia di nostri soldati sono morti. Tanti di loro muoiono sotto i suoi occhi. Un\u2019esperienza tragica e capace di annientare l\u2019ingenuo desiderio del bene che Dio ha seminato in ogni uomo. Lui invece, quando torna dalla guerra non organizza marce per la pace, non ha tempo per protestare n\u00e9 per fare chiacchiere da salotto. L\u2019esperienza bellica ha accresciuto ulteriormente la sua umana sensibilit\u00e0, torna con una coscienza nuova e con un impegno, quello che aveva promesso ai suoi alpini che morivano nelle lande desolate della Russia: \u201c<em>Ai vostri figli ci penser\u00f2 io<\/em>\u201d. Non era una vaga consolazione ma una promessa seria alla quale non viene meno. Al ritorno si mette subito all\u2019opera e in pochi anni fonda una straordinaria opera a favore dei piccoli mutilati di guerra. Era tornato vivo solo per miracolo. Aveva tutto il diritto di riposarsi. Lui invece si mette subito all\u2019opera, come se sapesse di non avere molto tempo da vivere. Morir\u00e0 infatti, ancora giovane, pochi anni dopo. Don Carlo testimonia che, gli eventi tragici della storia, quando vengono letti con le lenti della fede, amplificano il desiderio di bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Le proteste e le manifestazioni che attraversano l\u2019Europa raccontano il disagio presente nella societ\u00e0 civile. Non dubito delle buone intenzioni ma, per carattere e per esperienza, ho poca fiducia in questo tipo di aggregazioni. Il rivoluzionario di professione \u00e8 quello che vuole cambiare tutto ma non s\u00e9 stesso, quello che accusa tutti e assolve s\u00e9 stesso, quello che attribuisce agli altri tutto il male possibile e promette di fare tutto il bene possibile. Questa rivoluzione \u00e8 destinata a finire nel nulla, al massimo potr\u00e0 migliorare il tenore di vita di quelli che sono a capo.<\/p>\n\n\n\n<p>La rivoluzione del cristianesimo ha avuto e continuare ad avere, malgrado il silenzio dei media, un impatto sociale enorme e duraturo perch\u00e9 non si basa sul cambiamento delle strutture ma sulla conversione dell\u2019uomo. Solo chi \u00e8 disposto a cambiare s\u00e9 stesso potr\u00e0 davvero fare qualcosa per migliorare l\u2019ambiente in cui vive. Solo chi impara a coniugare il verbo <em>rinunciare<\/em> potr\u00e0, quando \u00e8 necessario, <em>denunciare<\/em> con parole adeguate il malaffare.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Leggi anche: <a href=\"https:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2026\/10\/03\/la-rivoluzione-sconosciuta-di-san-francesco-per-i-laici-e-la-famiglia\/\">La rivoluzione sconosciuta di San Francesco per i laici e la famiglia<\/a><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Alcuni anni fa, il cardinale Angelo Comastri ha raccontato un episodio che ha come protagonista Madre Teresa. Un fatto al quale lui ha assistito personalmente.<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\">\u201cMadre Teresa tornava da Oslo dove aveva appena ricevuto il premio Nobel per la Pace. Alcuni giornalisti la attesero davanti alla porta delle Missionarie della Carit\u00e0 a San Gregorio al Celio. Tante domande e, alla fine, un giornalista di lingua inglese chiese a Madre Teresa: \u201cMadre, mi permetta di essere impertinente: lei ha settant\u2019anni, ha faticato tanto, ma che cosa \u00e8 cambiato nel mondo? Madre Teresa, si riposi, perch\u00e9 non ne vale la pena\u201d. Madre Teresa rimase serena e rispose: \u201cIo non ho mai preteso di cambiare il mondo da sola: io cerco soltanto di essere una goccia di acqua pulita. Lo sia anche lei e saremo in due\u201d.<\/pre>\n\n\n\n<p>San Giovanni Bosco, san Bartolo Longo, il beato don Carlo Gnocchi, Madre Teresa\u2026 e potremmo aggiungere tanti altri santi recenti che, attraverso un\u2019eroica carit\u00e0, hanno dato un contributo straordinario alla crescita morale e civile dell\u2019umanit\u00e0. Ecco la rivoluzione di cui il mondo oggi ha che mai bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A met\u00e0 dell\u2019800 Torino era la capitale del Regno, una citt\u00e0 che in pochi decenni aveva visto aumentare a dismisura la sua popolazione, da 80mila a 120mila, la gente accorreva dalle campagne nella speranza di vincere l\u2019atavica povert\u00e0. Una vera e propria emigrazione di massa. 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