{"id":8961,"date":"2015-09-29T07:30:57","date_gmt":"2015-09-29T05:30:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/?p=8961"},"modified":"2015-09-30T09:21:53","modified_gmt":"2015-09-30T07:21:53","slug":"il-malessere-di-un-figlio-e-i-sensi-di-colpa-di-una-mamma","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.puntofamiglia.net\/puntofamiglia\/2015\/09\/29\/il-malessere-di-un-figlio-e-i-sensi-di-colpa-di-una-mamma\/","title":{"rendered":"Il malessere di un figlio e i sensi di colpa di una mamma"},"content":{"rendered":"<p><b>La storia<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Gianluca ha solo 10 anni e da sempre \u00e8 un bambino molto preoccupato. Ultimamente sta soffrendo di stati di ansia pervasiva, apparentemente non attribuibili ad alcun cambiamento specifico nel sistema familiare e delle relazioni, che si manifestano soprattutto la sera. I genitori, Roberta e Carlo, rispettivamente 37 e 39 anni, sono molto preoccupati e spaventati, non capiscono come possa un bambino cos\u00ec piccolo presentare un sintomo cos\u00ec importante. In particolare sembra spaventata la madre che da circa sei mesi, in seguito ad un brutto momento vissuto nella relazione coniugale e con i suoceri, ha fatto ricorso alla psicoterapia per gli attacchi di panico che l\u2019hanno riguardata. Quando i due genitori si rivolgono alla psicoterapeuta infantile, raccontano di essere sempre stati attenti nel proteggere sia Gianluca che la sorellina pi\u00f9 piccola dalle varie difficolt\u00e0 che loro vivevano come coppia, generate soprattutto dai rapporti problematici con le famiglie d\u2019origine. Carlo racconta che Roberta, anche in passato, ha sofferto di attacchi di panico e pi\u00f9 volte ha pensato che i problemi di Gianluca potessero essere legati alla personalit\u00e0 ansiosa e ipervigile di Roberta. Esplorando l\u2019universo familiare emerge invece un mondo relazionale connaturato di affetti e legami mai facili, di cui la coppia stessa soffre. Le tante ansie di Roberta hanno una storia molto lunga, provengono dalla sua esperienza di figlia maggiore che ha assunto un ruolo genitoriale perch\u00e9 il pap\u00e0 era alcolizzato e la madre, ad un certo punto, ha incontrato un nuovo compagno ed \u00e8 andata via. Roberta, affidata alla nonna paterna insieme ai fratelli, si \u00e8 sempre occupata di loro, separandosene con tanta fatica emotiva solo quando, incinta, lei e Carlo hanno scelto di sposarsi. Oggi Roberta \u00e8 molto dispiaciuta, vive con grandi sensi di colpa la possibilit\u00e0 che i suoi stati ansiosi possano essere stati assorbiti e, oggi, espressi dai bambini, in particolare da Gianluca. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Invitati dal pediatra a fare qualcosa per i loro figli, Carlo ha un\u2019unica richiesta: quella di poter imparare \u201ccome fare bene i genitori\u201d. D\u2019altro canto anche Carlo, figlio unico, non ha alle spalle una vita familiare semplice ed il legame di coppia con Roberta porta tutti i segni di uno spazio relazionale costruito sulla base di un profondo bisogno di fuga, rispetto al quale nessuno dei due fino ad ora aveva preso consapevolezza. Oggi, molto teneramente, stanno scoprendosi anch\u2019essi bambini con vissuti di sofferenza ancora non superati e, per la prima volta, si fermano e arrivano a comprendere che, pi\u00f9 delle ansie del proprio bambino, hanno bisogno di prendersi cura di se stessi e del loro legame, culla inquieta e spaventata nella quale i loro bambini stanno crescendo.<\/span><\/p>\n<p><b>La lettura del comportamento<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quando ci si trova davanti a un bambino che presenta dei sintomi di un problema, spesso si rischia di ricorrere semplicisticamente a spiegazioni del tipo \u201ccausa-effetto\u201d e di pensare che a monte del problema del bambino possa esserci un adulto colpevole di averlo generato, del tipo: Gianluca \u00e8 ansioso perch\u00e9 ha una madre ansiosa. Questo modo di leggere un comportamento sintomatico, evidentemente riduzionistico e troppo semplicistico, rischia di non essere funzionale alla risoluzione del problema e di contribuire invece ulteriormente a generare sensi di colpa e frustrazioni in una realt\u00e0 che presenta dinamiche molto pi\u00f9 complesse. Non si possono spiegare i problemi, considerando solo la diadicit\u00e0 dei rapporti, come se questi ultimi fossero determinati dal contributo di sole due persone, del tipo vittima-carnefice. La lettura del benessere dei singoli membri di una famiglia necessita di uno sguardo pi\u00f9 ampio che analizza e tiene conto del sistema complesso di relazioni in cui, come in questo caso, \u00e8 inserito il bambino che presenta il sintomo. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La letteratura scientifica, in tal senso, ci conferma che l\u2019insorgenza di un disturbo nel bambino si colloca primariamente nell\u2019area pi\u00f9 ampia del conflitto familiare, possa essere esso esplicito o implicito. Come sostiene Baldascini, psicoterapeuta familiare, i singoli membri di ogni sistema familiare, padre, madre e fratelli s\u2019influenzano reciprocamente e tutti sono influenzati sia dal rapporto fra famiglia nucleare e famiglia d\u2019origine che dal rapporto con l\u2019ambiente in cui l\u2019unit\u00e0 funzionale vive.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dunque va sempre esplorato il clima familiare per arrivare a \u201csignificare la funzione di un certo sintomo\u201d. Ogni famiglia, lungo le differenti fasi del ciclo di vita, affronta diverse richieste di cambiamento che provengono sia dall\u2019evoluzione dei singoli membri della famiglia che dagli stimoli del sistema socio-ambientale in cui essa \u00e8 inserita. Le istanze di cambiamento innescano fasi critiche durante le quali tutti i membri devono necessariamente fare i conti con un cambiamento che li riguarda, anche in prima persona. Dunque esse sono un vero e proprio banco di prova per la maturazione e la crescita del singolo. La possibilit\u00e0\/capacit\u00e0 di adattarsi flessibilmente attiva ristrutturazioni interne in grado di promuovere nuovi modelli di interazione, diversamente l\u2019incapacit\u00e0 di adattarsi promuove cristallizzazione e crisi sia nel sistema allargato delle relazioni che nei singoli membri. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Un modo particolare per mantenere \u201cinalterata\u201d una struttura familiare disfunzionale \u00e8 quello di \u201cscegliere\u201d un suo componente e farlo diventare \u201cil problema\u201d. E spesso questo ruolo tocca ai bambini! Tanti sono i casi in cui un sintomo, nel figlio, si rivela essere l\u2019espressione di un disagio nella famiglia: tentativo di tenere insieme i genitori, di ricomporre una frattura, di spostare l\u2019attenzione da qualcosa, di produrre un cambiamento, di prevenire un cambiamento, o ancora, di riempire un vuoto o semplicemente di dare una ragione di vita. In fondo Gianluca, con il suo sintomo, ha procurato unione nei genitori.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dunque, a fronte di dinamiche cos\u00ec complesse come possiamo attrezzarci? Abbiamo bisogno di bussole, non solo bussole che ci indichino come fare, ma tante volte anche cosa evitare!<\/span><\/p>\n<p><b>Consigli<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Riprendendo sempre Baldascini, proviamo qui ad indicare alcuni fattori di rischio che determinano un clima familiare poco adatto ad un sano sviluppo psicofisico del bambino, cos\u00ec da poter essere pi\u00f9 consapevoli e scegliere meglio comportamenti e clima da promuovere.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Si tratta di fattori di rischio che possono essere contemporaneamente presenti o combinarsi in vari modi fra loro. Li riportiamo in un elenco qui di seguito perch\u00e9 i genitori possano consultare facilmente per identificare modalit\u00e0 relazionali sbagliate e poco funzionali al benessere familiare e del bambino e auguriamo a tutti i genitori un buon lavoro!<\/span><\/p>\n<p><b>Invischiamento.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> Parliamo di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">invischiamento<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> quando i membri della famiglia sono reciprocamente ipercoinvolti, quando cio\u00e8 invadono i pensieri, i sentimenti e le attivit\u00e0 gli uni degli altri. L\u2019invischiamento non permette l\u2019autonomia individuale e se un membro della famiglia sente una spinta verso l\u2019autonomia, tutti gli altri \u2013 e forse egli stesso \u2013 si sentono in pericolo; i confini troppo deboli fra una generazione e l\u2019altra e le ingerenze, ad esempio delle generazioni pi\u00f9 anziane, rischiano di creare confusione tra i ruoli. Ad esempio, nelle famiglie invischiate, pu\u00f2 capitare che una nonna detti legge sull\u2019educazione dei figli e i genitori perdano il loro ruolo educativo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Perch\u00e9 una famiglia funzioni bene, i confini tra i sottosistemi (quello dei genitori, quello dei figli, quello della coppia e quello delle famiglie d\u2019origine) devono essere chiari. Debbono essere definiti in modo tale da permettere ai membri di esercitare le loro funzioni senza indebite interferenze, ma debbono permettere il contatto fra i componenti del sottosistema e gli altri (quindi le nonne non dettano legge ma consigliano, i figli non pretendono ma chiedono).<\/span><\/p>\n<p><b>Iperprotettivit\u00e0.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> In questo caso i membri della famiglia mostrano un livello di premura e sollecitudine reciproca troppo elevato. L\u2019idea di base \u00e8 che bisogna proteggere l\u2019altro dai possibili pericoli che corre nel suo rapporto col mondo esterno, in particolare ci\u00f2 avviene nei confronti dei bambini. Questo atteggiamento porta il bambino a pensare che fuori dalla propria famiglia e dalla propria casa ci siano pericoli insormontabili. L\u2019iperprotettivit\u00e0 \u00e8 fonte in molti casi di profonda insicurezza e scarsa autostima. Chi vive immerso in questo stile relazionale pensa a se stesso come ad una persona che da sola non \u00e8 in grado di affrontare le difficolt\u00e0, proprio perch\u00e9 raramente nella sua vita ha sperimentato di essere in grado di risolvere autonomamente i problemi, essendoci stato sempre chi lo ha fatto per lei. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019iperprotettivit\u00e0, quindi, non aiuta il bambino a sviluppare relazioni extra-familiari e sociali adeguate.<\/span><\/p>\n<p><b>Rigidit\u00e0.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> La famiglia si evolve nel tempo e, nel corso del suo ciclo di vita, si trova ad affrontare difficolt\u00e0 ordinarie (la nascita dei figli, la loro adolescenza, l\u2019invecchiamento dei genitori) e straordinarie (malattie, lutti, trasferimenti, cambi di lavoro, separazioni), ad essa \u00e8 richiesta la capacit\u00e0 di adattarsi a questi cambiamenti modificando i modelli relazionali abituali e trovando una nuova organizzazione. Il cambiamento avviene sempre con una ristrutturazione interna che rende possibile l\u2019acquisizione di nuovi modelli di interazione, tali da permettere l\u2019integrazione delle nuove esperienze. Se ci\u00f2 non avviene \u00e8 questo un segnale delle difficolt\u00e0 della famiglia, della sua rigidit\u00e0 e della sua inadeguatezza: la famiglia diviene, allora, \u201cdisfunzionale\u201d e non \u00e8 in grado di essere, come dovrebbe, sostegno ed incoraggiamento alla crescita.<\/span><\/p>\n<p><b>Intolleranza alla conflittualit\u00e0.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> Questo \u00e8 il caso che si verifica quando la soglia di tolleranza al conflitto \u00e8 molto bassa, per cui qualunque confronto che implica differenza di opinione viene evitato. In questo modo i conflitti non vengono risolti, bens\u00ec evitati, e spesso il sintomo del bambino \u00e8 proprio un modo per contribuire al processo che evita il conflitto.<\/span><\/p>\n<p><b>Coinvolgimento del bambino nel conflitto genitoriale.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> Nelle dinamiche conflittuali dei genitori il figlio non ha un ruolo passivo, ma si inserisce da attore protagonista. Alleandosi con l\u2019uno o con l\u2019altro genitore, il figlio gioca la sua parte attiva nel conflitto e spesso sceglie, in modo pi\u00f9 o meno consapevole, di aderire a certi ruoli, anche altamente disfunzionali, come migliore strategia possibile di \u201csopravvivenza psichica\u201d. Il costo di questo coinvolgimento pu\u00f2 essere molto elevato e pu\u00f2 esprimersi attraverso il sintomo: sensi di colpa, vissuti depressivi, ansia, sentimenti di abbandono, adultizzazione precoce, difficolt\u00e0 di svincolo durante l\u2019adolescenza.<\/span><\/p>\n<p><b>Attivit\u00e0 per promuovere dialogo e consapevolezza<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Alla luce di tutto ci\u00f2, provate a ritagliarvi come famiglia un momento di confronto e a porvi reciprocamente delle domande esplorative che vi faranno meglio comprendere come ciascuno di voi vive le tematiche dei cinque punti sopra esposti: <\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Quanto ciascuno di noi sente di invadere o essere invaso dai pensieri e\/o dalle emozioni altrui?<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Quando e in che modo ciascuno di noi attiva la protezione verso gli altri e quanto invece sente che quella modalit\u00e0 protettiva gli attiva paure e diffidenza verso il mondo?<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Ci sentiamo una famiglia flessibile e capace di fronteggiare i cambiamenti o ne siamo spaventati?<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Pensiamo al conflitto come espressione di differenti modi di pensare che non rischia di causare rotture ma di arricchire, o siamo orientati a pensare al conflitto come negativo e quindi da evitare?<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Quali sono le emozioni che vivo pi\u00f9 frequentemente? In quali situazioni le provo? Cosa voglio evitare tante volte con i comportamenti che assumo?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia Gianluca ha solo 10 anni e da sempre \u00e8 un bambino molto preoccupato. Ultimamente sta soffrendo di stati di ansia pervasiva, apparentemente non attribuibili ad alcun cambiamento specifico nel sistema familiare e delle relazioni, che si manifestano soprattutto la sera. 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