l'intervista

L’annuncio della vita passa attraverso la televisione

di Giovanna Abbagnara

Rosario Carello è un giovane giornalista di buone notizie. Per sei anni ha condotto la trasmissione "A sua Immagine" su Rai uno il sabato pomeriggio e la domenica mattina contribuendo in maniera significativa a dare al programma un volto nuovo, ricco di esperienze interessanti. Il suo viso cordiale, il linguaggio diretto, la semplicità ha fatto compagnia a tante famiglie. Da oltre due mesi il suo libro I racconti di Papa Francesco è al primo posto nelle classifiche dei libri più venduti e letti in Italia. Alla fine di gennaio ha concluso la sua esperienza ad “A Sua Immagine”. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare i momenti più significativi di questi anni e il suo ricordo speciale.

Concludi un’esperienza significativa per la tua professione.
Ho condotto “A Sua Immagine” per quasi sei anni e ho contribuito in maniera significativa a cambiare una trasmissione che aveva la mentalità del programma di nicchia. Siccome io non credo che la fede sia una cosa di nicchia, ecco la chiave del cambiamento. Che non ho fatto da solo: non sarei andato da nessuna parte senza il gusto dei registi dello studio e la capacità di racconto dei registi delle esterne, senza i montatori, senza le persone che con me sono stati autori in questi sei anni, senza la produzione e senza la segreteria. Io e tutta la redazione abbiamo visto crescere in modo esponenziale gli ascolti, che in alcuni casi (penso al confronto su alcuni specifici mesi dell’anno), sono addirittura triplicati. E quindi grazie e grazie molte a voi!

La trasmissione ha poi trovato nel settimanale cartaceo una naturale continuità.
Sì. Quanta fatica per far nascere la mamma della rivista che ora è in edicola e che in breve arrivò a toccare i 70 mila abbonati via mail. Mi riferisco a quella prima versione che spedivamo solo via mail e che godeva del conforto dei vescovi italiani, i quali scrivevano il commento al Vangelo di ogni giorno della settimana.

Ma qual è il ricordo più bello di questa esperienza?
Il trofeo che porto a casa però sono le mamme che hanno guardato il programma qualche giorno prima o addirittura qualche ora prima dell’appuntamento con il medico per la pratica dell’aborto. E quel giorno la trasmissione parlava di loro, di giovani mamme come loro, e lo faceva con i volontari del Movimento per la Vita, spesso giovani anche loro. Beh, ho saputo che una settantina di ragazze, nelle varie occasioni in cui abbiamo parlato di aiuto alla vita nascente, ha cambiato idea e ha fatto nascere il bambino. È una bella sensazione. Ringrazio ancora quella mamma che ha voluto mandarmi in regalo il suo Rosario. Così come sono nate imprese di lavoro dopo le nostre puntate con il Progetto Policoro, il progetto CEI per i giovani imprenditori.

E il dono più grande?
È l’intervista a Papa Benedetto XVI, un uomo grande che con noi ha fatto una cosa mai vista prima in TV.

Cosa ti aspetta ora?
Ho vinto un Concorso in Rai e insieme ad altri colleghi di altre trasmissioni entrerò nelle testate giornalistiche, iniziando dalla TG R. Lascio per crescere, lascio per fare meglio, da interno e non più da esterno, il mio lavoro nella più grande azienda culturale del Paese. Ho vinto un Concorso e siccome i giornalisti entrati in Rai per concorso, da Paolo Frajese a Bruno Vespa, sono diventati maestri del mestiere, mi piace sottolineare questo aspetto.




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