vedovanza

Siamo ancora famiglia

Amelia Cucci Tafuro è la presidente dell’associazione Il Melograno, una realtà nata nel 2001 che intende operare a favore delle persone vedove e dei nuclei familiari di appartenenza, attraverso iniziative di servizio in loro favore, in collaborazione con altre realtà culturali, sociali e professionali, per offrire risposte ai bisogni ed alle esigenze di chi vive la condizione vedovile. Ecco la sua esperienza.

Sono rimasta vedova a 49 anni con 2 figli e con una sofferenza e un dolore che solo chi ha condiviso e condivide questa condizione può conoscere. Perdendo l’uomo della mia vita, che mi è stato accanto per tanti anni, con cui ho vissuto un rapporto sereno, armonioso, con cui ho condiviso nel bene e nel male un progetto di vita, ho rischiato di perdermi anche io. Ci si ritrova, infatti, di colpo feriti, mutilati, frastornati, storditi; non si riesce a dare più senso alla vita e i figli, gli amici, gli interessi ti sembrano che non siano più sufficienti. Ed io mi sono ritrovata in uno stato di vita che non avevo scelto (uno sceglie di sposarsi, di separarsi, di diventare sacerdote). Dopo lo stordimento iniziale, ho scoperto che la morte, che porta sempre disperazione, se vissuta con fede, poteva essere fonte di speranza. E se l’avessi vissuto alla luce della presenza del Risorto, avrei potuto dare un significato a quello stato, anzi sarei potuta essere testimone dello splendore del matrimonio e che quell’amore vissuto non sarebbe stato cancellato perché più forte della morte è l’Amore e che avrei avuto la sua compagnia sempre.

Inizia così il mio cammino di spiritualità vedovile che mi ha fatto conoscere tante realtà e tante storie, diverse tra loro, perché se la vedovanza è uno stato di vita comune a tutti coloro che hanno perso il coniuge, non è così per la condizione sociale ed economica che ogni “famiglia vedova” vive in maniera diversa.

Ma i conti si fanno ogni giorno, i contatti con quella nuova realtà non si possono evitare o rinviare e ben presto ti rendi conto che quella nuova condizione ribalta completamente il tuo status sociale e che numerose sono le iniquità legislative che si abbattono su questa nuova tipologia di famiglia. Una famiglia raggiunta da una morte, deve riconsiderare tutta la propria vita e ricostruire la sua dimensione nella società. Bisogna quindi riorganizzare i propri tempi, le proprie abitudini, i propri equilibri emotivi, lavorativi, sociali, economici perché a restar vedovo o vedova non è solo il coniuge superstite ma l’intero nucleo. La società, il mondo politico non è consapevole che questa è una famiglia come tutte le altre, una famiglia che continua, fisicamente separata, mutilata e spezzata, ma una famiglia in cui tutti i problemi delle famiglie tradizionali esistono, convivono e sono addirittura amplificati, perché in mancanza di un coniuge, una famiglia deve ricostruirsi. È da questa scoperta che nasce nel 2001 Il Melograno: proprio dall’esigenza di dare un significato alla particolare condizione di vita in cui viene a trovarsi chi perde il proprio coniuge e soprattutto per la necessità di affermare che si è e si rimane famiglia chiedendo di veder riconosciuti i propri diritti.

L’associazione, che ha tra gli scopi essenziali quello di tutelare la famiglia e i diritti civili, è l’unica in Italia ed aderisce al Forum delle Associazioni Familiari.

Secondo una recente ricerca dell’Istat, le persone vedove in Italia sono oltre 4,5 milioni; tra esse 3.800.000 sono donne e 700.000 uomini. Le famiglie con capofamiglia vedovo o vedova sono 3.767.359; tra questi nuclei, 256.528 hanno meno di 55 anni, mentre sono 527.350 le persone rimaste vedove tra i 55 e i 64 anni. I nuclei familiari con figli sono 189.000 circa, quelli con almeno un figlio minore circa 95.000. Pertanto le famiglie di vedove o vedovi costituiscono oltre la metà dei nuclei monogenitoriali composti per un altro 40% da separati e divorziati e per il restante 7% da genitori single. Numerose sono le iniquità legislative che queste famiglie devono subire. La pensione di reversibilità, fortemente decurtata, non è sufficiente per mantenere lo stesso tenore di vita che comunque era stato raggiunto con sacrifici dalla famiglia. Se il coniuge superstite ha un suo reddito da lavoro non può, per i figli orfani minori (titolari di una quota irrisoria di pensione di reversibilità) avvalersi di detrazioni fiscali e deducibilità di spese varie (sanitarie, scolastiche, ecc…), mentre famiglie con genitori entrambi lavoratori possono usufruire di tali detrazioni.

Numerosissimi poi i casi in cui la morte sopraggiunge quando il lavoratore non ha ancora maturato un minimo pensionabile e il tutto si aggrava con la presenza di minori. Questa però è una delle tante condizioni non riconosciute dalla legislazione e spesso ignorata dall’opinione pubblica, forse perché non alimenta il dibattito politico. Ci deve essere invece, da parte delle forze politiche, una presa di coscienza verso tali famiglie ed un impegno serio a modificare la legislazione, offrendo soprattutto alle famiglie vedove giovani con minori colte da morte improvvisa e senza alcun reddito, sostegni anche economici per i primi anni come avviene in Francia.

Fino a quando la morte sarà vista come un evento fisiologico e non come un problema sociale, la famiglia vedova sarà sempre dimenticata, non considerata e “senza voce”. La presenza di orfani minori in una famiglia di questo tipo poi, crea enormi difficoltà, perché questi sono minori a rischio più degli altri. Per questa ragione, accanto alla solidarietà e alla comprensione per il dramma interiore, il dolore, la solitudine e lo scoraggiamento che queste famiglie vivono, deve esistere una comprensione ed un sostegno per i difficili accadimenti esterni che esse devono affrontare e che possono segnare l’intero nucleo familiare. Queste situazioni colpiscono in modo particolare le donne, che si trovano di colpo ad allevare i figli in solitudine, in condizioni economiche difficili, cercando di rendere compatibile il compito di madre con quello lavorativo, divenuto così indispensabile. Eppure a questi cittadini la legislazione non sembra riservare, come parrebbe logico, una tutela particolare, come avviene per le altre categorie, offrendole così la possibilità di continuare ad incarnare il valore fondamentale della famiglia. L’art. 29 della Costituzione Italiana riconosce i diritti della famiglia come società fondata sul matrimonio e quella vedova è ancora famiglia. È “ancora famiglia”: famiglia mutilata, ferita, spezzata, ma famiglia che continua e che chiede di essere sostenuta sia sul piano psicologico che concreto, con politiche sociali adatte. Ma queste famiglie non hanno voce, sono “invisibili”, se ne parla poco, non fanno notizia come le famiglie separate, numerose, immigrate o omosessuali. Sono diversi anni che l’associazione conduce battaglie per sensibilizzare l’opinione pubblica, politica e ad avanzare al legislatore richieste di modifica della normativa perché è assurdo penalizzare queste famiglie che rappresentano una categoria per la quale il rischio di impoverimento è potenzialmente molto alto. Abbiamo incontrato esponenti politici, ministri di governo, rappresentati di partito, ma le nostre richieste restano inascoltate, non alimentiamo il dibattito politico. Nel caso di morti precoci e soprattutto in presenza di orfani minori, l’associazione chiede che siano riconosciuti al coniuge superstite, in genere donna, i contributi versati e non goduti dal coniuge defunto, una immissione nel mondo del lavoro con graduatorie privilegiate.
Amelia Cucci Tafuro




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