l'intervista

7 pilastri per ricostruire la scuola

(© Andresr - Shutterstock.com)

di Emanuela Pandolfi

Ci presentano spesso una scuola malata, inabissata tra problemi di concorsi, insegnati assenti e ragazzi svogliati. Ma vogliamo dare voce anche a quella fetta, molto più grande, di chi vive la scuola come vocazione. Abbiamo intervistato don Maurizio Viviani, direttore dell’Ufficio Nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della CEI.

Qual è lo stato di salute della scuola italiana? 
La scuola italiana è meno malata di quanto si voglia far credere. La stragrande maggioranza degli alunni e degli insegnanti va a scuola volentieri, pur nella consapevolezza che la scuola esige impegno quotidiano e qualche sacrificio da parte di tutti. I ragazzi vanno con piacere a scuola perché sanno che lì crescono culturalmente, vivono momenti di straordinaria bellezza, scoprono aspetti nuovi della realtà che li circonda, coltivano amicizie profonde. Entrano volentieri in classe perché lì scoprono le origini della nostra cultura, conoscono il mondo e si attrezzano per vivere meglio il loro futuro. Certo, i problemi nella scuola italiana non mancano. Tanti edifici scolastici non sono a norma. Ci sono dislivelli notevoli nell’erogazione del servizio scolastico. Vi è una penalizzazione dei ceti poveri e delle scuole deboli. C’è ancora troppa burocrazia. Per migliorare lo stato di salute della scuola occorre valorizzare le eccellenze didattiche e formative, migliorare l’attività didattica e personalizzare i percorsi formativi. E, non da ultimo, qualificare il corpo docente.

Nell’alleanza educativa scuola-famiglia, dove si pone l’operato della pastorale scolastica? 
Nel Manifesto del percorso denominato “La Chiesa per la scuola” si legge che l’alleanza educativa è «prima di tutto tra scuola e famiglia, in una logica di rigorosa lealtà reciproca». Questa alleanza si può realizzare in un confronto condiviso sulle questioni educative, nella costruzione di relazioni generative, nell’attenzione inclusiva verso gli alunni in difficoltà. La pastorale scolastica della Chiesa va nella direzione del servizio. È un servizio reso dai cristiani che vivono nella scuola e la abitano – a partire dai Dirigenti scolastici e dagli insegnanti – con una “vocazione educativa”. Non è certo una “invasione di campo”. È un servizio educativo, vissuto con passione e professionalità, che si realizza nel pieno rispetto degli ordinamenti e delle regole della scuola.

I genitori e gli educatori cristiani che cosa possono fare per essere attivi nelle scuole? 
La pastorale scolastica mira a suscitare attenzione e interesse verso la scuola, spesso ingiustamente bistrattata dall’opinione pubblica. Propone uno sguardo diverso, più positivo e più collaborativo. Suggerisce e realizza proposte e iniziative che contribuiscono a formare i ragazzi pienamente. Il fine della scuola, infatti, non è soltanto rilasciare a fine percorso un diploma, ma anche aiutare a capire il mondo e ad abitarlo con responsabilità, impegno e creatività. Il compito che accomuna genitori ed educatori cristiani agli insegnanti e a tutte le figure educative presenti nella scuola è questo: far sperimentare ai giovani il gusto di vivere e di realizzarsi pienamente. Il punto focale sta qui: il gusto di una vita piena non lo si insegna. Lo si trasmette. A casa come a scuola. Qui sta la grande sfida dell’educazione. Qui si gioca la nostra responsabilità educativa di adulti.

Come vi siete preparati all’incontro con Papa Francesco “La Chiesa per la scuola”? 
Il percorso “La Chiesa per la scuola” ha coinvolto da un paio d’anni tutte le associazioni, i movimenti, le federazioni cattoliche che operano stabilmente nella scuola o per carisma o con una precisa mission professionale. Nello stesso percorso negli ultimi mesi sono state coinvolte le diocesi, ed è stato loro chiesto di sensibilizzare tutto il mondo della scuola presente nel territorio. C’è stata una fioritura inaspettata di convegni, seminari di studio, momenti di riflessione, incontri festosi con l’obiettivo di affrontare le questioni educative e di far crescere l’interesse non solo per la scuola cattolica, ma per tutta la scuola italiana. In questi mesi abbiamo lavorato alacremente per preparare l’evento di sabato 10 maggio in Piazza San Pietro con Papa Francesco. È stata un’occasione straordinaria di incontro tra il Papa e tutta la scuola italiana, da questo incontro ripartirà con rinnovate motivazioni ed energie.

Nella manifestazione sono presenti 7 temi di studio. Quali sono le urgenze per la scuola italiana? 
Le 7 parole-chiave del percorso “La Chiesa per la scuola” sono: educazione, insegnanti, generazioni e futuro, umanesimo, autonomia e sussidiarietà, comunità, alleanza educativa. In questi mesi sono state messe sotto lente da scuole e associazioni. Si è visto che le 7 parole rappresentano altrettante urgenze della scuola, sulle quali è necessario sviluppare una riflessione condivisa, senza indugi e senza steccati ideologici. Alla riflessione maturata seguirà – ne sono certo – un maggior impegno da parte di tutti per dare risposte concrete ai mali che affliggono la scuola.

Altri eventi o corsi di formazione in programma? 
Contiamo di non dilapidare il patrimonio accumulato in questi mesi dalle scuole, dalle diocesi e dalle associazioni. Dopo il 10 maggio, ci saranno altre iniziative finalizzate a rilanciare la scuola come occasione di crescita, come luogo di innovazione e come “ambiente” dove si impara a vivere. La successiva riflessione sui temi della scuola verrà presentata nel 5° Convegno ecclesiale di Firenze, che si terrà nel novembre del 2015. Non va dimenticato che l’intero decennio 2010-2020 è dedicato, per volontà dei Vescovi, all’educazione. Ci attende ancora molto lavoro da fare nei prossimi anni, soprattutto con la famiglia e la scuola.

Che rapporti occorre realizzare tra scuola e parrocchia? 
Le esperienze esistenti di collaborazione tra scuola e parrocchia non sono poche. Sono esperienze in cui traspare fiducia reciproca, rispetto delle competenze di ciascuno e un desiderio di offrire una proposta educativa più solida e condivisa. Concretizzano quanto auspicato da tempo dai nostri Vescovi: la necessità di “tessere reti” educative, di “creare alleanze” tra scuole, parrocchie e le altre istituzioni presenti nel territorio, incluse le associazioni sportive, musicali e culturali. Il risultato più pregevole è che in questo modo si rende l’offerta educativa più forte e armonica. Per il bene dei nostri ragazzi.




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