gruppi FUCI

Genitori 110 e lode

scuola

(© olly - Fotolia.com)

di Stefano Nannini Presidente nazionale maschile della FUCI

La caratteristica peculiare dei gruppi FUCI è quella di non avere al loro interno alcuna persona con compiti diretti di educazione degli aderenti: ognuno è responsabile della formazione dell’altro, così che il gruppo stesso, di conseguenza, è responsabile della formazione dei singoli componenti. Quest’esperienza di gruppi e percorsi è inserita nel contesto di una ricerca culturale volta, pertanto, a far emergere quanto sia stretto l’alleanza tra Vangelo e cultura declinata in ambito universitario. In esso la FUCI opera a stretto contatto con gli Atenei Italiani e con la vita, affascinante e coinvolgente, che vi si respira all’interno.

Negli ultimi anni i gruppi si sono ritrovati di fronte a un’università scossa dalle numerose riforme che si sono susseguite in poco più di un decennio, a partire dal Processo di Bologna. Oggi il quadro presenta evidenti elementi di criticità: pensiamo solo allo stallo dei concorsi per i ruoli di insegnamento e di ricerca o anche ai test d’ingresso che ogni anno sono seguiti da una scia di proteste e contestazioni, cui si è puntualmente risposto con una serie di confusi provvedimenti legislativi. L’università italiana vive oggi un tempo di prova, che interroga profondamente sul suo ruolo per la formazione e nella società. Ciononostante, i giovani cristiani si affacciano all’impegno universitario ben consapevoli che quegli anni saranno molto più di una semplice rincorsa a un titolo di studio: come FUCI ci sforziamo da sempre di testimoniare la straordinaria unione e il fecondo rapporto tra studio e fede, spiritualità e vita quotidiana. Chi si affaccia all’università per la prima volta, con l’entusiasmo di iniziare un nuovo percorso di vita e un interesse crescente per le materie oggetto del corso di studi, si pone di fatto sulle strade della ricerca ed è pertanto consapevole che, con tutti i suoi limiti, dovrà intraprendere un cammino non facile. Lo studio richiede tempo e sacrificio, lo sappiamo bene: la mente ha bisogno di tempo per familiarizzare con concetti mai incontrati prima e per imparare a padroneggiarli. Questo lento esercizio è l’unico che consente un approfondimento autentico, attraverso il quale è possibile gustare il sapore di ciò che si studia. La ricerca, per chi ha vent’anni e più, si colora inevitabilmente di futuro. L’acquisizione di una conoscenza sempre più dettagliata e sintetica, quel lento ma costante salire lungo il crinale dello studio universitario, non soltanto rende più colti e formati, ma apre anche a un’altra e più alta ricerca: quello dell’Altro, di Dio.Gli anni universitari sono davvero una via privilegiata per sperimentare, allo stesso tempo, la maturazione come persone e cittadini e, d’altra parte, come cristiani, come uomini e donne aperti al trascendente.

In questi anni, il ruolo della famiglia, diversamente da quanto si potrebbe ritenere, non è meno importante rispetto al periodo scolastico. L’università è, infatti, un’avventura impegnativa, che vede il giovane per la prima volta da solo di fronte al mondo: egli sceglie il corso di studi, la successione degli esami e il loro esito; si trova costretto o decide di sua volontà di trasferirsi e accettare la vita dello ‘studente fuori sede’. Insomma, lo studente universitario viene messo alla prova e si ritrova a dover fare i conti con sé stesso come mai prima d’ora gli era capitato. In questo senso, una famiglia che non solo sostiene economicamente, ma soprattutto umanamente il giovane studente, è una risorsa importante e decisiva. Pensiamo a quanto sia importante che i genitori accompagnino nella giusta misura un figlio, nel discernimento sulla scelta del corso di studi da seguire, o che ne seguano con la dovuta discrezione l’andamento universitario, intuendo i limiti e creando gli spazi necessari per una maturazione personale autentica e pienamente libera. La famiglia può davvero contribuire a fare della vita universitaria un’esperienza di umanità piena.

Nella consapevolezza della stretta continuità fra tutta l’educazione, la scuola e l’università, anche la FUCI sarà il 10 maggio prossimo in Piazza San Pietro per incontrare il Papa Francesco, in occasione della manifestazione La Chiesa per la scuola. Sarà un’occasione preziosa in cui testimoniare, da studenti e da credenti, quanto ci stiano a cuore l’università, la scuola e l’educazione tutta. In questi mesi abbiamo avuto modo di riflettere sul ruolo dell’educazione, in particolare dell’università, nel contesto italiano ed europeo: riteniamo l’esperienza fucina essere una straordinaria opportunità di contribuire, con uno stile universitario, alla vita ecclesiale e dunque di essere Chiesa nell’università. Crediamo che la Chiesa, per cui anche la nostra realtà, debba e possa testimoniare ancora oggi che il fine di ogni educazione non sia quello di fornire nozioni, quanto di proporre soprattutto percorsi di formazione integrale della persona.




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