Genitori e figli

Una notte ho sognato che parlavi

di Ida Giangrande

La storia di Gianluca Nicoletti e del figlio Tommy. “…Verrà un giorno in cui nessuno mi chiederà di scrivere libri. Quel giorno Tommy sarai esposto alle intemperie dell’indifferenza umana come la maggior parte del tuoi compagni, abitatori di un mondo straordinario”.

“Tommy, non aveva nulla dei miei caratteri, salvo quella fessura al mento un po’ da paraculo che fa tanta tenerezza alle donne. Lui non mi somiglia per niente, è la fotocopia di mia suocera”. Con queste parole Gianluca Nicoletti, di professione giornalista, speaker di Radio 24, descrive suo figlio Tommy. Non si aspettava di certo, che quel bambino così piccolo e misterioso, sarebbe diventato la radice di ogni suo pensiero, sì perché all’epoca quando il piccolo Tommy venne al mondo, Gianluca guardava alla genitorialità più come esperienza di maternità che di paternità. Ma poi la vita come il mare riserva sempre sorprese imprevedibili e ad un certo punto le cose cambiano, si trasformano. “Suo figlio è attratto più dalle cose che dalle persone” questa fu la prima sentenza dei medici, ma a Gianluca non apparve un fatto strano, anche lui in fondo era stato un bambino silenzioso, un lupacchiotto solitario e la relazione con la parola si era poi sviluppata negli anni fino a diventare la sua professione. Il fatto però era che per Tommy le cose non sarebbero andate allo stesso modo e quella che all’inizio sembrava una connotazione caratteriale, col tempo ha acquisito i caratteri propri dell’autismo. “A differenza di altre disabilità, l’autismo è un mondo che ti galleggia invisibile accanto, non te ne accorgeresti mai se per qualche ragione non ci entrassi dentro con qualcosa che appartiene alla tua carne”.

Dunque come sempre accade in questi casi, via con le visite mediche, le ricerche per capire come aiutarlo e soprattutto per capire come aiutare la malattia a non progredire in maniera irreversibile. Tommy cresceva in fretta e insieme al suo aspetto fisico anche l’aggressività del carattere prendeva forma, non sapeva relazionarsi se non con urla e violenze.

“Non illudiamoci” afferma Gianluca nel suo libro intitolato Una notte ho sognato che parlavi. “Un figlio autistico fa tracollare le armonie coniugali, prosciuga le passioni, incanutisce ogni vita di coppia” e quando pensavano di non riuscire a farcela, l’amore rispose all’urgenza, non l’intelligenza, né la conoscenza scientifica, l’amore di un uomo nei confronti della sua sposa che non riusciva a gestire la situazione, l’amore di un padre verso un figlio speciale.

Gianluca si sistemò su una specie di sgabello immaginario dal quale osservava suo figlio cercando di comprendere se ci fossero fessure attraverso le quali poter entrare nel suo mondo ermetico. Capisce che la ricchezza più grande per quel ragazzo è lui e sente il dovere di diventare per Tommy il mezzo attraverso il quale comprendere e vivere la realtà. Allora ecco l’aprirsi a una relazione particolare fatta di lunghi silenzi durante “gite in tandem su e giù per Roma, di meno piacevoli visite negli uffici della Asl per ottenere un permesso di parcheggio per disabili irragionevolmente negato, di acrobatiche organizzazioni famigliari per conciliare lavoro- scuola-terapie-svago (districandosi fra deliziose insegnanti di yoga, esperti di ippoterapia, demotivati insegnanti di sostegno, svogliati operatori sociosanitari), e poi di risse verbali per un posto a sedere in autobus”.

Non c’è impegno più arduo che fare da tramite tra la vita e una figlio autistico. Non si tratta di un bambino problematico, ma di un adulto che non uscirà mai dai confini dell’infanzia.

“Oggi ci sono io per lui” si dice Gianluca, ma c’è  “Un Domani”; un domani in cui come padre non ci sarà più e allora? Quale sarà il futuro per Tommy e per gli altri uomini speciali come lui?

Quello dell’autismo è un problema ancora poco conosciuto, ma se è normale per un genitore desiderare un futuro stabile per il proprio figlio, quanto più può essere devastante domandarsi che fine farà il figlio autistico dopo la propria scomparsa? La carenza di strutture sanitarie adeguate è una vera e propria emergenza sociale. Una piaga che rende l’Italia la vera handicappata ed è la problematica che Nicoletti affronta nel suo secondo libro, una pubblicazione dal titolo esplicativo che lascia aperta una vera e propria riflessione sull’argomento, in cui tutti possono e devono contribuire: Alla Fine qualcosa ci inventeremo.

 


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2 risposte su “Una notte ho sognato che parlavi”

La consapevolezza sociale dell’esistenza di una vita fatta di queste realta’,secondo me e’ alla base della questione.

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