La storia

Una vita perfetta così come è

di Mariarosaria Petti – mariarosariapetti@puntofamiglia.net

Giuseppe è un ex ferroviere, amante della montagna e dei viaggi. La sua vita prende una strada inaspettata, quando un ictus lo colpisce per due volte. È costretto all’immobilità e non può parlare, ma il suo ruolo in famiglia è ancora fondamentale.

La forchetta scivola via dalle mani, si scontra con il pavimento. Il suo tintinnio nell’urto rimbomba per secondi di silenzio che sembrano infiniti. È un giorno qualunque, uno dei tanti pranzi di famiglia. I sorrisi e le chiacchiere intorno al tavolo di casa Giordano si interrompono bruscamente. Giuseppe si accascia, è colpito da un malore. Non c’è tempo per capire, solo per agire. Carmela, sua moglie, raccoglie l’ultima goccia di lucidità che le è rimasta e compone il numero del 118 sulla tastiera del telefono. La corsa in ospedale segna l’inizio di un nuovo capitolo per l’intera famiglia.

Una famiglia graffiata. Michela aveva da poco riposto il vestito da sposa nell’armadio. Di bianco, sua sorella Pasqualina, indossa il camice da medico e un prestigioso incarico l’attendeva in Inghilterra. Angela, la terzogenita, doveva sostenere gli ultimi due esami all’Università e sognava di insegnare a scuola, forse lontano da casa.

All’improvviso la vita della famiglia è graffiata per sempre dall’ictus che ha colpito papà Giuseppe. Dopo la degenza in ospedale, il capofamiglia è trasferito in una clinica di riabilitazione, dove resterà per sei mesi. Con il ritorno a casa, le speranze di recuperare la normalità sono scosse da un nuovo e più devastante ictus che colpisce l’uomo.

Un uomo dinamico. Giuseppe era andato in pensione l’anno prima, progettava insieme a Carmela di fare tutti i viaggi che i sacrifici per far studiare le figlie avevano loro negato. Amava camminare, sin da quando era ragazzo e si svegliava alle sei per raggiungere Carmela a casa ed accompagnarla a lavoro. Tutti i giorni un’ora a piedi, solo per vederla. Una passione che lo spingerà in occasione del Giubileo del 2000 a intraprendere un pellegrinaggio lungo nove giorni alla volta di Roma. Nel cassetto, il sogno del cammino di Santiago. Ancora, l’amore per la montagna, per le vette e le camminate tra il verde con l’aria fresca che sfiora il viso. L’uomo dinamico e riservato, il ferroviere che ha camminato per anni sulle rotaie e sulle strade della vita, ora è di nuovo in ospedale, intubato e nutrito artificialmente. I medici sono categorici: sarà impossibile per Giuseppe recuperare la capacità di deglutire. Non potrà più assaporare normalmente un pasto. Costretto all’immobilità nel suo letto, non può muoversi e biascica poche parole.

Rinascere nella sofferenza. La sofferenza toglie e dona, con la croce della malattia papà Giuseppe è rinato nella dolcezza che riversa ai suoi cari: «Mio padre, classe 1949, appartiene culturalmente ad una generazione che distingue nettamente i ruoli all’interno della famiglia – è Michela a parlare – quando lavorava non era così presente come adesso. Oggi, ascolta tutto e vuole essere messo al corrente di tutte le nostre scelte».

Da buon padre di famiglia, Giuseppe ha sempre coordinato la vita familiare, dalle bollette da pagare al conto in banca. La sua disabilità impone una revisione del riparto delle responsabilità in casa Giordano. Ciascuna delle quattro donne impara a gestire un po’ del carico familiare. Ma Giuseppe è vigile e con un nuovo modo di comunicare condivide vicende e decisioni da prendere nel focolare domestico.

Il suo corpo fragile deve essere incessantemente accudito dai suoi angeli. La malattia fa cadere anche il velo della riservatezza dell’uomo, Carmela ricorda: «Ero con una delle mie figlie accanto a Giuseppe per assisterlo. Aveva un malore che richiedeva di violare l’intimità del suo corpo. Volevamo tutelare Angela, tenendola in disparte. Era la più piccola di casa e per noi anche la più delicata. Non dimenticherò mai il suo coraggio. Indossò i guanti e cominciò ad aiutarci. Mi disse “è tuo marito, ma è anche mio padre”». L’amore delle figlie e della moglie si traducono in gesti concreti. E l’amore – si sa – rende ostinati: l’ex ferroviere impara di nuovo a mangiare, contro ogni previsione dei medici, grazie a Carmela, Pasqualina, Michela ed Angela.

Una vita perfetta. «Prima pensavo che fosse meglio morire che vivere così – dichiara Michela lapidaria – l’esperienza che stiamo vivendo mi dice che quella di mio padre è una vita perfetta così come è. Mancano le parole e i movimenti, ma il suo cuore e la sua testa sono sempre gli stessi». Il dolore può avvilire e avvizzire se non riposto in quella scatola magica che si chiama famiglia, dove buttiamo dentro la sofferenza e tiriamo fuori la speranza.

La vita della famiglia ha preso una piega che nessuna delle quattro donne avrebbe potuto immaginare: Angela ha abbandonato l’idea di insegnare lontano da casa. Ha scelto un  lavoro part-time per dedicare buona parte della sua giornata al padre. Pasqualina ha accettato un incarico da 1000 euro da precaria a Napoli. Michela viveva a Roma con suo marito e aveva quasi il timore di proporgli di tornare. È stato Gennaro a chiedere il trasferimento ed ora anche loro si prendono cura di Giuseppe. Carmela, quest’anno si è allontanata due giorni per un pellegrinaggio a Cascia, un tempo interminabile per lei: «La vita che c’è fuori non mi fa gola. Non mi mancano uscite,  passeggiate, vacanze. Io ho bisogno di mio marito e lui di me».

Nessuna di loro ha chiesto all’altra di compiere scelte del genere. Non si lamentano né vittimizzano. In casa loro si respira dignità. Innanzitutto per la vita, anche quando è fragile e vulnerabile. Agli occhi di chiunque le esistenze di queste donne sembrerebbero segnate dalle rinunce. Loro le chiamano “scelte d’amore”. Quando incontro Giuseppe, i suoi occhi azzurri – come il colore del suo Napoli, la squadra del cuore che segue con passione senza perdere una partita con la sua famiglia – mi raccontano quell’amore. La sua bellezza è figlia di una vita rigenerata dalla sofferenze, riabilitata dalla tenerezza della sua famiglia.




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5 risposte su “Una vita perfetta così come è”

Leggere questa lettera mi ha confortato tanto.Solo l’amore può aiutare a superare le croci che ci cadono addosso.Questa famiglia composta da persone adulte con amore e per amore ha affrontato il problema del papà e lo ha trasformato in un’occasione di crescita vera…perché la vita anche se non raggiunge performance competitive è sempre Vita…anche io quando mio padre negli ultimi mesi di vita in cui un cancro lo devastata desideravo ardentemente che lui fosse lì a continuare a lottare…contro quelli che predicavano la non vita di una persona dipendente da una macchina e ci stimolavano a forme di eutanasia f armacologica..la vita è dono del Signore e la sofferenza ci insegnaad apprezzarlo.Santa Giornata

L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o, se ascolta i maestri, lo fa perché sono dei testimoni. (Paolo VI)
Come sono attuali queste parole! E come sono vere!!
Ho l’onore di conoscere personalmente la famiglia Giordano! Anzi, per essere precisa mi sento parte di questa splendida famiglia seppur lontana fisicamente! La loro “scelta d’amore” è un incentivo a vivere a pieno la vita dandole un senso…ed il senso stesso è l’AMORE!
GRAZIE PER LA VOSTRA TESTIMONIANZA! <3 VI VOGLIO BENE! Cia 🙂

PS: forza napoli… 😉

Preg.ma Famiglia di Giuseppe Giordano,
come ferroviere ma soprattutto come cristiano cattolico sento l’impulso della vicinanza nella preghiera, ringrazio per le parole:l’esperienza che stiamo vivendo mi dice che quella di mio padre è una vita perfetta così come è. L’essere è ciò che vale.
Affidarsi a Colui che E’, ripaga ed invito Giuseppe a sintonizzarsi sull’onda della Grazia di Dio attraverso i sacramenti: S. Eucarestia, Riconciliazione se possibile e Unzione degli Infermi.
Il Signore Gesù opera. Propongo un sito:www.coretlumenchristi.org

Pace e bene diac. Gianfranco.

Far conoscere attraverso lo scritto una storia cosi profondamente toccante, non penso sia stata cosa semplice, ma il risultato è da far accaponare la pelle, il sacrificio di una famiglia cosi profondamente provata descritto magnificamente con acume pregevole.

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