Stefano Borgonovo

“Tranquilli non mollo”

Stefano Borgonovo

di Ida Giangrande

Da calciatore ad allenatore, Stefano Borgonovo ha continuato a combattere anche fuori dal campo di calcio. Il nemico stavolta era la SLA. Il calciatore è morto nel 2013, Roberto Baggio ha ricordato l’amico promettendo di onorare sempre la sua persona ed il suo esempio.

La voce metallica passando attraverso un sintetizzatore vocale, raggiunge gli interlocutori come un suono freddo, argentino, nel quale però si percepisce tutta l’ostinata passione con cui Stefano Borgonovo continua a lottare per vivere.

L’esordio in serie A avviene poco prima del suo diciottesimo compleanno. È il 14 marzo del 1982 quando il giovane calciatore con la maglia del Como, scende in campo mostrando il suo innato talento. Dopo il Como è la volta della Sanbenedettese. Nel 1988, avviene l’acquisto del suo cartellino da parte del Milan, che lo gira alla Fiorentina. Dopo anni di protagonismo in squadre di calcio di primo piano, inizia una lenta ed impareggiabile carriera come allenatore della squadra del Como. La sua corsa inarrestabile si conclude nel 2005, quando si ritira dal mondo del calcio per problemi di salute.

È il cinque settembre del 2008, giorno in cui Stefano Borgonovo annuncia di avere la SLA (sclerosi laterale amiotrofica). Il mondo del calcio è pietrificato. La paura di morire spaventa tutti, ma quando ci arrivi così vicino, qualcosa che agisce oltre l’umana comprensione. È l’istinto di conservazione, di sopravvivenza.

Stefano non si rassegna, appoggiato e animato dall’amore di sua moglie Chantal, lotta come un leone in gabbia per ritrovare la libertà. Ma la SLA è come un fiume in piena, impossibile da arginare nella sua corsa inarrestabile verso la distruzione totale. I giorni si susseguono senza sosta e ognuno sembra portarsi via qualche pezzo di lui. La malattia gli strappa prima l’uso della parola.

Come può comunicare una persona che non può più parlare? Come può vivere qualcuno a cui è negata la possibilità di esprimersi? Ma a vedere Stefano Borgonovo ogni domanda si dissolve e resta una certezza: l’uomo è la creatura per eccellenza, perché a lui e solo a lui è dato di saper comunicare passioni e intenti in tanti modi. Basta uno sguardo, il semplice roteare degli occhi o un’espressione del viso, perché chi gli sta intorno e lo conosce da sempre comprenda ciò che vuole dire.

Con il passare del tempo, è la volta del braccio sinistro, poi di quello destro e dopo un paio d’anni delle gambe. «Ci sono voluti mesi e mesi per accettare di essere affetti da una malattia come questa» spiega sua moglie. Anni di incubi, che si materializzano e si dissolvono, anni oscuri in cui momenti di ottimismo si alternano ad attimi di depressione e scoramento.

La notizia comincia a circolare nell’ambiente calcistico e subito fa scalpore, si sospetta uno spaventoso nesso tra lo sport e la SLA, per il numero elevato di professionisti colpiti dalla stessa malattia, ma Stefano si ribella e senza pensarci su nemmeno un istante, scende nuovamente in campo per difendere il suo primo amore da quelle accuse infamanti. Nessuno può dare una spiegazione alla SLA, abbiamo tante informazioni e nessuna certezza, ma nel suo cuore Stefano sa bene che il calcio è innocente, che il destino di ognuno ha il suo corso e spesso non possiamo evitare di superare determinate soglie, anche quando sono tristi e dolorose come questa. Arrabbiato, Stefano alza la voce, rilascia dichiarazioni, concede interviste per difendere il suo sport e non si accorge di essere diventato così un “inno alla vita”. Modello per quanti la disprezzano lasciandola scivolare via senza darle un senso.

Ma spente le luci dei riflettori è costretto a tornare a casa. Negli occhi dei suoi quattro figli legge spesso il timore di perdere la partita, nell’instancabile veglia di sua moglie, vede la gratuità di un amore disposto a tutto, pronto a tutto. Chantal è una donna forte, il suo amore per Stefano, iniziato quand’era appena una bambina, l’aiuta a riscoprirsi sempre più forte, ogni giorno di più. Nei loro sguardi si nasconde il marchio inconfondibile di un legame saldo. Lei ora non è solo sua moglie, la compagna della sua vita, la madre dei suoi figli. Ora è la sua voce, la sua parola, le sue mani, le sue gambe.

E mentre il sole sorge annunciando l’arrivo di un altro giorno, Stefano ritrova la forza per rialzarsi pur restando bloccato in un letto.

Un uomo forte, un combattente energico nel quale l’aggressività dell’attaccante, che tenta di fare breccia nel muro dei difensori per segnare un gol, si fonde con la speranza appassionata di chi si attacca alla vita con poche forze, pur di non sprecare nemmeno un istante. Ecco quindi l’idea di fondare un’associazione, con il suo nome e che serva a quanti condividono lo stesso destino. Un’associazione che possa raccogliere fondi per la ricerca contro la SLA.

Borgonovo muore nel pomeriggio del 27 giugno 2013, all’età di 49 anni. In quel giorno si gioca la semifinale di Spagna-Italia FIFA Confederations Cup, la nazionale azzurra disputa la partita con il lutto al braccio.

Il suo amico Roberto Baggio lo saluta con queste parole: «Caro Stefano, l’impresa più bella che sei riuscito a costruire negli anni è stata quella di trasformare il veleno della malattia in medicina per gli altri. Ciao amico mio, onorerò per sempre la tua persona».




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1 risposta su ““Tranquilli non mollo””

La storia del grande Stefano Borgonovo mi colpisce molto e in particolare mi colpisce il ruolo della moglie che divenata, come dice l’articolo, la sua voce,la sua parola, le sue gambe e questo e’ possibile grazie ad un grande amore che li unisce e che e’ mosso dalla mano di Dio.

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