Scienza & Vita

Scienza & Vita, pronti ad accogliere nuove sfide

Scienza & Vita

di Mariarosaria Petti

Scienza & Vita ha compiuto 10 anni: tra bilanci e prospettive future, la presidente Paola Ricci Sindoni racconta ai lettori di Punto Famiglia le sfide urgenti che interpellano l’associazione.

«I bilanci, come si sa, sono utili solo quando danno la spinta necessaria per guardare al futuro con nuova energia. Altrimenti sono pura celebrazione e in questi tempi oscuri non avrebbero alcun senso». Parola di Paola Ricci Sindoni, presidente di Scienza & Vita, l’associazione che ha festeggiato un anniversario importante: dieci anni di attività. «Dal lavoro svolto pensiamo che sia sempre più necessario affrontare le nuove sfide sociali – spiega la docente universitaria – con uno sguardo sereno e costruttivo, utilizzando le sole armi del confronto e dell’argomentazione razionale».

Abbiamo intervistato Paola Ricci Sindoni per fare un bilancio del primo tratto del cammino compiuto e conoscere gli impegni futuri dell’associazione.

Quali sono i fronti su cui Scienza & Vita si è più spesa in passato e quali invece le sfide urgenti per il prossimo futuro?

Le battaglie ideologiche, compiute con la violenza del “muro contro muro” non ci appartengono. Abbiamo negli anni scorsi difeso la legge 40 e continuiamo a farlo, perché comunque ha normalizzato il far west riproduttivo, dando linee guida precise alla pratica medica in tema di procreazione medicalmente assistita. Che poi i paletti che la legge imponeva – no allo screening degli embrioni, no all’eterologa – siano saltati a causa di soprassalti giuridici, non annulla il nostro impegno per difendere una legge che consideriamo buona. Davanti a noi ci sono oggi due emergenze: da un lato la formazione per una educazione sessuale nelle scuole, che sia estranea alle teorie del gender, rispetti i livelli di maturazione psicologica degli alunni e tenga in considerazione l’apporto necessario delle famiglie. Dall’altro lato, la complessa questione dell’eutanasia, che per ora è sottotraccia, ma che fra poco riesploderà in tutto il suo tono drammatico, ci chiama ancora una volta a far interagire in modo virtuoso i principi della vita e i risultati della scienza. Siamo pronti a riflettere e ad impegnarci su questi ed altri fronti che si apriranno.

Una delle caratteristiche della vostra associazione è quella di coinvolgere anche laici, che non avendo un cammino di fede alle spalle condividano la visione cristianamente ispirata sui temi bioetici. Come può descrivere questo dialogo?

Scienza & Vita è costituita da laici che propongono una visione delle questioni bioetiche e sociali, fondandole su di una antropologia cristianamente orientata. Questa è la nostra identità che è aperta, dal momento che intendiamo confrontarci con altri che la pensano diversamente e non abbiamo alcun problema ad “ospitare” quanti, da non credenti, condividono il nostro punto di vista. Quest’ultimo infatti è motivato da ragione e non da presupposti confessionali. Un motivo in più per vedere con simpatia le persone che hanno desiderio di unirsi a noi per interpretare insieme la complessità del nostro momento storico-sociale.

In un’intervista ha provocatoriamente accusato lo Stato di sostenere le coppie che vogliano accedere alla fecondazione assistita dimenticando le famiglie che si aprono all’adozione. Un paradosso della nostra società. Non il solo. Quali sono secondo lei le contraddizioni principali del nostro Paese?

L’intervento a cui lei allude era riferito alla metodica riproduttiva di tipo eterologo. Trovo infatti assurdo che lo Stato garantisca economicamente questi protocolli, assi costosi, solo per realizzare il desiderio di un figlio. In tempi di post welfare, come il nostro, dove si tenta giustamente di risparmiare risorse economiche, cercando di dare priorità a tutte le spese mediche, trovo paradossale che su tutta la comunità pesi il costo sanitario per l’eterologa, mentre, ad esempio, non si sostengono le famiglie che con molta generosità si prendono cura dei bambini abbandonati tramite l’adozione. Si è di fronte al riguardo a due differenti modelli di famiglia: da un lato, la coppia che vuole un figlio a tutti i costi, anche incrociando patrimoni genetici e gameti tramite l’innesto di una persona estranea alla coppia; dall’altra, un nucleo familiare aperto ad accogliere un ragazzo sfortunato, che ha bisogno di sostegno, di amore e di futuro. Come un figlio proprio.

La società sembra aver smarrito il senso della differenza tra il maschile e il femminile. La differenza sessuale viene portata all’estremo con la moltiplicazione dei sessi possibili. Complice anche di questa ideologia, una nuova ondata di femminismo. Come riscoprire invece un “pensiero al femminile”?

Temo, invece, che il femminismo – quello che combatteva negli anni ‘70 del secolo scorso – sia ormai scomparso, sopraffatto dalle teorie del gender che annullano le differenze, in nome di un neutro egualitarismo. Il movimento femminile ha in tal modo spento la sua direzione ideale, quella che con mezzi diversi cercava di porre in luce le potenzialità della differenza sessuale, al fine di valorizzare il mondo femminile. Si è così pedissequamente allineato ai paradigmi del gender, allo stesso modo degli omosessuali, pensando che annullando le differenze, sia possibile vivere senza conflitti ed emarginazioni. Questo progetto è destinato al fallimento, perché negando la diversità si propone un mondo indifferente alle specificità di ciascuno e retto soltanto dalla pura volontà di autorealizzazione. Qui davvero i conflitti esploderanno, come il triste fenomeno del femminicidio dimostra.

Il pensiero “al femminile”, così come è venuto a maturare durante il pontificato di Giovanni Paolo II, difende la differenza dei sessi, che non sono uguali, pur aspirando entrambi alla parità dei doveri e dei diritti.

Superare le difficoltà che nascono, ad esempio in famiglia, per la presenza di persone femminili e maschili, significa – come bene dice Papa Francesco – valorizzare la propria diversità per costruire relazioni solide, fondate sul rispetto, la comprensione e l’amore.




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



ANNUNCIO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.