3 Dicembre 2015
Parlare con la vita
di don Silvio Longobardi
Dal Vangelo secondo Matteo (7, 21.24-27)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Il commento
“Non chiunque mi dice […] ma colui che fa” (7,21). Le parole non bastano. Anzi, a volte sono pericolose perché ci chiudono in una falsa sicurezza o diventano una maschera che nasconde il nostro vero volto. Gesù insegna che l’albero si conosce dai frutti (Mt 7,16). Egli chiede perciò una più stretta coerenza tra le parole e la vita. Possiamo essere anche noi come quel fico che Gesù maledice perché lo trova pieno di foglie ma privo di frutti (Mt 21,19). Con la parola annunciamo la verità e con la vita la soffochiamo. “È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo”, scrive S. Ignazio di Antiochia all’inizio del secondo secolo. L’apostolo Pietro chiede di custodire una “condotta esemplare”, in tal modo “mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere diano gloria a Dio nel giorno della sua visita” (1Pt 2,12). E aggiunge: “questa è la volontà di Dio: che, operando il bene, voi chiudiate la bocca all’ignoranza degli stolti” (1Pt 2,15). Le opere sono più convincenti delle parole, preparano e danno credibilità all’annuncio della fede. Quando il Vangelo viene rifiutato a causa di pregiudizi, solo la testimonianza limpida delle opere può aprire un varco nella coscienza e lasciare passare la luce dello Spirito. In ogni Messa, dopo la consacrazione del pane e del vino, il sacerdote prega così: “Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito” (II Preghiera eucaristica). È la vita che deve diventare una parola, una piccola luce che lascia intravedere il mistero di Dio. Oggi chiediamo la grazia di esaminare più attentamente la nostra vita alla luce del Vangelo per verificare quali scelte o comportamenti contrastano con la fede che proclamiamo.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




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