Adolescenza

Chi ha un figlio adolescente alzi la mano!

adolescente

di Giovanna Abbagnara

Quanti genitori, di fronte ai figli adolescenti sono spiazzati e disorientati, incapaci di decodificarne i messaggi, di leggere la domanda nascosta in alcune ribellioni urlate e colme di parole di rabbia o, al contrario, sotterrata sotto il peso di un silenzio che non è scalfito da nessuna offerta di dialogo?

Leggere è una delle mie più grandi passioni. Leggo di tutto, libri impegnati e storie di santi, studi sull’educazione e romanzi d’epoca. Autori famosi ma anche giovani penne esordienti attirano la mia attenzione. Mi piace riconoscere lo stile ed il linguaggio, che lo scrittore usa. Mi sembra a tratti di vedere dietro la fatica dei giorni passati a scrivere, a rileggere quelle pagine in cerca dell’ispirazione buona, delle parole adeguate. I fogli di ogni libro trasudano delle emozioni dell’autore e risentono spesso della sua sensibilità e delle sue certezze.  Devo riconoscere però, che tra tutti quelli letti in questi anni, il libro di Marida Lombardo Pijola, Ho 12 anni e faccio la cubista, mi chiamano principessa, Bompiani 2007, mi ha lasciato senza fiato e a tratti basita. Un libro – inchiesta sconvolgente. Il libro racconta storie di doppie vite di ragazzi/e di un’età compresa tra gli 11 e i 14 anni Cinque storie autentiche riferite col ritmo del racconto d’indagine e un viaggio nei loro blog. Questi ragazzi al sabato pomeriggio escono di casa, con gli abiti di tutti i giorni, annunciando ai genitori visite ad amici, passeggiate in centro, l’ultimo film di cui tutti parlano.

Varcata la soglia della discoteca, la trasformazione è totale: perizoma, pelle unta d’olio perché brilli, tiratissima, sotto le luci stroboscopiche, il seno appena coperto da un top invisibile. Queste principesse del pomeriggio ballano, mimando le pose della lap dance. Ballano davanti agli occhi di compagni di scuola e coetanei pronti a carpire, coi cellulari, foto e filmini. Scambi sessuali a pagamento, droga, bullismo violento, bande organizzate in strutture rigidamente piramidali che scandiscono l’erogazione di abbonamenti e ingressi e il viavai di nuove cubiste e quello che emerge dai loro narrazioni.

Forse perché ho un figlio adolescente,  forse perché ignoravo quanto il mondo sia vertiginosamente cambiato negli ultimi anni per chi ha questa età, tuttavia mi sono ritrovata di fronte ragazzi dai 10 ai 14 anni che l’autrice ben definisce come “dei Peter Pan al contrario, travolti dalla fretta di crescere, pronti a spiccare un salto verticale oltre il perimetro della loro infanzia, senza fasi intermedie, senza progressioni”. Un libro che fotografa la realtà cruda e nuda. Lo fa attraverso la piazza di internet che è diventata il luogo per eccellenza della comunicazione tra adolescenti, lo spazio in cui riversare tutte le emozioni, i sentimenti di gioia o di rabbia, di piacere o di dolore che essi provano in forma decisamente diretta e senza pudore. Quasi con il bisogno di voler vedere se tutto questo era effettivamente realtà, mi sono informata sulle community più gettonate dai ragazzi e ho cominciato a frequentarle per alcuni giorni. Mi sono imbattuta in questo universo tanto temuto da tutti i genitori  e chiamato adolescenza. Ho letto di bambine che giocano a fare le donne fatali, o di ragazzini desiderosi di sbandierare le loro prime esperienze sessuali. Certo, mi sono detta,  nell’adolescenza è tutto amplificato, questa è un’età di transizione, ma noi genitori dove siamo? Dove siamo quando questi ragazzi tornano a casa la sera giusto in tempo per la cena? Dove siamo quando chiudendo quella porta della loro camera con la scusa di studiare innalzano il muro invisibile del “tanto tu non mi capirai mai”? Aspettare tempi migliori, attendere che crescano, lasciarli liberi? Da genitore, dico di no! E mentre lo dico penso anche alla fatica di non rassegnarsi, alla fatica di trasmettere loro il valore del sacrificio, della serietà nello studio. Ma per fare questo i nostri figli devono sentire che a noi interessano innanzitutto le loro paure. Sì, la paura regna incontrastata durante l’adolescenza. Non è difficile fiutarla neanche davanti al più spavaldo tra i giovani o alla più carina delle ragazzine. Gli adolescenti hanno quegli occhi che sembrano non far caso ad una bella giornata di sole ma hanno gli occhi dell’anima spalancati giorno e notte sull’abisso della paura, in cerca di affetto e di certezze. Si portano nel cuore quelle domande che troppo spesso rivolgono allo sconosciuto mondo di internet piuttosto che al papà o alla mamma. Diciamocelo pure con franchezza. Noi genitori ci siamo un po’ rassegnati al compito educativo, ci limitiamo a contenere e in questo modo abituiamo anche i nostri figli ad accontentarsi.

Recuperiamo la cima! Mostriamo loro la bellezza della vita che ancora non riescono a vedere, riprendiamoli in braccio come un tempo perché sappiano guardare lontano, senza ripiegarsi su se stessi, aprendosi al futuro senza la paura di mettersi in gioco. Spesso perché i nostri figli non ci disturbino troppo, presi come siamo da mille impegni, li condanniamo ad omogeneizzarsi alla mediocrità imperante della società, non li stimoliamo a tirare fuori tutte le potenzialità che si portano dentro.

Pensiamo che la vigilanza sulle amicizie o la tassatività dell’orario basti a tenerli al sicuro dai pericoli. Non è così. I figli hanno bisogno certamente di regole, di ascolto, di pazienza, di divieti ma soprattutto di chi gli mostri l’orizzonte, di chi gli indichi la via più bella, i traguardi più ardui, le scalate impegnative. Non lo chiedono, ma desiderano che gli si cammini accanto senza imposizioni, con la delicatezza di chi ama e la pazienza di chi ha già vissuto le tempeste di quella età. Non ci illudiamo, non esiste un’adolescenza tranquilla. Per approdare sulle sponde della maturità, bisogna attraversare il fiume di questo tempo burrascoso, fatto di mutamenti ed esperienze nuove, senza cercare di eliminare la lotta o il confronto, piuttosto saliamo sulla barca insieme a loro. Ogni  figlio ha bisogno di genitori che credono in lui, che sanno di essere custodi della propria creatura e non padrone del suo futuro. È quanto impararono Maria e Giuseppe dinanzi al loro figlio dodicenne. Imparano a guardare oltre. E noi genitori da che parte guardiamo?




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4 risposte su “Chi ha un figlio adolescente alzi la mano!”

Io non sono un’adolescente, ovviamente no. Ho solo 14 anni, ma credo che questo mi sia d’aiuto, per testimoniare e affermare ancora di più, con piena certezza, che è tutto vero. Il discorso sul bisogno dei genitori per noi adolescenti, intendo. Io, come ho detto, ho 14anni, e praticamente ci sono dentro l’adolescenza. Posso dire, da quello che so, che esistono vari tipi di adolescenti. Mi spiego: c’è chi la prende in un modo, e chi in un altro. Ci sono adolescenti che cercano in ogni modo di allontanare i genitori, credono di essere grandi e di poter fare da soli, quando in realtà, in questa fase, non si è mai abbastanza cresciuti. Questa “categoria” è quella che comprende gli adolescenti che, facendo così, creano solo degli altri muri in casa. Muri più spessi, più “ingombranti”: i muri che dividono la famiglia. Si chiudono in se stessi,e stanni bene così. Grandi..ma non psicologicamente.
Poi ci sono altri tipi di adolescenti, quelli che invece cercano di chiedere aiuto in qualsiasi modo. Parlano anche con gli occhi. Spesso però i genitori nemmeno se ne accorgono: prestate più attenzione. Parlo perchè so cosa significa.
Questa “categoria”,invece, è quella che comprende adolescenti più ‘sensibili’ e che si sentono ancora un po indifesi. Non si sentono ancora abbastanza cresciuti per riuscire a spiccare il volo, vorrebbero sempre l’aiuto dei genitori, ma negli ultimi anni, sono tutti così impegnati.. Corrono tutti, la mattina a stento si salutano. Ecco, anche questo, senza volerlo, crea dei muri tra la famiglia. Genitori… Un po più di attenzione. I vostri figli potrebbero mettersi in un brutto giro con brutte compagnie. Oppure potrebbero compiere scelte sbagliate.. Fatevi trovare pronti! Non accorgetevene quando è ormai tardi. Meglio prevenire che curare!

Relazionandosi con un’adolescente non é mai facile.
Capita spesso che mentiamo ai nostri genitori fondamentale per due motivi:evitare che si dispiacciano o per nascondere azioni che già sappiamo che ci vieterebbero. Dal punto di vista di un’adolescente, in questo caso il mio, credo vivamente chevle cose debbano andare perfettamente in questo modo:un adulto non potrà mai permettere determinate cose per il nostro bene ma ascoltando i loro consigli ci perdiamo dei pezzi di vita. É sbagliando che si impara e penso sia giusto permettere di sbattere la testa per ritrovare la retta via.
È vero che la maggior parte delle ragazze che io conosco ha già vissuto esperienze di tipo sessuale senza pensare alle conseguenze o comunque vedendole lontane a tal punto da sembrare impossibili. Purtroppo però gli imprevisti esistono, e a quel punto? Un adolescente sarebbe abbastanza forte da affrontare la situazione? Io so già che non ne sarei capace e quindi evito rapporti prematuri. Un’idea che darei ai grandi per aiutare in questo campo, sarebbe introdurre in più scuole e avpartire dalle medie l’educazione sessuale che potrebbe aiutarci a capirne di più con meno imbarazzo.
Per questo definiscono questa l’età più bella della vita, c’è anchevda dire che non è per niente facile, si inizia a guardarsi intorno ad imparare a conoscere se stessi, e spesso viviamo una grande confusione perché ci sembra di non avere certezze. Ci sentiamo molto fragili e per questo è importante per l’adolescente avere dei solidi punti di riferimento.

La tua storia è molto commovente e ci regala tanta speranza. Questa storia ora è la tua ma è anche la realtà di molte persone , e tu in questa testimonianza gli puoi dimostrare che è possibile superare questo problema. Un grande abbraccio

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