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Dopo il caso di Bicocca Village, interroghiamoci sull’uso della cannabis

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di Gabriele Soliani

È la consuetudine più diffusa tra giovani e giovanissimi. Viene smerciata soprattutto nelle scuole e qualcuno vorrebbe addirittura legalizzarla: è la cannabis. Non tutti sanno però che alcuni studi epidemiologici addebitano proprio a questa sostanza, la causa di alcune psicosi.

Dopo un tiro di spinello, specialmente se è il primo, può succedere quello che da sempre la scienza medica sostiene e le mamme temono. “Ha fumato qualcosa, forse era uno spinello. L’abbiamo notata con una sigaretta in mano, era probabilmente la prima volta che provava. Ha fatto un tiro ed è subito andata su di giri. A un certo punto si è allontanata da noi, l’abbiamo persa: non sapevamo dove fosse finita”.

Gli amici, interrogati dalla polizia, hanno così descritto la vicenda di una quattordicenne, precipitata venerdì scorso, da un’altezza di circa sei metri, al centro commerciale Bicocca Village, nella periferia nord di Milano. Un testimone l’ha vista salire sulla balaustra, e poi perdere l’equilibrio, cercare di aggrapparsi e precipitare. La ragazzina è in gravi condizioni nel vicino ospedale Niguarda, ma sembra essere fuori pericolo. Dalla ricostruzione effettuata, tuttavia, emerge un unico dettaglio: poco prima di cadere, aveva fumato uno spinello.  

C’è una crescente evidenza di studi epidemiologici a lungo termine, che addebitano alla cannabis un ruolo causale nelle psicosi. Fra i dati ci sono quelli inglesi. Nel 2007, a dieci anni esatti dalla campagna per la liberalizzazione della droga, il quotidiano liberale The Independent aveva fatto uno storico mea culpa scrivendo con il consueto pragmatismo: “Se solo dieci anni fa avessimo saputo quel che avviene oggi non avremmo di certo promosso la legalizzazione per uso personale”. Lo stesso anno infatti la rivista scientifica Lancet in una pubblicazione, diceva che nel 2006 ci furono ben 22 mila ricoveri per uso di cannabis, di cui il 50% era composto da minorenni.

All’ammissione seguì il commento di un importante psichiatra del London Institute Psychiatry, Robin Murray, il quale chiarì che su 250 mila pazienti con disturbi mentali, ben 25 mila non si sarebbero mai ammalati se non avessero fumato marijuana. Nel 2013 il Sistema Sanitario Nazionale ha ammesso che in sette anni, i ricoveri di ragazzi sotto i 18 anni sono aumentati del 50%, insieme alla crescita di abuso di cannabis fra i giovanissimi. Circa 200 ricoverati su 13.581 avevano meno di 12 anni. Sempre più adolescenti si cimentano con lo spinello ma agli adulti permissivi che spopolano nei programmi TV, sembra non importare nulla.




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1 risposta su “Dopo il caso di Bicocca Village, interroghiamoci sull’uso della cannabis”

Più che evidenze scientifiche e dati epidemiologici attendibili,su Internet si millantano proprietà benefiche e terapeutiche della cannabis che ne incentivano l’uso. Oggi sta mutando la coscienza sociale in relazione al fenomeno in questione e i giovani si avvicinano sempre più presto all’ utilizzo di queste sostanze .Sembra quasi si tratti di un rito di iniziazione… A tutti coloro che promuovono la libertà di ” autodistruzione “dell’ individuo ,auspicando nella legalizzazione della cannabis,vorrei solo dire che quando i nostri ragazzi saranno tossicodipendenti e completamente privati della loro dignità umana ,il problema sarà essenzialmente dei raGazzi e delle loro famiglie ma la responsabilità sarà anche vostra ,anzi soprattutto ,perché a quell’età i ragazzi ,in linea di massima,non hanno gli strumenti cognitivi ed intellettuali per discernere il bene dal male.

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