12 Aprile 2017

12 Aprile 2017

Nessuno può nascondersi

di don Silvio Longobardi

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 26,14-25)
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

Il commento

Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!” (26,24). Gesù è pronto a consegnarsi al Padre. Ma nello stesso tempo annuncia che nella croce si compie il giudizio di Dio: l’eterna salvezza per chi crede e la perdizione eterna per chi non lo ha riconosciuto. Non si tratta di un annuncio nuovo, tante volte ne aveva durante la predicazione (Mt 11, 21-24; 13, 47-50). Le parole di Gesù non sembrano lasciare scampo al traditore. In esse tuttavia non dobbiamo leggere una condanna irrevocabile ma un ammonimento che riguarda tutti, un invito a considerare bene quali sono i valori in gioco. Immersi negli affanni della vita, rischiamo di dimenticare qual è l’orizzonte ultimo della storia. In ogni istante siamo come dinanzi al bivio dell’eternità: da una parte l’eterno dolore e dall’altro l’eterna gioia. Essere consapevoli di questo è il primo passo per esercitare bene la nostra libertà..

Rabbì, sono forse io?” (26,25). Anche Giuda pone la stessa domanda, come tutti gli altri. Cerca di intrufolarsi nel gruppo e di confondersi con gli altri. In realtà lui ha già deciso da che parte stare, non si riconosce più negli ideali di Gesù, per questo ha scelto di consegnare il Maestro (26, 14-16). Mi piace pensare che, mentre pone la domanda, la sua voce trema. Quelle parole lo hanno scosso. Come se qualcuno fosse in grado di leggere nel suo cuore. Ma Gesù lo stana, lo guarda dritto negli occhi e gli dice: “Tu l’hai detto” (26,15). È lui stesso che pronuncia la sua colpevolezza. Forse nessuno ascolta queste parole, fanno parte di un dialogo che avviene a distanza ravvicinata. Ma Giuda? Cosa avrà pensato in quel momento sentendosi scoperto? Avrà avuto almeno per un attimo un ripensamento? Oppure, come spesso avviene in questi casi, avrà indurito ancora di più il cuore? Non lo sappiamo. Una cosa è certa: nella cena pasquale la condizione della libertà emerge in tutta la sua drammaticità. Nessuno può nascondersi.



Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI
  1. Gentile Dottoressa, lei ha scritto una bellissima frase "Le famiglie non sono perfette. Non lo sono mai state e non…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.