Mese di maggio

Imparare dai santi Luigi e Zelia Martin come vivere l’amore per la Vergine Maria in famiglia

Vergine del Sorriso

di Giovanna Abbagnara

“È ai suoi piedi (della statua della Vergine) che mamma ci faceva fare la nostra preghiera e noi la baciavamo così spesso che le dita erano tutte rotte” scrive Celina, una delle figlie dei Martin. La statua della Vergine è per questa santa famiglia il centro della liturgia domestica.

Se qualcuno vuole conoscere qual è il ruolo di una sposa e di una madre in una famiglia, non ha che da leggere l’epistolario di Zelia Guérin, mamma di santa Teresa di Gesù Bambino. Attraverso le gioie e le tribolazioni della vita, Zelia invita i suoi familiari a fissare lo sguardo su Dio e ad avere piena fiducia nella sua volontà. Questo slancio del cuore è supportato dall’intima certezza di avere un’interlocutrice privilegiata presso Dio: la Vergine Maria. Zelia riceve certamente questo amore verso la Santa Vergine dalla madre, Louise Macé, una donna severa ed esigente nell’educazione ma di una fede grandissima. A partire da questo clima familiare in cui è vissuta, santa Zelia svilupperà con l’aiuto del suo sposo Luigi, un profondo senso di femminilità matura e di maternità accogliente. La sua corrispondenza infatti, oltre a presentare in controluce la figura di una donna autentica e di una sposa tutta protesa verso il suo Luigi, la mostra anche mamma attenta e premurosa, costantemente preoccupata che le creature a loro affidate orientassero il cuore e la mente verso le cose del Cielo.

Il 22 febbraio 1860 la vita risplende in casa Martin, Zelia assapora la gioia della maternità. Per la loro primogenita Luigi e Zelia scelsero come nome Maria in onore della Mamma celeste. Il nome di Maria sarebbe stato poi assegnato a tutti i figli e le figlie che Dio avrebbe loro donato. Zelia s’impegnava in mille modi perché, fin da piccole, le figlie potessero sperimentare il grande amore del Padre. Questa fede quotidiana e semplice trova nella Vergine Maria un’inesauribile sorgente. Per ben ottantatré volte nelle sue corrispondenze fa riferimento a Maria da lei venerata come Nostra Signora delle Vittorie. Possiamo tentare di tracciare maggiormente questa relazione con una serie di coincidenze storiche significative per la famiglia Martin. Esse, infatti, fanno ancora di più contemplare le immense meraviglie operate da Dio attraverso la materna intercessione di Maria.

Zelia e Luigi si sono conosciuti nell’aprile del 1858, pochi giorni dopo l’apparizione della Vergine Maria a Bernardette Soubirous cui la Signora rivelava il suo nome: “Io sono L’Immacolata Concezione”. Pochi anni prima, nel 1851, proprio l’8 dicembre, Zelia sente distintamente una voce dentro di sé che le dice: “Fai fare il punto di Alençon”. Sfumato il sogno di entrare tra le Figlie della carità, la giovane donna segue questa voce per prepararsi una dote per un futuro matrimonio. L’intuizione, che Zelia attribuisce alla Vergine, diventerà il lavoro cui dedicherà tutta la sua vita con straordinaria impegno e dedizione non comune. Nella loro casa Luigi e Zelia danno un posto privilegiato alla statua della Vergine che Félicité Beaudouin aveva regalato a Luigi quando si era trasferito ad Alençon. Essi inoltre manifestano il loro affetto alla Vergine portando lo scapolare di Nostra Signora del Monte Carmelo, ritrovato intatto dopo la ricognizione dei loro corpi il 13 ottobre 1958. Infine, quando la malattia di Zelia avanza precocemente decide di fare un pellegrinaggio a Lourdes per chiedere alla Madonna di essere guarita. È il 1877, anno in cui è collocata nella grotta la statua della Vergine, venerata ancora oggi da milioni di pellegrini.

Zelia ha dunque lasciato alle sue figlie una grande eredità spirituale, con il suo esempio, le invita a guardare alla Vergine Maria non come una figura lontana ed eccezionale ma come una donna da imitare, una madre amorevole. Ella stessa infatti manifesta una fiducia incondizionata nella Vergine durante la sua vita: la invoca con ardore per i suoi figli volati in cielo troppo presto; chiede sostegno nel compito educativo, in modo particolare per la piccola Leonia che le procura molte preoccupazioni e, infine, la supplica con piena confidenza, perché la guarisca dal tumore al seno che la condurrà alla morte. Celina ricorda che il padre “nel giardino del Padiglione aveva collocato una statua della Vergine, che doveva essere, in seguito, l’oggetto della venerazione di tutta la nostra famiglia, e sorridere a Teresa bambina”. Zelia nutre una particolare venerazione proprio per quella statua, che aveva fatto porre in casa. Celina ricorda ancora: “È ai suoi piedi (della statua) che mamma ci faceva fare la nostra preghiera e noi la baciavamo così spesso che le dita erano tutte rotte”. La statua diviene il centro della liturgia domestica quando a sera genitori e figli si ritrovano per la preghiera. Davanti a questa statua, Zelia aveva ottenuto agli inizi del 1870, una grazia molto importante: la pace interiore dopo la morte della figlia Elena.

La piccola Teresa respira questo clima di fiducia che la madre le ha trasmesso fin dal grembo materno verso la Vergine. Quando all’età di quattro anni e mezzo, dovrà rinunciare alla presenza fisica di Zelia troverà nella Vergine Maria una tenerezza ancora più grande. Questa certezza si rivelerà in modo chiaro il 13 maggio 1883 quando costretta a letto da una malattia grave e misteriosa, Teresa fu guarita grazie al sorriso della stessa statua tanto amata da Zelia, posta nella sua camera. Una visione allo stesso tempo interiore e visibile che le ha rivelato quanto lei fosse amata dalla sua Mamma celeste e come, lungi dall’essere abbandonata, ella fosse vezzeggiata in maniera speciale dalla Madre di Dio. Scrive Teresa: “Mi parve così bella, così bella che non avevo mai visto niente di così bello: il suo viso spirava una bontà e una tenerezza ineffabili, ma ciò che mi penetrò fino in fondo all’anima fu l’incantevole sorriso della Santa Vergine. Allora tutte le mie sofferenze svanirono, due lacrimoni spuntarono dalle palpebre e scorsero silenziose sulle gote: erano lacrime di una gioia allo stato puro” (Manoscritto A, 94). Quando Celina, la sorella di Teresa, entra al Carmelo, la statua è portata nel monastero e posta accanto alla stanza di Teresa. Ai piedi di quella statua ella s’inginocchia prima di iniziare a scrivere il suo racconto autobiografico: “Prima di prendere la penna, mi sono inginocchiata davanti alla statua di Maria (quella che ci ha offerto tante prove delle materne premure da parte della Regina del Cielo verso la nostra famiglia), l’ho supplicata che mi guida la mano: nemmeno un rigo voglio scrivere che non piaccia a lei!” (Manoscritto A, 2).

Per approfondire:

http://www.famiglia.store/prodotto/frammenti-di-vita-familiare/

 




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