Sessualità responsabile

La “colpa” di Paolo VI

di Gabriele Soliani

Oggi chi parla di “sessualità responsabile e rispettosa” potrebbe sembrare bigotto e antiquato, ma non è così. In Francia una donna su dieci utilizza i metodi naturali per la regolamentazione della fertilità, suggerimento già indicato dal beato Paolo VI nell’Enciclica Humanae Vitae.

“Il gravissimo dovere di trasmettere la vita umana, per il quale gli sposi sono liberi e responsabili collaboratori di Dio creatore, è sempre stato per essi fonte di grandi gioie, le quali, tuttavia, sono talvolta accompagnate da non poche difficoltà e angustie. In tutti i tempi l’adempimento di questo dovere ha posto alla coscienza dei coniugi seri problemi, ma col recente evolversi della società, si sono prodotti mutamenti tali da far sorgere nuove questioni, che la Chiesa non può ignorare, trattandosi di materia che tanto da vicino tocca la vita e la felicità degli uomini”.

Comincia così l’Enciclica Humanae Vitae del beato Paolo VI del 1968 che il 25 luglio prossimo compirà 49 anni. Un’enciclica profetica perché da lì a qualche anno sarebbero arrivati anticoncezionali chimici, divorzio, aborto, abortivi chimici, fecondazione artificiale, produzione di embrioni umani e loro utilizzo, utero in affitto …

Il no alla contraccezione dell’Humanae Vitae scatenò un forte dissenso (immotivato e sorprendente) anche nella Chiesa cattolica. Paolo VI ne soffrì molto ma non retrocesse. Le stesse critiche sembrano riemergere oggi soprattutto per l’ambito “pastorale” perché alcuni sostengono che l’Humanae Vitae è “troppo teorica” e adatta a poche persone e coppie.

Un esponente famoso di queste critiche è il professor Vito Mancuso che nel suo libro “Io Amo. Piccola filosofia dell’amore” del 2014 esprime le sue critiche alla morale sessuale cattolica. La morale sessuale cattolica è piena di limiti, dice Vito Mancuso, perché a proposito di rapporti prematrimoniali, adulterio, masturbazione, omosessualità, bisessualità, bisogna restare “sempre fedeli al primato della coscienza e della libertà individuale”. Conosciamo le sue idee, in parte simili alla cultura laica. Ma sul “perché” dei limiti moderni della morale sessuale cattolica il prof. Mancuso dice che tutto è iniziato dal Concilio Vaticano II e che la “colpa è stata di Paolo VI” perché avrebbe impedito ai padri conciliari di esprimersi. Questa “colpa” lascia stupefatti.

Il beato Paolo VI, anticipando i tempi, ha lasciato traccia perfino nella prima relazione ufficiale del recente Sinodo sulla famiglia, voluto da papa Francesco. Ha sottolineato, fra l’altro, l’importanza dei “metodi naturali per la regolamentazione della fertilità”, invitando ad un loro adeguato insegnamento in quanto essi aiutano: “A vivere in maniera armoniosa e consapevole la comunione tra i coniugi, in tutte le sue dimensioni, insieme alla responsabilità generativa”.

A confermare questi concetti di papa Francesco c’è stata anche l’inchiesta pubblicata sul quotidiano francese Le Monde (che non può essere certo considerato su posizioni cattoliche). Le Monde ha descritto il ritorno in Francia dei metodi naturali di regolamentazione della fertilità (una donna su dieci, ed il tasso è in crescita). Fu proprio Paolo VI nell’Humanae Vitae a descriverli e proporli per vivere una sessualità coniugale responsabile e rispettosa della vita nascente. In quegli anni il prof. John Billings e sua moglie Evelyn, consultati personalmente da Paolo VI, diedero una struttura scientifica e pedagogica al “metodo naturale” che porta il loro nome, e si misero a girare il mondo per farlo conoscere. Fu una bella sorpresa e un grande dono per tantissime coppie.

Per capire quanto l’Humanae Vitae sia attuale e ricca di spunti ci aiutano le parole di san Giovanni Paolo II: “… Il pensiero cattolico è sovente equivocato, come se la Chiesa sostenesse un’ideologia della fecondità ad oltranza, spingendo i coniugi a procreare senza alcun discernimento e alcuna progettualità. Ma basta un’attenta lettura dei pronunciamenti del Magistero per constatare che non è così”.

Oggi chi parla di “sessualità responsabile e rispettosa” potrebbe sembrare un bigotto antiquato, come dice il prof. Mancuso, ma non è così.

L’indagine di “Le Monde” ne è una prova. L’aumento delle donne francesi che scelgono i metodi naturali non è certo imputabile a motivazioni etiche o morali, e il calo della fiducia verso una libertà sessuale ottenuta mettendo a rischio la propria salute con la contraccezione chimica dovrebbe far riflettere chi, come il prof. Mancuso, accusa la morale sessuale cattolica di essere superata e inconciliabile con la modernità.

Le verità oggettive non invecchiano. Semmai siamo noi a non capirle bene, ma allora è un nostro problema su cui riflettere.




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