Teen-haters

Vi è mai capitato di bloccare un’amicizia di Facebook?

a cura della Redazione

Haters sono coloro che usano linguaggi violenti o pubblicano post che generano inquietudine e turbamento in chi li visualizza. Attenzione è facile cadere nella trappola delle hate speech. Gli haters siamo noi adulti e sul nostro esempio si muovono gli adolescenti, i teen-haters.

Vi è mai capitato di bloccare un’amicizia di Facebook? Non è una cosa piacevole. Spesso, però, tutto inizia per l’uso di parolacce e insulti. Seguono pubblicazioni di video e post inquietanti, violenti e irrispettosi, come le immagini dei cadaveri lasciati sul selciato dal camion impazzito sulla Promenade di Nizza.  Ci si nasconde dietro la scusante dell’informazione realistica e concreta, ma così non si fa altro che sfogare il proprio risentimento, mettere in moto la macchina delle hate speech e soprattutto dare il cattivo esempio ai nostri figli.

Haters, si chiamano così le persone che usano un linguaggio violento sui social network contro qualcuno o qualcosa. La problematica non è di poco conto, soprattutto dopo i casi di cronaca degli ultimi anni. Un fenomeno che trova terreno fertile, soprattutto tra gli adolescenti spesso anche poco meno e che rappresenta una forma, forse la base, del cyberbullismo.

I numeri sono impressionanti: dal 2008 sono 41 i suicidi di minorenni in Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Australia collegati al fenomeno del cyberbullismo. Certo una persona che arriva a togliersi la vita non lo fa solo perché è vittima di scherni e insulti. Evidentemente a rendere questi adolescenti tanto vulnerabili, ci sono radici più profonde che come società civile, abbiamo il dovere di individuare.

L’ultima indagine di Generazioni Connesse, il Safer internet Centre italiano coordinato dal Miur, Skuola.net e Università di Firenze mostra come questo cattivo uso dei social sia sempre più in voga tra i teenager che potremmo anche definire teen-hater.

Secondo l’indagine, su un campione di 1775 ragazzi, ben il 40% ha dichiarato di essere online circa 5 ore al giorno. La metà di questi addirittura si dichiara “sempre connesso” quindi anche a scuola. Rispetto alla precedente rilevazione, vecchia di 12 mesi, si tratta di un aumento di quasi il 17%. A cui si accompagna un incremento generale del tempo passato online, tanto che è solo poco più di 1 su 10 oggi a dire che la propria presenza sul web è praticamente nulla.
I ‘luoghi virtuali’ preferiti dai teenager sono indubbiamente i social network, più della metà degli intervistati (56%) dice di passare la maggioranza della vita online proprio su queste piattaforme.

Talvolta sono proprio loro, i giovanissimi a mettere in moto la macchina della gogna delle hate speech (parole offensive): il 13% ammette di aver insultato sui social network almeno una volta. Quasi 1 su 10 confida di aver addirittura creato un profilo falso apposta per scaricare il proprio odio su famosi e non. La domanda viene quasi spontanea: perché un adolescente ha tutto questo odio da scaricare?

L’indagine, però, mette in evidenza un particolare importante e anche inquietante aggiungerei. I numeri cambiano se ci si sposta nella vita reale. Qui in molti si tirano indietro. Ben il 28% di quelli pronti a mettere alla gogna un coetaneo sul web, non lo farebbe se avesse la persona di fronte.

Tutto questo avviene sotto lo sguardo indifferente della maggioranza, adulti compresi. Secondo la stessa indagine, infatti, gli insulti anche nei confronti dei vip sui social, sono un comportamento “accettato” dai più. Quasi non ci facciamo più caso. Solo il 21% lo disapprova totalmente. Circa 1 su 10 segnalerebbe alla piattaforma il contenuto offensivo. Di fronte a un atto di bullismo online nei confronti di un compagno, il 14% non farebbe niente. Il 4% interverrebbe, ma solo per infierire.

Da dove nasce tutto questo? Se è vero che i nostri figli si sviluppano spesso imitando gesti e comportamenti degli adulti, allora forse siamo noi ad insegnare involontariamente un uso scorretto dei social network? Proviamo a domandarci come usiamo il nostri profili social, quali sono le nostre amicizie, quali i post che condividiamo e che pubblichiamo. Forse a partire dalle nostre abitudini online potremmo capire la radice del comportamento vizioso dei nostri figli.




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