Cannabis

Legalizzazione della cannabis, un tranello da evitare

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di Gabriele Soliani

Tra poco anche in Canada l’uso della marijuana sarà legale. Ma se gli effetti della cannabis sono ormai clinicamente accertati, perché legalizzarla a tutti i costi?

Per ora sembra che il Parlamento italiano sia impegnato sulle importanti tematiche economiche ed elettorali ma c’è chi si chiede dove sia finita la proposta di legge sulla legalizzazione della marijuana. Cioè la vendita nelle normali tabaccherie. Le ragioni sono sempre le stesse ed hanno una parvenza di bontà: sottrarre alla malavita lo spaccio e i guadagni.

Il Parlamento italiano potrebbe tirare in ballo il Canada. Infatti lo sportivo e sorridente premier canadese Trudeau, ha promesso che a partire dal primo luglio 2018 nel paese, la droga potrà essere prodotta e consumata legalmente. Le tesi del primo ministro canadese sembrano quelle di un principiante in materia di marijuana. Lui sostiene che vendere legalmente la cannabis serve a: distruggere il business delle cosche criminali che fanno milioni di dollari vendendo illegalmente la marijuana; diminuire tra i giovani il consumo della marijuana, che al momento è elevatissimo («non puoi regolare qualcosa che è proibito» dice lui); diminuire gli incidenti causati da guidatori alterati dalla sostanza allucinogena.

I primi ad opporsi sono stati gli psichiatri del Quebec che definiscono “inaccettabile” queste tesi, ricordando al governo che l’uso di cannabis tra i giovani può portare a deficit di attenzione, problemi di memoria, così come al rischio di incremento di disordini psichici come la schizofrenia. “Esporre un cervello che sta crescendo alla cannabis non fa che alterare il modo in cui cresce e matura” ha dichiarato la presidentessa dell’associazione, Karine Igartua, al Washington Post.

Perfino la polizia dell’Ontario si è allarmata. “Se la legge è pronta per luglio noi non saremo mai pronti. È impossibile” ha sostenuto pubblicamente il vice-commissario della polizia dell’Ontario, Rick Barnum. È ormai confermato che la cannabis altera la visione in movimento e rallenta i riflessi dell’autista in caso di pericolo e quindi gli incidenti aumenteranno. Il premier Trudeau dovrebbe preoccuparsi per queste evenienze anche perché la criminalità, fiutando l’affare della maggiore richiesta, metterà in moto tutti i suoi canali di smercio.

Secondo un recente sondaggio di Nanos Research, il 48 per cento dei canadesi teme che la marijuana legale porterà ad un aumento del consumo tra i giovani. Trudeau è certo che questo pericolo verrà scongiurato introducendo un comma nella legge che preveda una pena fino a 14 anni di carcere per chi vende la droga ai minori.

Ma viene il dubbio che fra i motivi della legalizzazione ci siano i soldi. Il Colorado, uno dei tre Stati USA dove la cannabis è legale, ha guadagnato un miliardo di dollari solo nei primi dieci mesi del 2016. Trudeau intende far pagare la droga dieci dollari al grammo, più una tassa del dieci per cento per lo Stato, cioè un dollaro al grammo. Questo sarà diviso a metà tra lo Stato e le diverse province, che però vogliono invece la maggior parte dei proventi. L’obiettivo di strappare il monopolio della marijuana dalle mani delle cosche criminali fallirà dato che più il prezzo è alto più le gang riusciranno a vendere lo stesso prodotto a un prezzo inferiore ed anche più “potente” come sostanza dopante. La legge del mercato non guarda in faccia a nessuno. Come società civile italiana dobbiamo fare sentire la nostra voce per convincere i parlamentari a non cadere in questo tranello.




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