24 gennaio 2018

24 Gennaio 2018

Nunc coepi

di don Silvio Longobardi

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,1-20)
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

Il commento

Gesù cominciò di nuovo [pálin ērxatoa insegnare” (4,1). Inizia così il lungo e articolato racconto delle parabole. Poco dopo leggiamo: “Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento” (4,2). In greco troviamo il verbo didáskein che, in senso stretto, non si riferisce al primo annuncio, ma all’insegnamento. Con un’espressione più appropriata oggi potremmo dire: l’approfondimento della fede. Annunciare significa svegliare, cioè dire una parola che scuote e costringe a riflettere. Insegnare, invece, vuol dire aiutare i discepoli ad avere una conoscenza e una coscienza sempre più intima della verità rivelata. Una distinzione non secondaria ma oggi vorrei richiamare l’attenzione sul verbo cominciare – rafforzato dall’avverbio nuovamente. In quest’espressione, che introduce l’intero capitolo, mi pare di vedere una salutare provocazione per la Chiesa, un invito a non stancarsi di comunicare le “parola di vita” (At 5,20). Quanto più incontriamo resistenze tanto più dobbiamo perseverare e, se necessario, avere anche il coraggio di ricominciare.

Il periodo storico in cui viviamo rende questo verbo ancora più importante. Ci troviamo infatti in un’epoca definita post-cristiana. Il cristianesimo ha dato una particolare impronta alla società, ha lasciato tracce ovunque: nella cultura, nell’arte, nel modo stesso di pensare e di vivere. Tutto questo ora è scomparso, almeno così appare ad un primo sguardo. I battezzati si sentono smarriti e tanti si lasciano trasportare dalla corrente. La fede non sembra capace di resistere alle lusinghe di una cultura sempre più pervasiva. Tutto questo è vero ma è del tutto inutile dare spazio ad una sterile lamentazione, piuttosto dobbiamo imparare da Gesù: “cominciò di nuovo a insegnare”. Invece di condannare il male, meglio fare il bene e seminare a piene mani quella Parola che dona gioia e speranza. La fede ci fa dire ogni giorno: nunc coepiOra comincio. Chi vive così manifesta la perenne giovinezza del Vangelo.



Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


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