28 gennaio 2018

28 Gennaio 2018

Impara a lottare

di don Silvio Longobardi

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Il commento

E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui” (1,26). Il racconto evangelico avviene nella sinagoga e in giorno di sabato. La cornice non è secondaria. Nel giorno in cui il popolo sospende ogni attività per riconoscere e lodare l’opera di Dio, Gesù parla e agisce con autorità per manifestare che è giunto il tempo di restaurare ogni cosa e di riportare la creazione al suo primitivo splendore. Il primo segno della sua potenza salvifica, in cui possiamo già intravedere la missione che gli è stata affidata, è quello di liberare un indemoniato da quelle catena invisibile che lo teneva legato al male. È venuto per lottare contro il male. Non solo contro le malattie e le varie forme di disagio o di emarginazione sociale, ma contro colui che semina pensieri e propositi di male, contro il maligno. È un elemento che oggi viene accantonato come residuo di una concezione arcaica. Questo oblio rappresenta un oggettivo favore al male perché non ci rende abbastanza vigilanti e non ci fa capire con chi dobbiamo lottare.

La parola di Gesù ha la potenza di sbaragliare il nemico, ma è necessario sottolineare che il male non se ne va senza opporre una tenace resistenza: “straziandolo e gridando forte”, scrive Marco. Troviamo qui il verbo sparássō che significa lacerare e fa pensare ai morsi di una bestia feroce. Se vogliamo ritrovare la nostra dignità e la nostra innocenza, dobbiamo essere pronti a lottare con determinazione, in primo luogo con quell’istintiva e ostinata tendenza a cercare solo ciò che piace. Dobbiamo impegnarci ad allontanare tutto ciò che oggettivamente contrasta con il Vangelo. Un cammino come questo richiede una disponibilità a tutta prova. E difatti, non tutti quelli che iniziano, giungono fino alla fine. Se avremo la grazia di perseverare, potremo testimoniare che il Vangelo è davvero una parola capace di ricreare il mondo. Oggi chiediamo la grazia di sperimentare la forza di Dio e di collaborare con Lui per fare del mondo la sua casa, lo spazio in cui risplende la sua gloria.



Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


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