Humanae vitae

Flora Gualdani: “Il futuro del matrimonio è dei metodi naturali”

Humanae vitae

di Ida Giangrande

Che fine ha fatto Humanae vitae a cinquant’anni dalla sua pubblicazione? Parla Flora Gualdani: “I metodi naturali sono la strada per costruire famiglie solide nella società dell’amore liquido”.

Sono passati ormai cinquanta anni dalla pubblicazione di Humanae vitae, l’ultima enciclica di Paolo VI, la più discussa. Che valore ha oggi?

Rispondo citando il cardinale Caffarra nell’intervista video di un docufilm del 2014 dedicato all’enciclica, dove disse: “Mentre l’Humanae vitae ha generato nel mondo scientifico una ricerca sempre più accurata, dobbiamo dire che nel mondo dei teologi e del pensiero anche cattolico, non c’è stata questa accoglienza cordiale. E questo ha creato molti problemi per la Chiesa e per gli sposi”. Il Cardinale ha fotografato esattamente la situazione dei nostri giorni, e lo ha fatto con la sua solita eleganza.

Le sue parole vogliono dire che contro questa enciclica è stata organizzata fin dall’inizio una forte resistenza da una certa corrente teologica, provocando gravi danni nella pastorale. Nei decenni ci sono stati vari attacchi e adesso, per il 50esimo, l’Humanae vitae è tornata di nuovo nella tempesta. Io credo che si tratti, però, dell’assalto finale. Non è più un assalto frontale, ma molto più sottile e raffinato, in chiave interpretativa. È in corso una grande operazione di rilettura e reinterpretazione dell’enciclica. Qui non ho tempo di spiegarlo. In due parole direi che questo assalto non mira più alla rottamazione dell’enciclica ma alla sua imbalsamazione, cioè lasciare intatta la dottrina dall’esterno ma svuotandola da dentro con i cosiddetti adattamenti pastorali. Sotto attacco, insieme all’Humanae vitae, c’è soprattutto l’enciclica Veritatis splendor. La manovra, infatti, mi pare che in definitiva abbia due intenti: da una parte sdoganare la contraccezione, mettendo in discussione il concetto di intrinsece malum (che è uno dei pilastri della morale cattolica). E dall’altra declassare i metodi naturali ad una bella opzione, semplicemente “da consigliare”.

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Tra le varie obiezioni, si sente dire che l’enciclica è stata scritta in un’altra epoca storica, e quindi andrebbe contestualizzata e adeguata perché – sostengono certi pensatori di moda – l’uomo è cambiato, la sessualità è cambiata. Io rispondo così: è vero che la storia è cambiata e la società è più complessa. Ma l’uomo non è cambiato. I peccati sono sempre quelli. Le sapienti leggi iscritte da Dio nella natura e nel cuore dell’uomo non hanno data di scadenza. Eva ovulava come ovulavo io. L’Humanae vitae è adatta all’uomo di oggi come a quello di domani, perché i Santi, e tra loro anche Paolo VI, hanno il dono della luce sull’uomo.

I metodi naturali sono poco diffusi e, peggio ancora, sono poco conosciuti. Perché? Cosa manca nella pastorale familiare?

Sul campo della procreatica ci sono disinformazione e confusione che alla fine generano devastazione. È un concetto che ripeto da anni. Disinformazione e confusione nel popolo di Dio sono effetti che hanno radice in un disimpegno generale all’interno della Chiesa su questo tema scomodo che riguarda l’intimità coniugale. È più facile dire di dare una mano ai poveri. Questo tema invece ti tocca da vicino, è un argomento delicato che interpella personalmente (e intimamente) ogni annunciatore, lo interroga sulla disciplina della castità.

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Quello dell’Humanae vitae è il capitolo più impopolare perché disturba le coscienze e va a scomodare le abitudini della maggioranza. Io penso però che, quando si ha paura ad annunciare verità impopolari e ci si ingegna a renderle più gradevoli, vuole dire che è calata la nostra fede. Quando si ragiona in termini di maggioranza si entra nella tentazione di cui parlava san Paolo, cioè si preferisce piacere agli uomini invece che a Dio. Sono decenni che tocco con mano i danni provocati da questo atteggiamento a livello pastorale. L’esperienza mi ha fatto capire che una delle più urgenti opere di misericordia spirituale è oggi l’istruzione degli ignoranti sull’Humanae vitae. Ecco perché volli far diventare Casa Betlemme anche scuola di vita, luogo dove formare formatori, luogo dove si preparano famiglie che diventano capaci di trasmettere il messaggio autentico dell’enciclica. Io li definisco moderni “apostoli intelligenti”.

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L’obiezione più frequente riguarda l’attendibilità del metodo. Cosa dice la sua esperienza a riguardo?

Come accennava anche Caffarra in quella intervista, la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante e i moderni metodi naturali hanno raggiunto un’affidabilità ormai pressoché totale. Purché, però, si venga seguiti da un’insegnante qualificata e si applichino correttamente le regole. Ci sono tre grandi scuole di insegnamento, in Italia siamo diverse centinaia di insegnanti riunite in una Confederazione nazionale.

La mia esperienza è che, quando si insegna la norma dell’Humanae vitae non come una tecnica ma come uno stile di vita, il messaggio dell’enciclica non è più un giogo pesante (come molti ecclesiastici lo descrivono) ma diventa un cammino liberante. Una volta una coppia tornò a ringraziarmi con queste parole: “Flora, ci hai insegnato a spostare una montagna con la punta del mignolo”. Dopo mezzo secolo di ambulatorio ostetrico, posso affermare che la contraccezione è una proposta vecchia e il futuro è dei metodi naturali. I metodi naturali sono la strada per costruire famiglie solide nella società dell’amore liquido.

Non le sembra piuttosto riduttivo parlare di Humanae vitae come se fosse solo una questione di metodi naturali? Mi sembra che si tratti invece di una enciclica molto più profonda che non si sofferma solo alla tecnica ma abbraccia vari aspetti legati alla relazione sessuale degli sposi…

Tra i vari equivoci c’è quello di confondere i metodi naturali per una tecnica contraccettiva ecologica. Si tratta invece di uno stile di vita che ruota intorno ad una profonda conoscenza del proprio corpo e intorno all’esercizio della virtù della castità (che per gli sposi è astinenza periodica), da esercitare per amore nella reciproca fedeltà. In una ragionevole apertura alla vita.

La vera efficacia dei metodi naturali, spiegavano i Billings, sta nel fatto che gli sposi vivono felici tra di loro e con i loro figli. Quella dell’Humanae vitae cioè è una strada che ci accompagna dentro un profondo cammino di crescita, riconciliando la creatura con il suo Creatore, l’uomo con la sua corporeità, la scienza con la fede. Cosa che non fa la contraccezione. L’enciclica di Paolo VI, soprattutto alla luce di tutti gli approfondimenti che gli ha dedicato san Giovanni Paolo II con la sua “teologia del corpo”, ci insegna la sacralità della vita ma anche del gesto che la consente. Cioè ci invita a riscoprire la “sacralità” della fisiologia, la meravigliosa armonia e la perfezione con cui Dio ha plasmato il nostro corpo.

L’Humanae vitae ci insegna che la nostra maturazione personale e relazionale passa essenzialmente dalla virtù della castità. E questo è un punto fondamentale perché c’è un altro equivoco purtroppo diffuso. I metodi naturali vengono infatti sempre erroneamente presentati come una proposta riservata agli sposi. Invece sono una conoscenza per il bene della persona prima ancora che per la coppia. Una conoscenza che fa il bene di ogni persona. Dagli anni ’80 ho portato l’Humanae vitae anche dentro i conventi e i monasteri. E ci vorrebbero delle ore per raccontarvi i frutti meravigliosi che ho toccato con mano nell’insegnare la teologia del corpo alle donne consacrate.

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