In estate tutti insieme sotto lo stesso tetto. Come gestire le inevitabili liti?

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Niente scuola, niente compiti, niente sport, tutti sotto le stesso tetto, grandi e piccini. Per il genitore accudente arrivare fino a sera senza perdere la pazienza è davvero un’impresa eroica, ma con qualche piccolo accorgimento forse le cose possono andare meglio…

Con l’arrivo dell’estate tutta la famiglia si ritrova in casa. La scuola è finita. Niente compiti, niente sport, anche le palestre sono chiuse. Tutti insieme appassionatamente sotto lo stesso tetto. Che bello! Ci sono momenti, però, in cui la compresenza dei figli provoca al genitore, di solito la madre, una tensione emotiva e psicologica non facilmente gestibile.

Durante l’estate, soprattutto chi non ha la possibilità di stare in un luogo di mare, si ritrova ad avere figli che vivacchiano ciondolando dentro casa. Si alzano tardi, stanno tutto il giorno con il cellulare e se ci sono fratelli di età diverse, per il genitore accudente arrivare fino a sera senza perdere la pazienza, è davvero un’impresa eroica!

I figli più grandi in qualche modo si impegnano. I più piccoli, invece, non hanno molte distrazioni e finiscono per prendere di mira i fratelli o le sorelle maggiori. Vogliono giocare con loro, a volte per attirare l’attenzione, fanno anche dei dispetti. Il maggiore sbuffa e va dalla madre a lamentarsi.

Come e cosa fare per gestire situazioni come questa?

La soluzione più diffusa è accompagnare il più piccolo al campo estivo. In questo modo smetterà di disturbare il più grande. Siamo proprio sicuri di aver risolto il problema?

Come genitori bisogna essere lungimiranti e capire che questa è una soluzione solo apparente che, in seguito, provocherà un disagio nella relazione tra i fratelli. In realtà, senza rendersene conto, questi genitori stanno insegnando al più piccolo che non è possibile per lui stare con i fratelli maggiori. Il campo estivo, piuttosto che essere un luogo adatto a lui, dove può divertirsi con i bambini della sua età, rappresenta una punizione; un’alternativa alla convivenza con il fratello. Questo modo di fare non favorisce l’autodisciplina né l’autocontrollo del figlio minore. Se ci si comporta così con lui, egli non imparerà ad autogestirsi, diventerà abile a spostare il problema piuttosto che affrontarlo, anche se questo comporta modificare le proprie abitudini. Da grande, sarà difficile per lui costruire un legame affettivo in cui c’è bisogno di lasciarsi cambiare con docilità. Inoltre, la soluzione scelta dai genitori aumenterà la tensione fra lui e il fratello maggiore, in quanto questi lo vedrà come un elemento di disturbo quindi, si sentirà incoraggiato ad essere egoista e a pensare a se stesso.

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Per il figlio minore serve stabilire delle regole, abbinandole a delle conseguenze. Al contempo, serve insegnare al fratello maggiore come comportarsi con il piccolo. Per esempio, si può stabilire che il figlio maggiore dedichi un paio di ore al giorno al fratellino. In questo tempo deve cercare in tutti i modi di esercitare la pazienza, sviluppare la fantasia, giocare con il piccolo. Non deve solo guardarlo e continuare a chattare o a navigare. È chiaro che così facendo tutte le interruzioni del piccolo, ora per bisogno oggettivo ora per lagna, risultano fastidiose. Bisogna insegnare al maggiore a prendersi cura del minore. Bisogna educarli a spendere insieme del tempo di qualità e di valore.

Se si gioca insieme si è concentrati insieme e si stabiliscono dei ruoli. In questo modo, il figlio maggiore impara a gestire meglio il suo tempo, perché, è vero che è in vacanza, ma fa sempre parte di una famiglia. Inoltre lo si aiuta ad avere premura e ad assumere la propria responsabilità verso un’altra persona, non solo quando è comodo, ma quando serve.

Il fratellino, viceversa, impara che deve rispettare il fratello maggiore. Impara che non deve pretendere le attenzioni, ma piuttosto deve aspettare che il fratello più grande lo chiami per passare un po’ di tempo con lui. Anche il piccolo, così facendo, acquisisce ed esercita la raffinata arte del rispetto per se stesso e per gli altri.

Comportarsi così aiuta i fratelli a rafforzare i propri rapporti anziché creare divisioni.




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Giovanna Pauciulo

Sposa e madre di tre figli, insieme al marito Giuseppe è referente della Pastorale Familiare per la Campania, ha conseguito il Master in Scienze del Matrimonio e della Famiglia presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II. Conduce su Radio Maria la trasmissione “Diventare genitori. Crescere assieme ai figli”. Collabora con Punto Famiglia su temi riguardanti la genitorialità e l’educazione alla fede dei figli. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018).

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