CORRISPONDENZA FAMILIARE

di don Silvio Longobardi

Vedovanza: quando l’amore sfida la morte

12 Novembre 2018

Croce

La vita di una coppia di sposi è per sua natura segnata dalla finitudine. Ma una coppia credente guarda oltre e vede l’eternità come approdo ultimo del cammino coniugale.

Cari amici,

il mese di novembre inizia con un particolare ricordo dei defunti, per noi cristiani non si tratta soltanto di fare memoria del passato ma di rivolgere lo sguardo al Cielo. La memoria diventa preghiera e attesa. Questa fede rischia di perdere consistenza perché siamo così attratti dalle cose di questo mondo da dimenticare che c’è un altro mondo, fino al punto da mettere in dubbio che la vita continua. Un numero crescente di persone crede che la morte è il punto omega, lo scoglio contro il quale s’infrangono le onde della vita. “Finché c’è vita, c’è speranza”, dice un proverbio. E lascia pensare che quando la morte s’impone con prepotenza, dobbiamo ammainare la bandiera della speranza.

 

Gesù ricorda e promette ai discepoli che Lui è venuto per preparare un posto nell’eterna dimora (Gv 14,2). Chi ha fede sa che la morte non è l’ultima parola. “Non muoio, entro nella vita”, diceva Teresa di Lisieux. La sua certezza è quella di tutti i santi che durante la vita hanno cercato e amato Dio e che sperano di vederlo al termine della vita. Chi ha fede non vede nella morte un muro ma una porticina che si apre sull’eternità. Se viene meno la certezza della resurrezione, crolla tutta l’impalcatura della fede. Il cristianesimo si riduce ad una vuota religiosità che non può saziare il desiderio dell’uomo.

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Vorrei leggere questa fede nella prospettiva coniugale. La vita di una coppia di sposi è per sua natura segnata dalla finitudine, sappiamo fin dall’inizio che prima o poi verrà la morte a sciogliere quel vincolo. Due sposi possono vivere insieme anche sessant’anni, possono e devono affrontare insieme tante battaglie ma devono custodire la consapevolezza che prima o poi si dovranno lasciare. Uno di loro resterà da solo. È la legge della vita! Il per sempre che gli sposi si promettono ha il suo pieno valore solo se gli sposi credono nell’eternità. Apparentemente la promessa nuziale riguarda solo gli anni dell’esistenza, come si legge chiaramente nelle parole conclusive della formula liturgica: “Prometto di esserti fedele sempre […] per tutti i giorni della mia vita”.

Ma una coppia credente guarda oltre, vede l’eternità come approdo ultimo del cammino coniugale. Per questo ciascun coniuge s’impegna non solo a prendersi cura dell’altro nei giorni della vita terrena ma desidera condurlo in Paradiso nella speranza di ritrovarsi insieme nella luce di Dio. È questa la certezza che orienta i passi di santa Zelia, la mamma di santa Teresa, come appare in questa lettera: “No, è ancor meglio che io sia a penare dove sono e che essi siano qui. Purché giunga in Paradiso con il mio caro Luigi e che li veda là tutti meglio sistemati di me, sarò abbastanza felice: non domando di più” (Lettera del 23 dicembre 1866).

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Chi vive così, chi coltiva questo sguardo che misura tutto con l’eternità, non si arrende dinanzi al male e non ha paura neppure della morte. La sofferenza fisica punge come una spina nella carne ma ci restituisce alla verità originaria di noi stessi, quella che spesso dimentichiamo. La sofferenza è segno della precarietà della vita, ci ricorda che siamo creature soggette alla morte. “La morte è triste ma non è grave”, disse un ragazzino di dieci anni quando seppe che la sorellina di 4 anni era morta, dopo una malattia piuttosto dolorosa. Aveva ragione! Il vero male è il peccato perché allontana da Dio, il nostro unico Bene. Gli sposi devono trovarsi uniti nel combattere contro il peccato. La lontananza da Dio crea inevitabilmente una distanza anche tra gli sposi.

Guardare oltre non significa bypassare il presente, al contrario la certezza dell’eternità ci permette di gustare ogni attimo, chi non assolutizza il presente, chi non cerca qui ed ora la perfezione, riconosce nelle piccole cose di ogni giorno il centuplo, caparra della gioia perfetta che Dio ha preparato per i suoi amici. Vivere insieme le fatiche della vita, affrontare insieme le preoccupazioni dei figli, condividere le piccole gioie che la vita riserva. L’esistenza appare perciò come un pellegrinaggio in cui possiamo realmente sperimentare la compagnia di Dio, pur sapendo che è solo una piccola parte di quello che ci attende. “Confortatevi dunque a vicenda con queste parole” (1Ts 4,18).

La fede nella beata eternità ci rende particolarmente sensibili alla stagione della vedovanza e chiede di accompagnare gli sposi che vivono questa esperienza. Per questo motivo, da alcuni anni ho iniziato a proporre uno specifico itinerario di fede per le persone vedove. È un cammino che non solo dona la necessaria consolazione ma apre orizzonti nuovi e aiuta a vedere e a vivere anche l’amore coniugale in modo nuovo. La morte scioglie il matrimonio ma non spegne l’amore. Anzi, lo purifica e lo irrobustisce. Invito coloro che guardano con interesse e curiosità questa esperienza a contattarmi (s.longobardi@puntofamiglia.net ). Un caro saluto a tutti.

don Silvio

 




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1 risposta su “Vedovanza: quando l’amore sfida la morte”

Grazie don Silvio
Sto appunto facendo un cammino spirituale come vedova che terminerà..se Dio lo vorrà..con la consacrazione nelle mani del Vescovo nell’ Ordo Viduarum.
Prego affinché le coppie si uniscano nella preghiera e abbiano la consapevolezza che il loro amore deve progredire verso l’Amore Eterno

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