Papa Francesco

Il Papa ad Abu Dhabi: un viaggio all’insegna del dialogo interreligioso

a cura della Redazione

Sarà il primo viaggio di un Papa nei Paesi arabi quello previsto per il prossimo 2019. Ad attendere Francesco, cristiani e mussulmani uniti, un segno di speranza e di pace per il mondo intero.

Sono le notizie che vorremmo ascoltare ogni giorno, quelle che vorremmo far sentire ai nostri figli che parlano di concordia e di rispetto tra culture e religioni diverse, unico, vero antidoto alla strategia del terrore. Dal prossimo 3 al 5 febbraio papa Francesco sarà negli Emirati Arabi. Lo ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede. Il Santo padre arriverà ad Abu Dhabi la sera di domenica 3 febbraio e ripartirà a mezzogiorno di martedì 5 febbraio. Lunedì 4 parteciperà alla conferenza interreligiosa, mentre la mattina successiva presiederà una Messa ad Abu Dhabi.

Oltre a quello interreligioso questo viaggio di Francesco ha anche un significato ecclesiale. Il Golfo Persico accoglie migliaia di lavoratori cristiani immigrati, provenienti da tanti Paesi dell’Asia e dell’Africa. Solo negli Emirati Arabi Uniti sono circa un milione, cioè il 10% della popolazione. Una Chiesa migrante, come la definisce il vicario apostolico nella Penisola Arabica, il vescovo di origine svizzera mons. Paul Hinder, che attende con gioia l’arrivo del Papa.

Un segnale forte in un momento storico in cui la paura del terrorismo di matrice islamica continua a serpeggiare nelle strade delle nostre città e negli anfratti del cuore. Mentre in televisione scorrono le immagini dell’attentato a Strasburgo dove hanno perso la vita 4 persone tra cui il collega giornalista Antonio Megalizzi, il Papa tesse la trama della pace e apre nuove strade per il dialogo interreligioso.

“L’incontro interreligioso è la ragione principale della sua visita”. Ha commentato il vescovo di origine svizzera mons. Paul Hinder. “È stato invitato dal principe ereditario, lo sceicco Mohammed bin Zayed e incontrerà i rappresentati musulmani non solamente nella moschea ma anche nel luogo dove si trova il monumento dedicato al fondatore degli Emirati Uniti, lo sceicco Zayed. Questi gesti sono sicuramente forti; è anche segno di avvicinamento, di volontà, di collaborazione, laddove è possibile, e di mutuo rispetto. Penso che questo sarà il segno più forte e necessario da dare a tutta la Regione che come tutti sanno non è senza conflitti anche se ci troviamo in una zona più o meno di pace. Però il rischio di conflitti c’è; non dobbiamo andare lontano per vedere la guerra, la violenza. Penso che il Papa verrà anche – lo abbiamo messo anche nel logo – come portatore di pace. Tutti noi dovremmo diventare sempre di più strumenti di pace, come preghiamo nella preghiera di San Francesco d’Assisi”.

 


 

 




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