Affidamento familiare

“Da Reggio Emilia una brutta pagina di affido familiare ma attenti a non generalizzare”

affido familiare

a cura della Redazione

Gli inquirenti hanno riscontrato strane procedure di allontanamento di minori dalle famiglie di origine per affidarli a genitori non idonei. Fermato a Reggio Emilia un sospetto business da centinaia di migliaia di euro. Marco Giordano, presidente della Federazione Progetto Famiglia ed esperto di affido familiare invita alla cautela: “Le indagini sono ancora in corso. Certo è che questa ennesima ondata di fango rischia di indebolire ulteriormente la già fragile capacità delle istituzioni e del volontariato di dare protezione e accoglienza ai bambini che ne hanno bisogno”.

Si chiama “Angeli e Demoni” l’operazione condotta dai carabinieri di Reggio Emilia che ha portato all’esecuzione di una ventina di misure cautelari nei confronti di politici, medici, assistenti sociali e liberi professionisti. Secondo l’accusa gli indagati avevano messo in piedi da diversi anni un illecito e redditizio sistema di “gestione minori”, il cui radicamento sull’intero territorio nazionale è tuttora in fase di sviluppo investigativo. Agli arresti il sindaco di Bibbiano e gli assistenti sociali nonché psicoterapeuti di una nota Onlus di Torino. Tra i destinatari di altri provvedimenti cautelari anche psicologi dell’Asl reggiana. Altre decine gli indagati tra sindaci, amministratori comunali, un avvocato, dirigenti e operatori socio-sanitari.

Sembra che i carabinieri abbiano intercettato, durante le sedute di psicoterapia, veri e propri “lavaggi del cervello” ai danni dei minori. Genitori rappresentati dai personaggi cattivi delle favole, falsi ricordi di abusi sessuali generati attraverso impulsi elettrici per alterare lo stato della memoria dei piccoli in prossimità dei colloqui giudiziari, disegni modificati volutamente e tutto per allontanare i bambini dalle famiglie e collocarli in affido anche ad amici e conoscenti. I bambini sarebbero stati sottoposti successivamente ad un programma psicoterapeutico per un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro. I destinatari delle misure cautelari sono accusati, a vario titolo, di frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso.

Il tutto, sostengono gli investigatori, durante i lunghi anni nei quali i servizi sociali omettevano di consegnare ai bambini lettere e regali dati dai genitori naturali che i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato in un magazzino dove erano accatastati. Tra gli affidatari dei minori anche titolari di sexy shop, persone con problematiche psichiche e con figli suicidi. Infine, secondo il quadro accusatorio ci sarebbero stati due casi di abusi sessuali presso le famiglie affidatarie ed in comunità, dopo l’illegittimo allontanamento. 

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“Negli ultimi anni va di moda sparare a zero su giudici, servizi sociali, case-famiglia. Non è una novità – commenta Marco Giordano, presidente della Federazione Progetto Famiglia e segretario del Tavolo Nazionale sull’Affido – tuttavia la presenza di un’indagine giudiziaria non mi lascia indifferente e chiede a tutti di sospendere ogni giudizio nell’attesa degli esiti dell’attività degli organi inquirenti. Certo sembra inverosimile, specie se consideriamo l’esiguità complessiva delle risorse destinate all’affidamento familiare e la vastità e diversità dei soggetti istituzionali e dei professionisti coinvolti”. 

“Al di là del fatto specifico, la preoccupazione è che questa ennesima ondata di fango indebolisca ulteriormente la già fragile capacità delle istituzioni e del volontariato di dare protezione e accoglienza alle migliaia di bambini e ragazzi che in Italia hanno bisogno di chi si prenda cura di loro perché non hanno una famiglia che lo possa fare e non riescono a trovarne un’altra. In Italia bisogna ricominciare ad investire ampie energie (sociali, economiche, professionali, istituzionali…) per innalzare la qualità complessiva della tutela di bambini e ragazzi, assicurando anche migliori controlli e verifiche, e per sostenere più efficacemente le famiglie in difficoltà, in modo da prevenire le cause degli allontanamenti. Sindaci, psicologi, giudici, assistenti sociali, case famiglia, famiglie affidatarie sono la soluzione, non il problema ma occorre lavorare seriamente, con politiche chiare e continuative e con azioni trasparenti e verificabili”.

 




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