Africa

“Da piccola volevo togliere i chiodi dalle mani di Gesù… in Africa ho capito come fare”

Respirando l'Africa

di Valentina Cristiani

Gli africani portano sul corpo i segni della croce di Gesù, ma negli occhi e nel sorriso manifestano chiaramente la luce splendente della Sua Resurrezione. Ora ho capito come liberare il mio Gesù dalla Sua sofferenza.

“Salutiamo Gesù prima di andare via” mi dice mio padre. Ho sei anni. Siamo soli e, mano nella mano percorriamo la navata centrale della chiesa in direzione del grande crocifisso che precede l’uscita. Un saluto semplice, una preghiera spontanea… Papà fa come se volesse andare, ma io sono ancora ferma. Lo trattengo. Qualcosa ha catturato la mia attenzione rendendomi triste. “Papà… chi ha messo quei chiodi a Gesù?”. “L’uomo” mi risponde con pazienza. Silenzio. Soffro molto a quella vista. Resto in silenzio ancora un po’ fissando il mio amico Gesù. “Come posso toglierli?”. “Con il cuore” risponde mio padre sorridendomi. Mi prende in braccio e mi avvicina al cuore di Gesù così da permettermi di baciarLo.

Ero solo una bambina… in quel momento non capii il senso profondo della risposta che mi aveva dato mio padre e presi alla lettera le sue parole. Ero sinceramente intenzionata a liberare Gesù da quei chiodi. A lungo ci ho provato: ogni volta che avevo un crocifisso in mano lo poggiavo sul petto, delicatamente. Ma i chiodi restavano fermi lì, allora stringevo il crocifisso con tutta la forza che avevo, pensando che solo così poteva toccare veramente il mio cuore e liberare il mio Gesù da quella sofferenza.

 

Il viaggio in Africa mi ha permesso di incontrare quel Gesù per cui mi ero tanto preoccupata, inchiodato alla Sua croce. Visitando le miniere d’oro ho visto la mano dell’uomo spingere con forza e cattiveria i chiodi nella carne di quegli africani (uomini creati ad immagine e somiglianza di Dio) che vivono respirando continuamente polvere, di quei ragazzini speranzosi di ritrovare luce, ossigeno e vita una volta ritornati su dopo essere stati per ore a scavare fino a consumarsi le dita in quei pozzi infernali alla ricerca di un po’ di polvere dorata che arricchisca i potenti che li sfruttano. Ho potuto vedere il costato trafitto di Gesù nelle pance gonfie dei bambini che ho incontrato nei villaggi, nelle mani e nei piedi consumati di quegli anziani che sono ridotti ad uno scheletro dalla fame.

Ventitré anni dopo quel giorno trascorso insieme a mio padre, andando in Africa ho avuto la grazia di conoscere chi è riuscito “con il cuore” a togliere quei chiodi. Vivendo quattro mesi all’Oasi Sainte Thérèse insieme alle consacrate della Piccola Famiglia di Emmaus ho conosciuto chi, per amore di Dio, smette di vivere per sé, per il proprio successo, per diventare qualcuno, e sceglie di vivere per Gesù e, come Gesù, per gli altri.

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Quando ero piccola mi fermavo a quei chiodi, non sapevo scorgere la luce nascosta dietro alla croce. Mi fermavo al Venerdì Santo… oggi so che il mio Dio va oltre la morte, risorge a vita nuova. È il Dio della vita e, anche se per noi resterà un mistero incomprensibile, ci salva proprio per mezzo di quei chiodi che tanto mi facevano soffrire. Questa consapevolezza in Africa si è fatta carne. Gli africani portano sul corpo i segni della croce di Gesù, ma negli occhi e nel sorriso manifestano chiaramente la luce splendente della Sua resurrezione. Quella sofferenza che noi tanto fuggiamo, per loro è motivo di salvezza. È proprio la sofferenza che li tiene uniti al Signore: per tanti africani questa vita è un Venerdì Santo, la miseria li mette in croce… ma questo non è per loro motivo di disperazione. Vivono di speranza: sanno che la vita non finisce qui, per questo il loro cuore è tutto rivolto a Dio, quel Dio che vincendo la morte apre le porte dell’eternità.

Credevo di andare in Africa a portare la mia “bella” testimonianza per lasciare loro qualcosa, invece mi sono ritrovata a spogliarmi di quei vestiti stretti che erano le mie convinzioni e le mie abitudini, la mia poca fede, per prendere da loro l’abito della gioia, quell’abito cucito da un sarto professionista: Dio. In Africa ho scoperto la mia miseria. Al mio rientro ero più ricca, perché piena di Dio.

Nota del direttore responsabile:

Valentina, 29 anni, decide di partire per un’esperienza missionaria nel Burkina Faso per quattro mesi. A suggerirle l’esperienza don Silvio Longobardi, custode della Fraternità di Emmaus e padre spirituale della ragazza. Il suo viaggio non è una missione, ma la ricerca di Dio. Valentina è una donna giovane come tante altre, talentuosa, con tanti sogni nel cassetto e con una aspirazione in più: mettere Dio al centro di tutto.  

Missione compiuta! Il viaggio in Burkina è stato come l’alba che rischiara l’orizzonte scacciando pian piano le tenebre della notte. Quattro mesi vissuti a stretto contatto con i fratelli burkinabè, tra villaggi, capanne, baobab e chilometri di terra rossa apparentemente desertica e invece zampillante di vita.

L’Africa secondo Valentina sarà il leitmotiv del suo nuovo blog “Respirando l’Africa” che da oggi potete seguire tra le pagine di Punto Famiglia.

Giovanna Abbagnara




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1 risposta su ““Da piccola volevo togliere i chiodi dalle mani di Gesù… in Africa ho capito come fare””

Grazie Valentina che ci permetti ancora una volta di entrare nei tuoi pensieri e nel tuo cuore, e un qualche modo di continuare con te questo miracoloso viaggio in Africa!
Sei un dono grande per tutti noi!

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