Santità in famiglia

Vuoi essere un buon marito e un buon padre? Imita Luigi Martin…

San Luigi Martin

di Alfredo Cretella

Il 29 luglio 1894 si spegne san Luigi Martin, padre di Santa Teresa del Bambino Gesù. Uno sposo e un padre meraviglioso che dall’amore di Dio ha attinto tutti quei tesori che lo rendono oggi santo e un modello da imitare per tutti i mariti e i papà.

Luigi nasce a Bordeaux il 22 agosto 1823. Di indole contemplativa e riflessiva, riceve ben presto la vocazione alla vita monastica, che decide di intraprendere coi frati agostiniani, presso il monastero del Gran San Bernardo in Svizzera. L’ignoranza del latino e la sua difficoltà ad apprenderlo, tuttavia, sono un impedimento insuperabile alla sua ammissione; Luigi non è imperterrito nel suo desiderio, e questo è un segno caratteristico del suo carattere, che si sposa perfettamente con la grazia che rivestirà la sua vita: interpreta questo impedimento come volontà di Dio e decide di imparare un mestiere.

Sceglie quello di orologiaio, particolarmente consono alle sue attitudini, grazie al quale apre, con successo, un negozio ad Alençon, la città dove i suoi genitori si sono trasferiti. Così, resosi autonomo, Luigi trascorre gli anni della sua giovinezza, dedicando tutto il suo tempo alla preghiera, alla famiglia e al lavoro; coltivando belle amicizie, finalizzate ad organizzare opere caritatevoli nella conferenza di San Vincenzo de’ Paoli. Una vita semplice e del tutto ordinaria, si potrebbe dire; e certamente lo fu. Ma Dio ha tempi diversi dai nostri e lavora nel nascondimento; di quest’uomo gli interessano anzitutto la docilità e la magnanimità con cui sta imparando ad accogliere le sfide della vita.

Quando Luigi conosce Zelia è un uomo già maturo e ormai lontano dai rigurgiti passionali della giovinezza. Di quella giovane apprezza il timor di Dio, prima ancora che l’avvenenza: entrambi posano lo sguardo sull’altro, dopo averlo tenuto fisso su Dio per molto tempo. Zelia scriverà, infatti, di aver preso la decisione di sposare Luigi, grazie ad una voce che le disse, al momento del loro primo incontro: “Questo è l’uomo che ho preparato per te”. Forse per una donna dell’800, il pudore faceva parte del corredo da portare alle nozze; e tanto più se ne aveva, di pudore, come di dote, tanto più si era apprezzata dal futuro marito. Ma per un uomo, dell’epoca, come di oggi, lo scarso attaccamento alla sensualità, nel caso in cui non si fosse fatta scelta verginale, era molto raro. Luigi con semplicità e dolcezza condivide, invece, con la moglie, la scelta di rimanere in perfetta castità tutti i primi mesi di matrimonio, nella convinzione che questa sia la volontà di Dio per loro. Tuttavia, quando la loro guida spirituale li consiglia di aprirsi alla vita, entrambi rispondono in maniera piena e generosa: in 13 anni circa vengono messi al mondo ben nove bambini, di cui l’ultima è Teresa, la futura santa carmelitana. Ma Luigi non è solo lo sposo casto ed innamorato; ma anche il compagno attento e premuroso. Nonostante il suo negozio di orologiaio vada benissimo, Luigi non esita a darlo via (sfruttando l’occasione anche per dar lavoro ad un nipote ndr), per poter aiutare a tempo pieno la moglie, che sta avendo un lusinghiero successo nel commercio dei merletti. La scelta fu singolare all’epoca e lo sarebbe anche al giorno d’oggi, visto che nonostante la definitiva emancipazione della donna, anche nel mondo del lavoro, è del tutto raro che ciò avvenga a scapito del lavoro del fidanzato, marito o compagno che sia.

Luigi non tenne niente per sé: il suo corpo, il suo lavoro …le sue figlie. Sì, perché dopo la morte della moglie, avvenuta prematuramente a soli 45 anni, Luigi decise fin da subito di non risposarsi e di dedicarsi, da solo, all’allevamento, ed all’educazione delle figlie; un padre eccezionale, che scelse di fare anche da madre alle sue creature. Oggi, dopo la celeberrima frase di San Giovanni Paolo II, che parlando di Dio ne ha tratteggiato anche i contorni di Madre, oltre che di Padre, si può forse pensare che con il Suo aiuto, è possibile sommare, quando la vita ce lo richiede, il ruolo di padre e di madre. Ma, all’epoca, Luigi dovette andare senz’altro contro ogni schema e remora sociale e non di rado gli dovettero tremare i polsi di fronte all’arduo compito che lo aspettava da solo. Eppure, lo intraprese, con la stessa semplicità e fede con cui Abramo partì per la terra promessa. Anche Luigi partì, infatti, decidendo di non tenere per sé nemmeno la sua terra, le sue abitudini, i suoi amici, la tomba della sua sposa. A Lisieux c’erano i parenti della moglie che lo avrebbero aiutato ad allevare le cinque figlie. E lì trascorse i lunghi anni che lo separavano dalla morte e che nel mentre lo separarono, una ad una, dalle figlie, che scelsero (tranne Leonia) la strada del Carmelo cittadino.

Luigi vedovo, fu un Luigi in pace con la terra e col cielo, silenzioso, amorevole, ardente nella preghiera quotidiana e nell’accompagnamento delle figliole, a cui si dedicava con tutto il cuore, non lesinando attenzioni, tempo e perfino soldi, pur nell’assoluta sobrietà del suo vivere, quando reputava che la spesa fosse a vantaggio della santità delle figlie (iscriverà le tre figlie minori nel pensionato delle Benedettine, che secondo i testimoni dell’epoca era la scuola con la migliore reputazione e la più costosa). Come fece Luigi, completamente a digiuno dei fondamenti della pedagogia moderna, senza la genialità educativa che è appannaggio delle madri, ad allevare così bene tutte e cinque le sue figliole? Semplice e complicato nello stesso tempo: investì tutto sulla sua (santa) presenza in casa; ciò permise di far regnare sempre l’armonia e la concordia. Molti potranno opinare che questo non è uno stile di vita perseguibile ai tempi nostri, neanche nel caso di vedovanza. Tuttavia, tale esperienza ci può dare la misura di certe affermazioni, che con troppa superficialità vengono fatte, quando si usa dire che non è la quantità, ma la qualità del tempo trascorso insieme a contare. Se anche fosse vero, è ancor più vero che quando si dedica ai figli molto tempo di qualità i risultati sono eccezionali!

Luigi pur vivendo con le proprie figlie a tempo pieno, non sviluppa alcun attaccamento morboso ad ognuna di esse, e ognuna lascia libera di intraprendere la propria strada, senza mai frapporsi, a mò di ostacolo. La decisione di tutte e cinque di consacrarsi lo meraviglierà certamente e non poco, specie la richiesta di Teresa, fatta in così tenera età; ma la meraviglia umana, in quest’uomo, non prende mai il sopravvento sui progetti di Dio; Luigi a questi ultimi rimane tutta la vita, fino alla fine, intimamente legato.

Anche quando poi, l’unica cosa che gli rimane, la salute, la sanità mentale, gli viene richiesta, Luigi non dice di no. Per quanto fosse legato alla sua casa, alle sue abitudini, Luigi si rende docile per l’ultima esperienza di vita, quella che lo porta al ricovero nell’ospedale psichiatrico Bon Sauveur di Caen; è il 12 febbraio del 1889. Lì, Luigi dà ancora una volta prova delle sue virtù eroiche, rifiutando ogni forma di trattamento privilegiato; firmando la documentazione con la quale rinuncia all’amministrazione dei suoi averi; trascorrendo tutto il tempo in preghiera e nell’annuncio del Vangelo. Nei suoi momenti di lucidità non manca di rendere lode al Signore per avergli consentito di sperimentare l’umiliazione, lui che nella sua vita non l’aveva provata mai.

Nel 1892 Luigi, ormai allettato, viene dimesso e trasferito a Lisieux, in un appartamento a fianco alla dimora del cognato, assistito dalle due figlie Celina e Leonia. Qui si spegne serenamente il 29 luglio 1894.

La Chiesa lo ha canonizzato insieme a sua moglie Zelia il 18 ottobre del 2015.




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