Eutanasia

Il Papa ai medici: “Non esiste un diritto a disporre della propria vita”

Papa Francesco

A cura della Redazione

Papa Francesco incontra 350 membri della Federazione Italiana degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e ribadisce che eutanasia e suicidio assistito sono solo “falsa compassione”.

Sono 350 i chirurghi e gli odontoiatri italiani appartenenti alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, ricevuti in udienza in Sala Clementina dal Papa. Il Santo Padre ha approfittato dell’occasione per ribadire la posizione della Chiesa circa l’eutanasia e il suicidio assistito: “Si può e si deve respingere la tentazione di usare la medicina per assecondare” la volontà di morte di un malato, “fornendo assistenza al suicidio o causandone la morte con l’eutanasia”. Nessuna libertà ma solo “falsa compassione di fronte alla richiesta di essere aiutati ad anticipare la morte”. 

“Non esiste un diritto a disporre arbitrariamente della propria vita, per cui nessun medico può farsi tutore esecutivo di un diritto inesistente”. Lo sottolinea Francesco citando anche la Nuova Carta per gli operatori sanitari, pubblicata nel febbraio 2017 dal Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute.

La medicina, per definizione, ribadisce Francesco, “è servizio alla vita umana”, e quindi è irrinunciabile il “riferimento alla persona nella sua integrità spirituale e materiale, nella sua dimensione individuale e sociale”. La malattia, prosegue il Pontefice, “è più di un fatto clinico”, è sempre “la condizione di una persona, il malato”, e i medici devono relazionarsi col paziente “con questa visione integralmente umana”. Devono quindi considerare “la sua singolarità di persona che ha una malattia, e non solo il caso di quale malattia ha quel paziente”.

Nessuna falsa illusione dunque, eutanasia e suicidio assistito sono solo “falsa compassione”. In realtà “si tratta di strade sbrigative di fronte a scelte che non sono, come potrebbero sembrare, espressione di libertà della persona, quando includono lo scarto del malato come possibilità, o falsa compassione di fronte alla richiesta di essere aiutati ad anticipare la morte”.




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