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Il Papa: “Nella Chiesa ci sono stati sempre problemi. Come armonizzare le differenze senza che accadano contrasti e spaccature?”

Papa Francesco

(Foto: © giulio napolitano / Shutterstock.com)

a cura della Redazione

“Dinanzi alle difficoltà spunta la zizzania, e quale è la peggiore zizzania che distrugge una comunità? La zizzania della mormorazione, la zizzania del chiacchiericcio”, così il Papa all’Udienza generale del 25 settembre.

Nella Chiesa ci sono sempre stati problemi e differenze, ce lo mostra bene il Santo Padre, che nella catechesi dell’Udienza generale di ieri mattina, ha messo in luce come le comunità dei primi cristiani, risolsero i dissidi prima che si determinassero pericolose spaccature: “Gli Apostoli sono sempre più consapevoli che la loro vocazione principale è la preghiera e la predicazione della Parola di Dio: pregare e annunciare il Vangelo; e risolvono la questione istituendo un nucleo di «sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza» (At 6,3), i quali, dopo aver ricevuto l’imposizione delle mani, si occuperanno del servizio delle mense. Si tratta dei diaconi che sono creati per questo, per il servizio. Il diacono nella Chiesa non è un sacerdote in seconda, è un’altra cosa; non è per l’altare, ma per il servizio. È il custode del servizio nella Chiesa. Quando a un diacono piace troppo di andare all’altare, sbaglia. Questa non è la sua strada. Questa armonia tra servizio alla Parola e servizio alla carità rappresenta il lievito che fa crescere il corpo ecclesiale”.

La forza della Chiesa sta nell’unità dei credenti e nell’abbandono fiducioso nelle mani del Padre. Esempio incarnato di questa fede è Santo Stefano: “Queste parole di Stefano ci insegnano che non sono i bei discorsi a rivelare la nostra identità di figli di Dio, ma solo l’abbandono della propria vita nelle mani del Padre e il perdono per chi ci offende ci fanno vedere la qualità della nostra fede.

Oggi ci sono più martiri che all’inizio della vita della Chiesa, e i martiri sono dappertutto. La Chiesa di oggi è ricca di martiri, è irrigata dal loro sangue che è «seme di nuovi cristiani» (Tertulliano, Apologetico, 50,13) e assicura crescita e fecondità al Popolo di Dio. I martiri non sono “santini”, ma uomini e donne in carne e ossa che – come dice l’Apocalisse – «hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello» (7,14). Essi sono i veri vincitori”.

Alla fine della catechesi, papa Francesco ricorda che per difendere la verità evangelica c’è bisogno di fare esattamente come ha fatto santo Stefano: “Non cerca scappatoie, non si appella a personalità che possano salvarlo ma rimette la sua vita nelle mani del Signore e la preghiera di Stefano è bellissima, in quel momento: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» (At 7,59) – e muore da figlio di Dio perdonando: «Signore, non imputare loro questo peccato»” (At 7,60).

Per leggere la catechesi in versione integrale clicca qui: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2019/documents/papa-francesco_20190925_udienza-generale.html

 




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