Vedovanza

La vedovanza, profezia dell’oltre…

coppia

di don Silvio Longobardi

La verginità e la paternità o maternità rimangono per sempre. La vedovanza, invece, appartiene solo a questa vita. Nell’eternità di Dio non c’è spazio per la vedovanza! Chi crede e vive in questa ottica diventa profeta.

Nessuno vuole la vedovanza eppure tutti gli sposi sono candidati a vivere questa particolare condizione che appartiene per natura all’esperienza coniugale. Siamo abituati a vedere la vedovanza solo come assenza, è una visione riduttiva perché amplifica il dolore a scapito dell’amore. La fede invita a guardare oltre.

La persona vedova è chiamata a intrecciare memoria e profezia, il ricordo vivo e doloroso del passato e l’attesa gioiosa del futuro. Due elementi che si devono costantemente intrecciare per dare a questa esperienza il suo volto e la sua armonia. Non possiamo dimenticare ma non dobbiamo restare prigionieri del passato. Abbiamo il dovere di guardare al futuro ma non possiamo cancellare la storia vissuta.

Il ricordo dell’esperienza coniugale punge come spine infisse nella carne, è impossibile dimenticare ed è impossibile fare memoria senza soffrire per la mancanza. Il dolore è tanto più forte quanto più l’amore è stato vissuto con tutta intensità, nella carne e nello spirito. La fede aiuta a vivere l’amore coniugale non solo come una passione che unisce il corpo e il cuore ma come un vero abbraccio di Dio, un’esperienza di grazia nella quale Dio stesso si fa presente. La privazione di quell’abbraccio è percepita come una ferita, qualche volta anche come una prova che oscura il volto di Dio e non permette di riconoscere la sua bontà di Padre. È la voce del dolore. Gridare la propria sofferenza e presentarla nella preghiera non è mancanza di fede anzi è l’espressione più sincera di chi cerca una risposta e bussa alla porta di Dio.

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Fare memoria ovviamente non significa solo sperimentare il dolore, se così fosse – e se per caso assumesse questa forma – diventerebbe un peso insopportabile, tale da schiacciare psicologicamente la persona, nonostante l’affetto e l’aiuto che riceve dagli altri. È questa la ragione ultima che, a volte, suggerisce alla persona vedova di chiudersi in una disperazione sempre più cupa, come se la sua vita non avesse più valore. A lungo andare questa percezione, se non viene attenuata, potrebbe anche sfociare nell’isolamento e nell’apatia.

La memoria della vita coniugale è anche motivo di consolazione: chi ha fede ringrazia il buon Dio per tutta la gioia che ha ricevuto e donato. A volte, soprattutto nella fase iniziale della vedovanza, si ha paura di rileggere il passato, spesso si ha paura anche di mettere mano nelle cose che appartenevano al proprio coniuge. Tutto ciò che lo riguarda, se non è strettamente indispensabile, viene deposto in un angolo della memoria e chiuso a chiave. È necessario superare questo stadio, per riconciliarsi con la vita occorre tenere sempre insieme passato, presente e futuro. È bello perciò rivisitare il passato, ripercorrere i passi compiuti, la fatica della comunione, le piccole conquiste, gli eventi di gioia.

Locandina

È bello rileggere la storia passata non solo con le lacrime del dolore – anche queste fanno bene – ma con la gioia di aver vissuto giorni di straordinaria bellezza. Quei giorni sono scritti nel cuore e appartengono al tesoro di grazia che risplenderà nell’eternità. Non dimenticate che sono scritti anche nel libro della vita.

C’è però un altro elemento, altrettanto indispensabile, anzi ancora più necessario per noi credenti, ed è quello della profezia. La vita continua, dicono alcuni. Questa frase, in sé ovvia, vorrebbe consolare ma è un patetico tentativo di nascondere il dramma. A ben vedere è una frase stupida. Altra cosa è dire: “Guarda avanti e porta con te tutto il passato; il dolore che oggi vivi non ti abbandonerà ma un giorno, per grazia di Dio, potrà essere trasfigurato e vissuto in una luce completamente nuova che oggi non puoi neppure capire”.

La verginità e la paternità o maternità rimangono per sempre. La vedovanza, invece, appartiene solo a questa vita. Nell’eternità di Dio non c’è spazio per la vedovanza! La nuova Gerusalemme che scende dal Cielo è presentata con l’immagine della sposa pronta per le nozze (Ap 21,2). L’eterna beatitudine è dunque segnata dalla sponsalità e dalla gioia perenne: “E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”. (Ap 21, 3-4)

Nella luce di questa promessa comprendiamo che la vedovanza dona ai credenti la possibilità di annunciare il tempo in cui tutto sarà vestito a festa. Chi crede e vive in questa ottica diventa profeta, cioè colui che annuncia le cose future. Nella vedovanza la speranza ha il volto dell’eternità. La memoria del passato, carica di nostalgia, s’intreccia con l’attesa del nuovo e definitivo incontro con lo sposo per cantare insieme le meraviglie di Dio.




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