CORRISPONDENZA FAMILIARE
di don Silvio Longobardi
“Questo è l’unico dolore positivo che una donna può vivere!”: lettera di una mamma
30 Dicembre 2019
Una nuova vita viene alla luce ed è sempre un miracolo contemplare la forza di una madre e la gioia di una famiglia che accoglie e contempla il dono di un figlio.
Cari amici,
quando nasce un bambino diciamo che viene alla luce, quando contempliamo la nascita di Gesù diciamo che viene la Luce, viene Colui che porta la luce. Il Natale dona luce ad ogni evento, tutto è come avvolto in un mistero che sfugge ad ogni indagine rigorosa. Se ogni evento è trapassato da una luce nuova, a maggior ragione lo è l’attesa e la nascita di un bambino. Dinanzi a questo miracolo, che ogni giorno accade in ogni parte del mondo, la ragione si ferma e lascia posto alla commozione.
Nel film drammatico My life (1993), interpretato da Michael Keaton e Nicole Kidman, c’è una scena bellissima: il protagonista assiste al parto della moglie con una telecamera che filma ogni cosa ma quando vede il bambino uscire dal grembo, resta come imbambolato e dimentica di riprendere la scena. Dinanzi al miracolo della vita tutto si ferma, anche il tumulto dei pensieri cede il passo al cuore che contempla in silenzio.
Non è facile raccontare la vita che nasce. La lettera che oggi condivido con voi riesce perfettamente in questo intento, ci fa entrare nel vissuto di una mamma che attende con trepidazione e dà alla luce una bambina. Un evento che appartiene alla normalità delle cose e che invece contiene una parola che annuncia quel mondo nuovo che ogni giorno il buon Dio s’impegna a ricreare. È questa la speranza che condividiamo in queste ore che segnano il passaggio al nuovo anno solare, un anno che tutti desideriamo davvero nuovo perché rinnovato dalla luce di Dio. Un affettuoso saluto a tutti e a ciascuno di voi.
Don Silvio
Carissimo padre,
per tutte le volte che in questi mesi avrei voluto scriverti potresti leggere un libro intero! Per tua fortuna le mie braccia e le mie mani sono sempre impegnate o sfinite. Questo è un anno di completa rivoluzione per la mia vita. Avrei tante vicende da raccontare ma stavolta, mi limito ad aprire il capitolo della vita. Mi avevi chiesto di parlarti di una gravidanza ricevuta come grazia, io e lei [la mia bambina] unite da un piccolo accordo: “io ho paura, tu fatti sentire”. E lei si è sempre fatta sentire. La sua nascita è stata dolorosa ma intrisa di dolcezza. Come può il dolore esser dolce?
“Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi”. Ho scelto di farmi assistere da Elena, un’ostetrica privata, a casa e poi in ospedale. Il travaglio è iniziato di notte, quando le paure tacciono e il corpo è libero di agire. Elena è venuta al mattino da me, il travaglio si è interrotto, avevo ancora qualcosa da dire a questa figlia prima di poterla vedere. Abbiamo deciso di fare due passi in paese. Quasi ero a disagio, conoscevo poco Elena, forse non condivideva la mia fede, ma mi aveva capita, inaspettatamente mi ha portato in una chiesetta in restauro. C’erano solo due sedie di paglia, di fronte a noi la statua di Maria. Le contrazioni erano lievi, ho iniziato a parlare come un fiume in piena, raccontavo di quanto io avessi desiderato questa bimba, di averla chiesta a Dio mediante l’intercessione di Maria e Giuseppe. Eccomi lì, in un rudere semi abbandonato, a chiedere la forza per percorrere l’ultimo piccolo tratto insieme a Miriam.
Elena era presente, assorbiva ogni parola. Nei suoi occhi trovavo la gioia della condivisione. Abbiamo camminato ancora per la Valle Olona, per luoghi vicino casa che in 5 anni non avevo mai visitato. Mi è parso di vivere una realtà surreale, era un momento così intimo tra me e mia figlia, una conoscente camminava con me, mi tendeva la mano quando raggiungevo i picchi di dolore. Siamo tornati a casa, cercavo riparo e riposo, ma il travaglio incalzava. Era ora di andare. Bacio Mattia e mia madre, Generoso [mio marito] correva verso Varese, Elena in auto mi faceva coraggio quando mi sentivo troppo affaticata.
Lì è iniziato un dialogo d’amore tra me e Miriam. Il mio corpo stanco trovava pace solo al pensiero di dare la vita. Ripetevo la frase di Elena ad ogni contrazione: “Questo è l’unico dolore positivo che una donna può vivere!“. Dolore positivo. Invoco Maria, i santi e i miei figli angelici accanto al lettino del parto. Tutta l’équipe medica, Elena inclusa, mi diceva cosa fare. Io parlavo a mia figlia, lei sa, io so. Solo con lei decidevo quando spingere senza ascoltare chi avevo intorno, non avevo più paura. Miriam mi ascoltava perfettamente. Con lo sgomento di chi mi assisteva conducevo io ogni cosa. E luce fu…stavolta il mio grembo ha generato vita, luce.
Le prime ore dopo il parto io e Generoso abbiamo vissuto da soli con Miriam la gioia e le emozioni più grandi. Sono piena di gratitudine. Elena è tornata più tardi per portarmi un libro: “In nome della madre” di Erri De Luca. Mi scrive una dedica “Ad Antonella, che ha trovato la forza e la potenza nella Madre per diventare madre lei stessa. A Miriam, per l’energia che ha generato e di cui lei stessa si è nutrita. Così da incontrarsi”. L’ho rivista ancora per controlli, ma poi l’ho salutata, forse per sempre, o chi lo sa!
Intanto ho la chiara percezione di avere un angelo tra le braccia. La guardo e non mi par vero di essere una bis-mamma ora. Miriam è venuta a portare una parola alla nostra vita, anzi due: fiducia e speranza. Doversi fidare e affidare quando non vedi, non sai, non comprendi, ma continui a dire il tuo amen; e la speranza di poter essere ancora fecondi nel generare vita nella carne, ma anche nel nostro cuore. È una bimba così diversa dal fratellino che stento a credere possa essere sua sorella! Di certo la sua dolce nascita ha contribuito a renderla da subito più tranquilla, il suo carattere sta fiorendo pian piano e siamo deliziati dal notare il suo essere così dolce, ma anche decisa e forte. Abbiamo deciso di affidarla a Maria nella scelta del nome, che da subito ci è parso il “suo” nome, ma tanti eventi ci hanno confermato che sì, questa bimba ce l’ha mandata Maria, insieme a Giuseppe, ai quali l’abbiamo chiesta con novene recitate proprio nei giorni in cui è stata concepita. A distanza di cinque mesi, ancora ci commuove il miracolo della vita che si ripete, la guardiamo con gli occhi di chi ha realmente compreso che i figli non sono nostri, che tutto è dono, da custodire e restituire al mittente come meglio si può.
Miriam sa esattamente come incastrarsi nel nostro quotidiano, talvolta le guardo la schiena per assicurarmi che non abbia le sue ali ancora attaccate lì. La grazia sacramentale del suo battesimo ci ha donato nuovo slancio: di lì a poco abbiamo traslocato e, insieme a mobili e scatoloni vari, abbiamo potuto portare con noi tanti piccoli semi di fede e speranza da piantare nella nostra patria provvisoria.
Potrei scriverti molto altro, non sai in questi mesi quante ispirazioni, quanti dettagli, quante sollecitazioni avrei voluto condividere con te. Sono però a fare i conti con una realtà pressante che chiede di essere vissuta, dalla famiglia, all’impegno per integrarsi, agli sforzi linguistici (la famiglia si è trasferita a Smirne, in Turchia). Mi riprometto di aggiornarti più spesso, nell’attesa di vederci tramite Skype durante le festività natalizie.
Ti abbraccio padre caro.
Da Smirne è tutto.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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Grazie per l'articolo. La donna che va ad abortire non è convinta di fare la scelta giusta..... ma vuole "solo…
«Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo,…
Sarebbe cosa buona, giusta e utile che i cristiani anche se peccatori, tornassero a essere testimoni credibili, di speranza e…