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Troppi social, concentrazione addio? Riprendere il controllo è possibile, ecco come…

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di Stefania Garassini, giornalista, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, presidente Aiart Milano

Riappropriarci della nostra attenzione è il primo passo per arrivare a un uso consapevole della tecnologia. Come fare? Innanzitutto cominciamo col renderci conto del problema che non è solo degli adolescenti ma anche degli adulti.

È sempre stato piuttosto difficile ottenere il giusto livello di concentrazione, per fare i compiti, ma anche soltanto per leggere fino in fondo un testo o per scrivere, e più in generale per dedicarci al meglio a tutte quelle attività che richiedono la nostra energia mentale piena, senza distrazioni. L’impresa è diventata ancora più difficile con l’arrivo delle tecnologie digitali, e in particolare dello smartphone, sempre accanto a noi con qualcosa di nuovo da mostrarci fosse anche l’ultima irrilevante notifica di un gruppo WhatsApp.

Riprendere il controllo della propria attenzione è il primo passo per arrivare a un uso consapevole della tecnologia. Come fare? Innanzitutto rendersi conto del problema: non sono soltanto i ragazzi ad avere difficoltà di concentrazione, ma anche noi adulti. Anche noi usiamo lo smartphone più di quanto vorremmo: senza arrivare a forme di vera e propria dipendenza, ci succede però di ritrovarci a scorrere senza motivo aggiornamenti di Instagram o Facebook, trascurando altre attività, senza nemmeno renderci conto di quanto tempo è trascorso. Se l’attenzione fosse un muscolo potremmo dire che ha bisogno di un serio allenamento per tornare sotto il nostro controllo. Bisogna partire dal riconoscimento di questa difficoltà e quindi dalla ricerca di strategie efficaci per affrontarla. Una molto semplice è quella di tenere lo smartphone lontano o spento mentre ci stiamo concentrando su un’attività, e, per i nostri figli, mentre si stanno facendo i compiti. È un piccolo accorgimento che già da solo può dare ottimi risultati. Se però non si vuole arrivare a spegnere il dispositivo, ci sono alcune app che possono dare una mano a focalizzare l’attenzione: un esempio è Forest, che incentiva a non sbloccare lo schermo per un certo periodo di tempo (25 minuti è quello proposto di base), se si riuscirà a resistere, si vedrà crescere sullo schermo del proprio computer un rigoglioso albero, in caso contrario invece – se non saremo stati in grado di attendere il tempo stabilito – l’albero si seccherà completamente.

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È possibile condividere il gioco con altri utenti, in una famiglia per esempio potrebbe essere divertente sfidarsi tra genitori e figli, e provare così a vedere nella stessa tecnologia un’alleata. Non mancano, del resto, sui principali modelli di smartphone, funzionalità che aiutano a tenere sotto controllo il tempo che passiamo connessi (su iPhone esiste ad esempio Tempo di utilizzo, che consente di verificare l’attività online e sui singoli servizi social). L’ultimo consiglio per aiutarci e aiutare i nostri figli ad allenare l’attenzione è però tutt’altro che tecnologico. Si tratta di un esercizio mentale: quello d’individuare le priorità che si hanno (al massimo 3), segnarle su un banalissimo foglio di carta, e mentre si sta al computer o sullo smartphone, ogni tanto verificare se quello che stiamo facendo è in linea con quelle priorità o no, e in questo caso smettere al più presto. Ad esempio, se per il pomeriggio un ragazzo si è prefissato di finire la presentazione di una certa materia per il giorno dopo, la ricerca d’immagini e informazioni su quell’argomento è ovviamente in linea con i suoi obiettivi, ma non lo è la navigazione incontrollata alla ricerca delle foto del suo attore preferito. È chiaro che in questo caso si deve correggere il tiro. I ragazzi stessi lo sanno bene. 

Uno dei diari scolastici che andava per la maggiore qualche anno fa metteva in guardia dall’uso di Internet per lo studio, perché, spiegava: “Qualsiasi argomento dista al massimo 4 click dalle foto della tua attrice preferita”. È facilissimo distrarsi e perdere la concentrazione che abbiamo faticosamente raggiunto e che ci potrà richiedere fino a 23 minuti di tempo per essere raggiunta di nuovo.  Il Web è una risorsa straordinaria, ma solo se la usiamo a partire dalla conoscenza dei nostri limiti. Con realismo.




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