CORRISPONDENZA FAMILIARE

di don Silvio Longobardi

I deserti del dolore: la disabilità

2 Marzo 2020

famiglia

Quali sono i sentieri del dolore nella vita di una famiglia? Da questa mattina e per tutto il tempo quaresimale, un appuntamento speciale. Attraverso questo blog don Silvio affronterà, uno ad uno, i capitoli del dolore. La storia che oggi propone parte dall’esperienza di una mamma con una figlia con disabilità. La ricchezza che nasce dalle sue parole è straordinaria.

Tutti gli sposi vivono con trepidazione la nascita di un figlio, portano nel cuore sogni e speranze. L’attesa gioiosa si trasforma in cocente delusione quando scoprono che quel bambino – non uno qualsiasi ma proprio quel figlio che hanno generato – porta nella carne i segni della passione. Si trovano spiazzati, non sanno cosa dire, non sanno cosa fare. Attendevano la nascita per iniziare a suonare la melodia della vita e si trovano improvvisamente catapultati ai piedi della croce, anzi si trovano sulle spalle una croce che non avevano chiesto e non hanno la forza di portare.

Quando Maria e Giuseppe portano il piccolo Gesù nel Tempio incontrano Simeone, un anziano che dice loro parole piuttosto misteriose ma abbastanza chiare nel prefigurare un avvenire carico di ombre e di sofferenze. Alla giovane mamma rivolge queste parole: “Anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Gli sposi sono stupiti, non comprendono quello che Simeone vuole dire: se quel bambino è il Messia tanto atteso come mai l’orizzonte è così oscuro? Non possono comprendere quelle parole ma le accolgono con umiltà e le custodiscono con amore. Si fidano di Dio e sanno che, a tempo debito, tutto sarà illuminato. Se c’è da affrontare il dolore, vuol dire che anch’esso fa parte di quella storia salvifica. Maria e Giuseppe sanno per esperienza che Dio è imprevedibile e che non spetta a loro misurare la vita secondo le attese umane.

È questa la fede che dobbiamo chiedere per quei genitori che, alla nascita del bambino, si trovano dinanzi alla disabilità. I loro occhi di carne intravedono solo il dolore e sono spaventati. Ed hanno ragione. Non c’è nessuno che li aiuti a guardare oltre. Non c’è proprio nessuno? Forse ci sono ma le voci della speranza sono soffocate, non arrivano a bucare lo schermo, restano nascoste nella corrispondenza privata. Pochi giorni fa un’amica mi ha inviato queste parole che ha scritto per il decimo compleanno della sua bambina, mi ha dato il permesso di condividerle con tutti i lettori.

«10 anni di Amore infinito, un amore che ha chiesto e preteso tanto sin dal primo vagito. 
LEI, tenace e attaccata alla VITA più che mai, 
lei che ci ha TRAVOLTI e portati con sé in un MONDO NUOVO, 
lei che ha FERMATO il nostro tempo e lo ha fatto scorrere con il SUO TEMPO, 
lei che ha riordinato il NOSTRO SENSO DELLA VITA con la scaletta del cielo, 
alzando i nostri sguardi ad orizzonti sconosciuti, 
Lei che ci ha insegnato a COMBATTERE E A CHIEDERE ALLEANZE, 
Lei che ha fatto dei suoi limiti UNA RISORSA, 
Lei che quando impara una cosa la vuole fare da sola con UNA DIGNITÀ INFINITA, 
Lei CHIEDE E DONA AMORE TUTTI I GIORNI
Grazie Simona mia, grazie Simona nostra 
di aver rubato il nostro cuore e aver fatto molto di più».

Leggi anche: La disabilità? Un altro modo di “essere nel mondo”

Queste parole sono gocce di speranza, semi di vita in una cultura che s’impegna ad assistere i disabili ma non li riconosce come una risorsa, anzi li vede come un peso di cui farebbe volentieri a meno. E fa di tutto per non farli nascere. Una cultura che purtroppo ha fatto tanti proseliti, tutti desiderosi di una vita in cui la sofferenza viene bandita, allontanata con fastidio come un’intrusa, anzi come una nemica.

Tra i titoli del Corriere on line, nascosto tra i numerosi articoli in cui si parla sempre e solo di coronavirus, ho trovato questo titolo: “La prima candidata con sindrome di Down conquista la Francia”. Si chiama Eleonore Laloux, ha 34 anni e partecipa alle elezioni comunali che si terranno il 15 marzo. Ha molte possibilità di essere eletta. Inutile dire che nel suo programma uno spazio particolare è dedicato alle politiche di integrazione ma non mancano altri temi. Al di là di quello che potrà ragionevolmente fare, sono certo che la presenza di questa donna, giovane e combattiva, può aiutare tutti a guardare con occhi nuovi la disabilità. Non come un peso da portare ma come una luce che costringe a fare i conti con la fragilità e, proprio per questo, rende più umana la vita.




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