CORRISPONDENZA FAMILIARE

di don Silvio Longobardi

Per favore, non togliete l’Eucaristia ai più piccoli

8 Giugno 2020

Prima Comunione

Cari genitori, non sottovalutate l’importanza dell’incontro eucaristico per i vostri figli e non rimandate un appuntamento così prezioso. È in gioco la fede. La festa sarà più misurata nella forma esteriore ma in fondo è solo una cornice che ha lo scopo di mettere in luce l’importanza dell’evento.

La Prima comunione è “uno dei giorni più belli della vita”. Lo scrive Giovanni Paolo II nella Lettera ai bambini pubblicata nel 1994, anno internazionale della Famiglia. L’Eucaristia, aggiunge il Papa, è “il più grande dei sacramenti”. Per questo invita i fanciulli a ricevere l’Eucaristia il più spesso possibile. E ricorda che la storia della Chiesa è ricca di testimonianze straordinarie: “Per quanti bambini nella storia della Chiesa l’Eucaristia è stata fonte di forza spirituale, a volte addirittura eroica!”. In particolare, richiama la vicenda di sant’Agnese, sant’Agata e san Tarcisio. Quest’ultimo è stato giustamente chiamato “martire dell’Eucaristia, perché preferì morire piuttosto che cedere Gesù, che portava con sé sotto le specie del pane”. 

Giovanni Paolo II rimanda alla storia antica. Ma anche in quella recente troviamo pagine interessanti. Giovannino non aveva ancora compiuto 11 anni quando si accostò per la prima volta alla mensa eucaristica. Durante tutta la Quaresima la mamma lo aveva preparato con grande cura. E poi venne finalmente il grande giorno, l’incontro eucaristico coincideva con la festa di Pasqua. Lo racconta lo stesso ragazzo: “Quel mattino mi accompagnò alla sacra mensa, fece con me la preparazione e il ringraziamento. In quella giornata non volle che mi occupassi di alcun lavoro materiale, ma che m’impegnassi a leggere e a pregare”. La mamma gli ripeteva più volte queste parole, come se volesse inciderle nel cuore del fanciullo: “Per te è stato un gran giorno. Dio ha preso possesso del tuo cuore. Ora promettigli di fare quanto puoi per conservarti buono sino alla fine della vita”. (T. Bosco, Don Bosco, Torino 1984, 39). Quel piccolo sarebbe diventato il grande san Giovanni Bosco, l’apostolo dei giovani. E quella madre era Margherita Occhiena, un’umile contadina che la Chiesa ha dichiarato Venerabile, cioè modello di vita santa.

Storia di santità anche quella che ora sto per raccontare e che ha per protagonista Maria Beltrame Quattrocchi, oggi beata assieme al marito Luigi. Nel giorno della Prima Comunione di Cesare, il primo di quattro figli, gli scrive una lettera in cui ricorda il flusso di sentimenti che ha provato alla sua nascita. L’affetto e la trepidazione di una madre s’intrecciavano con quei desideri che solo la fede può generare. Ella dunque gli rivela che quel giorno ha pregato così per lui: “O mio Dio, salva quest’anima da impurità; fa’ che non sia mai profanata, col contatto del mondo; fa’ che resti sempre così, come in questo giorno, come sino a questo giorno, mio Dio… Piuttosto riprenditelo prima che ti tradisca; piuttosto perderlo sulla terra, pur di ritrovarlo in cielo. Soffra pure, pianga, mio Dio, ma resti puro nell’anima”. E poi continua: “Era una preghiera suggerita dal momento? No, figlio mio. È la preghiera sorta dal mio cuore nel giorno della tua nascita e che ripeterò per te finché vivrò” (Dialogando con i figli, Roma 2001,13).

Nella storia della Chiesa ci sono molte altre pagine come queste in cui il primo incontro eucaristico appare come una tappa importante e decisiva nel cammino di fede. Le pagine in cui Teresa di Lisieux rievoca la sua Prima Comunione sono universalmente note ma vale la pena rileggerle in questi giorni in cui ci prepariamo alla grande Festa eucaristica. Sicuramente meno conosciuta è la testimonianza di santa Bertilla Boscardin (1888-1922) che nel giorno in cui riceve per la prima volta Gesù Eucaristia, percepisce chiaramente anche l’invito a diventare la sposa di Gesù. Qualcuno potrebbe dire che si tratta dei sogni di una bambina. E invece lei custodisce quel desiderio fino a quando, nel fiore dell’adolescenza, chiede e ottiene di entrare in convento. A vedere l’esito finale, non possiamo dubitare dell’autenticità di questa vocazione.

Queste pagine luminose tracciano una strada sempre valida e chiedono ai genitori di non sottovalutare l’importanza dell’incontro eucaristico e non rimandare un appuntamento così prezioso. È in gioco la fede. La festa sarà più misurata nella forma esteriore ma in fondo è solo una cornice che ha lo scopo di mettere in luce l’importanza dell’evento. Chi rinuncia alla Prima Comunione perché non può festeggiare secondo i canoni mondani, svaluta il valore intrinseco della realtà sacramentale e perde l’occasione per manifestare la fede nella sua essenzialità.

Il differimento della Prima Comunione viene motivato con la necessità di completare il percorso di catechesi. In effetti la grande maggioranza delle parrocchie ha interrotto ogni proposta formativa, specie per i più piccoli. Questa oggettiva difficoltà avrebbe potuto e dovuto incentivare una maggiore responsabilità dei genitori, almeno di quelli credenti. Durante i mesi del confinamento forzato, molti hanno sottolineato il ruolo della famiglia e della casa; ma nessuno ha chiesto ai genitori di continuare il percorso di catechesi per accompagnare i loro figli all’appuntamento eucaristico.

Se le parrocchie non hanno avuto la possibilità e la capacità di portare avanti l’itinerario formativo, spetta ai genitori assumersi la responsabilità di consegnare ai figli le parole della fede. Se sono credenti, non dovrebbero avere difficoltà. Anzi, questa esperienza potrebbe diventare una buona occasione per scoprire il ruolo educativo della famiglia. Se ne parla tanto ma in concreto si fa troppo poco per far emergere la collaborazione genitoriale.

“Oggi sono quattro anni che ho fatto la Prima Comunione, ci pensi?… Quante grazie mi ha fatto il buon Dio da quel tempo!”. Così scrive Teresa di Lisieux alla sorella Celina. Sono certo che se i genitori faranno vincere la fede, potranno scoprire tutte le grazie che il Signore ha preparato per coloro che confidano in Lui.




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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