CORRISPONDENZA FAMILIARE

di don Silvio Longobardi

Mio marito è malato…L’amore al tempo del dolore

27 Luglio 2020

aiuto

Oggi don Silvio scrive ad una famiglia toccata dalla sofferenza: “Non avere paura di avere paura. Fa’ di questa esperienza un pellegrinaggio. Non ti mancherà la forza di Dio e neppure la nostra amicizia”.

Cara Giulia,

“Gianluca ha un tumore”, mi hai detto tra le lacrime. La tempesta giunge all’improvviso. La notizia lascia senza fiato. Due figli ancora da crescere che si trovano nella difficile età di mezzo. Di colpo, tutti i progetti sono azzerati. Ora c’è un’altra emergenza da affrontare. Per un attimo tutto si ferma e poi inizia la corsa, anzi una lunga via crucis. Inizia una lotta aspra. “Cerchiamo di uscirne vincitori, custodendo la fede e seminando l’amore”. Così ti ho detto all’inizio. Sono le stesse parole che ripeto oggi, a distanza di sei anni. Sei lunghi anni fatti di tante visite mediche e di non pochi interventi chirurgici. Quante volte la fragile pianticella della speranza è stata spazzata via dalla gelida tempesta. Ogni volta una delusione cocente, da tenere a bada. E subito dopo, la voglia di ricominciare. Quante lacrime nascoste per non caricare i figli di pesi che non possono portare.

Oggi inizia un’altra tappa di questa lunga e dolorosa via crucis. Noi, che siamo discepoli del Crocifisso, sappiamo che non si tratta di un incidente di percorso ma di una misteriosa chiamata, ben diversa da quella che ognuno di noi attende. Eppure non ti sei ribellata, anzi mi hai detto che quando ti fermi dinanzi a Gesù – e lo fai sempre più spesso – e gli consegni la fatica del vivere, ricevi una luce inaspettata e comprendi che proprio questa vicenda ha fatto maturare una diversa e più matura coscienza della vita e dell’amore. Quanto più la vita appare debole, tanto più gustate tutto il suo valore. Quanto più la malattia s’innalza come un muro di separazione, tanto più sperimentate un legame ancora più profondo. Tuo marito ha bisogno di te e tu ti doni a lui con generosità. E insieme vivete la responsabilità educativa per rispondere con parole opportune alle domande sempre più insistenti dei vostri figli. Anche a quelle che, per pudore o paura, non vengono pronunciate.

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La sofferenza è un’amica importuna, un’ospite invadente, ma non una disgrazia. Anzi, sono convinto che quando riusciamo a guardarla con gli occhi di Dio – non è facile, lo so! – potremmo anche dire che si tratta di un’opportunità. Teresa di Lisieux scrive che per lei è una grazia soffrire per il suo Sposo. Per arrivare a questo, ci vuole un lungo cammino. E pochi riescono a percorrerlo fino in fondo. Ma sono proprio i santi della sofferenza – e ce ne sono davvero tanti negli ultimi tempi – i testimoni più qualificati, quelli che possono dire le parole più adatte. Grazie a loro possiamo scoprire che la via crucis può diventare una via lucis.

Chi ha fede, scopre nella malattia un silenzioso invito alla conversione, la terapia non riguarda solo il corpo ma deve toccare anche il cuore. E così, mentre cerchiamo di guarire le ferite della carne, ci preoccupiamo anche di fortificare l’io interiore. È questa la strada per uscire vittoriosi, quale che sia l’esito della battaglia.

Una prospettiva diversa e lontana da quella che sperimentiamo noi che siamo e restiamo a valle. Non credere che sia facile per me parlare della sofferenza, quando sono gli altri a portare la croce; ma siete proprio voi che mi date la possibilità di alzare lo sguardo. La dignità con la quale portate questo carico di dolore mi permette di intravedere nella vostra umile e nascosta esperienza un raggio luminoso della presenza di Dio. Altri avrebbero gettato la spugna e/o avrebbero inveito contro la sorte. Voi invece, senza clamore, camminate mano nella mano e donate a tutti una splendida testimonianza di fede.

Fino a questo momento siete stati coraggiosi ma dinanzi a questa nuova tappa ti senti smarrita e mi chiedi se avrai la forza per affrontare anche questo passaggio e… gli altri che verranno. Non farti questa domanda, non confidare nelle tue forze. Chiedi al Signore di accompagnare i tuoi passi. È Lui che ogni volta dona l’energia necessaria. Ogni volta dobbiamo ricorrere a Lui. Gesù ci ha invitato a chiedere il pane quotidiano, non possiamo fare scorte. Possiamo chiedere solo la forza che serve per l’oggi. Quando ti sentirai debole e impaurita, lo dirai senza pudore e chiederai agli amici, che condividono con te l’esperienza della fede, di sostenerti con una più intensa preghiera.

Non aver paura di… aver paura. I coraggiosi non sono quelli che non hanno paura ma quelli che tengono a bada la paura e vanno avanti con fiducia. Ti invito a leggere e meditare il salmo 121 che inizia con queste parole: “Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra”. Ti affido al Signore e gli chiedo di custodire la tua fede. È questo il segreto per attraversare il mare in tempesta senza affondare. È questo il miracolo di Dio.

Fa’ di questa esperienza un pellegrinaggio. Non ti mancherà la forza di Dio e neppure la nostra amicizia. Non ti mancheranno la mia preghiera e il mio affetto. Ti abbraccio

Don Silvio




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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