Metodi naturali

I metodi naturali funzionano?

coppia

di Davide Zanelli e Marina Bicchiega, Casa Betlemme (Arezzo)

Un sacerdote scrive in redazione chiedendo spiegazioni e approfondimenti sull’attendibilità dei metodi naturali. Gli rispondono Davide e Marina di Casa Betlemme: “I metodi naturali funzionano e sono il futuro dell’umanità”.

Caro Direttore e suoi gentili collaboratori,

sono un prete della diocesi di Prato e sto dedicando un po’ di tempo a riprendere e approfondire la tematica dei metodi naturali di regolazione della fertilità, perché mi sembra molto importante. Andando a vedere su Google “Significato dei metodi naturali” è apparso anche un vostro articolo molto interessante di Marina Bicchiega “Perché i Metodi Naturali?” , e poi, più in basso nell’elenco dei siti segnalati, un articolo della “famosa” dottoressa Alessandra Graziottin: “Ci si può fidare dei metodi naturali?“, in cui praticamente quasi li distrugge e li considera inaffidabili e addirittura dannosi per la coppia. Vi scrivo perché mi piacerebbe molto che possiate vedere, se volete, questo articolo (che rispecchia bene la mentalità dominante corrente) e dirmi cosa ne pensate, anche riguardo alla sua veridicità e affidabilità. Mi piacerebbe poter ricevere una vostra risposta. Grazie di cuore in ogni caso e buon lavoro…!

don Alessandro Magherini 

Caro don Alessandro,

scusandoci per il ritardo rispondiamo volentieri alla tua domanda. L’articolo che hai segnalato non è una novità. Appartiene ai tanti interventi in cui emerge, come dici tu, la mentalità dominante. Cioè il pensiero del mondo riguardo uno degli insegnamenti più scottanti e impopolari della Chiesa cattolica. I mass media e gran parte della comunità scientifica hanno purtroppo un atteggiamento ancora diffidente e ostile (se non derisorio) nei confronti dei cosiddetti “metodi naturali”. Nel migliore dei casi vengono derubricati ad una bella opzione, scientificamente “poco affidabile”, riservata a coppie molto “speciali”.

Quella della presunta inaffidabilità è la prima delle obiezioni tipiche che vengono rivolte ai metodi naturali. Ma è anche la più facile da smontare perché è sufficiente cercare altre informazioni e approfondire. Se vai oltre quello che ti propongono Google e la narrazione dominante, troverai infatti cose interessanti. Esiste diversa letteratura medica che spiega come i metodi naturali “di terza generazione” (Billings e sintotermici), se correttamente insegnati e applicati, abbiano un indice altissimo di affidabilità, paragonabile a quello della pillola estroprogestinica. Ciò perché non si basano tanto su calcoli probabilistici quanto sull’osservazione di alcuni precisi segnali (sintomi) che il corpo ci dà e che ogni donna è in grado di leggere, imparando così a riconoscere la propria “finestra fertile”. Non vogliamo entrare qui sulle percentuali di affidabilità parlando di “perfect use” e “normal use”, di virgole tra il 97 e il 99 per cento: è una disputa che lasciamo agli scienziati addetti ai lavori e alle loro pubblicazioni. Quello che ci preme sottolineare è che la ricerca medica, anche sui metodi naturali, lungo i decenni ha ovviamente fatto progressi. Perché «nessuna scoperta è subito perfetta», come diceva Cicerone. Fior di scienziati hanno dedicato la propria vita a questo settore di ricerca su cui c’è un lavoro enorme tra mondo medico e attuazione sul territorio in mezzo alla gente. E l’OMS aveva certificato già negli anni ’80 l’elevata affidabilità scientifica di questa strada alternativa alla contraccezione. I risultati della ricerca medica su questo campo fanno però fatica ad emergere perché incontrano una forte censura a livello mediatico, dovuta soprattutto al fatto che i metodi naturali non sono un prodotto in una confezione da vendere ma una semplice conoscenza liberante, che va evidentemente a disturbare il business colossale (planetario) della contraccezione. Lo ribadisce Giancarla Stevanella, presidente della Confederazione Italiana dei Centri per la Regolazione naturale della fertilità: «C’è il clima culturale di una società che propone una sessualità di tipo consumistico, c’è la diffidenza del mondo medico scientifico, dettata da pregiudizi e da interessi economici, ci sono le nostre difficoltà a comunicare anche perché siamo tutti volontari e non abbiamo grosse somme da investire. E infine c’è un atteggiamento di pigrizia e disonestà intellettuale dei media che, su queste tematiche, non fanno il minimo sforzo per aggiornarsi». Una radiografia esatta cui si affianca quella di mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che parla di un «autentico boicottaggio da parte del mondo laico» (M. Pianta, «Ecco perché i cattolici non usano i metodi naturali», Vatican Insider, La Stampa 11/02/2015).

Leggi anche: Flora Gualdani: “Il futuro del matrimonio è dei metodi naturali”

Angela De Malherbe, presidente dell’associazione francese Provie, quasi trent’anni fa raccontava di aver «scoperto che oltre alle manovre dei laboratori farmaceutici, i docenti di medicina delle università ignorano i progressi compiuti dalla Pianificazione naturale della famiglia, e non la includono nel loro insegnamento». E la Confederazione francese delle Associazioni della famiglia Cattolica chiedeva ai vescovi francesi: «Dobbiamo rassegnarci al blackout ideologico, alla perfetta censura verso la natural family planning esercitata per esempio nelle scuole per infermiere, ostetriche, assistenti sociali, nei centri sociali, cliniche, ospedali, negli opuscoli destinati ad adolescenti?» (A. De Malherbe, «Pfn, recenti esperienze in Francia», in A.L. Trujillo – E. Sgreccia, Metodi naturali per la regolazione della fertilità: l’alternativa autentica, Vita e Pensiero, Milano 1994, pp. 439-446). Sui risultati di affidabilità dei metodi naturali, il prof. Dario Olivieri, direttore dell’Istituto di Statistica e R.O. Università degli Studi di Verona, affermava che: «Probabilmente il silenzio che circonda questi risultati non è casuale ma risponde a logiche ben precise che privilegiano l’interesse economico, anche se esso va a scapito della correttezza dell’informazione e del doveroso rispetto della verità» (in B. Colombo – R.T. Kambic, Aspetti demografici e statistici della regolazione della fertilità umana, Libreria Cortina, Verona 1999). Anche il quotidiano dei vescovi italiani ha segnalato questa situazione: vedi l’intervista alla bioeticista Angela Maria Cosentino (A. Mariani, «Rompere il silenzio sui metodi. L’intervista», Noi genitori e figli, suppl. Avvenire del 28.09.2008) oppure quella a Paola Pellicanò, medico presidente di «Woomb Italia», associazione nazionale per il Metodo Billings (A. Mariani, «Metodi naturali, l’alternativa “silenziata”», Avvenire, 28.02.2013). Osserviamo che pure il mondo femminista a livello mondiale si sta accorgendo sempre più di quanto sia importante questo capitolo che riguarda l’intimità della vita coniugale e l’ecologia umana. Il femminismo sta riconoscendo che la contraccezione non è una grande soluzione: si presenta come libertà ma è «il primo passo verso un’espropriazione» (Eugenia Roccella in Avvenire del 22.5.2005). La ginecologa Northrup, co-fondatrice negli anni ’80 di Women to Women, ci invita dagli Usa a prendere atto che «la nostra cultura ci ha pesantemente condizionate a diffidare del corpo, a credere che non sia possibile controllarlo senza l’aiuto esterno degli ormoni» (C. Northrup, Guida medica da donna a donna. Noi donne, il nostro corpo, la nostra mente, Red Studioredazionale, Como 2000). Nel 1996 sulla rivista italiana “Noi donne” comparve una clamorosa apertura e il quotidiano dei vescovi titolò parlando di una svolta: «Le femministe si pentono: i metodi naturali sono i migliori. Ci fanno guardare con rispetto alla sessualità» (Avvenire, 12.05.1996). Abbiamo seguito il filo di questa riflessione svilupparsi negli scritti della prof. Lucetta Scaraffia e più di recente in quelli di Thérèse Hargot, celebre sessuologa francese.

Nel 50esimo della pillola anticoncezionale comparve sulla stampa inglese un articolo che raccontava una certa delusione delle donne (The Independent, 11.05.2010) e il blog del bioeticista Carlo Bellieni titolava la notizia non come l’anniversario ma come «il funerale della pillola». Gli addetti ai lavori registrano ormai da tempo, ad esempio anche in area germanica, «una crescente stanchezza per la pillola» (P. Frank – E. Raith – G. Freundl, La Regolazione Naturale della Fertilità oggi, CIC ed. internazionali, Roma 1997, p. 11). Mentre da qualche anno in Francia si assiste ad un clamoroso boom dei metodi naturali, segnalato da Le Monde l’11 agosto 2014 (cfr. Lucetta Scaraffia in «I meriti della Chiesa, con un demerito», L’Osservatore Romano, 20.08.2014). Ci sarebbe un altro aspetto scottante riguardo la contraccezione e cioè la percentuale di potenziale criptoabortività, più o meno elevata, che ogni contraccettivo ormonale (e la spirale) portano con sé a causa dei loro meccanismi d’azione. Renzo Puccetti, uno dei più grandi bioeticisti cattolici contemporanei, racconta che questo tema era già noto ai tempi delle infuocate discussioni al Concilio Vaticano II ma venne stranamente taciuto (R. Puccetti, I veleni della contraccezione, Studio Domenicano, Bologna 2013, pp. 149-150). E l’ostetrica Flora Gualdani si domanda se qualcuno lo abbia sollevato negli interventi ai recenti sinodi sulla famiglia (F. Gualdani, Occidente, procreazione e Islam, ed. ilmiolibro 2015). Il discorso sarebbe lungo. È un argomento impopolare che, partendo dalla questione delle “fughe ovulatorie”, riguarda la posizione bioetica della Chiesa cattolica sull’inizio della vita umana e lo statuto ontologico dell’embrione (R. Puccetti, G. Carbone, V. Baldini, Pillole che uccidono. Quello che nessuno ti dice sulla contraccezione, Studio Domenicano, Bologna 2012). 

A conclusione di questa rapida panoramica, vorremmo sottolinearti cosa afferma il prof. John Billings che con sua moglie Evelyn è stato uno dei pionieri e massimi esperti mondiali sui metodi naturali moderni. Il famoso medico australiano, deriso da certi illustri colleghi laicisti nonostante le cinque lauree honoris causa per le sue ricerche, racconta in una lunga intervista come si sono realizzati i successi nelle periferie esistenziali dell’India (in collaborazione con Madre Teresa di Calcutta) e poi in Cina. Ad un certo punto spiega che: «Numerose riviste mediche attualmente faticano a mantenersi in vita perché produrre buoni giornali costa molto, quindi hanno bisogno dell’ossigeno pubblicitario. E ne ricevono parecchio […] soprattutto se si tratta di riviste di ginecologia, la cui esistenza in modo particolare dipende dall’appoggio delle società farmaceutiche. Questo significa che spesso è molto difficile far pubblicare su tali riviste un articolo che parli del nostro lavoro e soprattutto del successo del nostro Metodo, quale che sia lo scopo per il quale viene utilizzato (esso serve, infatti, sia a distanziare le gravidanze sia a superare l’infertilità). Molto spesso gli articoli vengono cestinati. Un caso del genere si è verificato recentemente in India. In cinque stati dell’Unione Indiana è stato condotto un esperimento, con risultati estremamente positivi, dall’Indian Council of Medical Research, un’organizzazione assai prestigiosa con sede a Nuova Delhi, sovvenzionata dal governo e composta da ottimi scienziati, che hanno aiutato la dottoressa Catherine Bernard – una suora di grande talento – affinché li aiutasse a preparare gli insegnanti. L’esperimento ha dato risultati eccellenti: si sono verificate meno dell’1% di quelle che noi chiamiamo “gravidanze legate al metodo”, sebbene gran parte delle coppie coinvolte fosse analfabeta e molto povera […]. Ebbene è stato estremamente difficile far pubblicare un articolo su questo esperimento: alla fine i promotori l’hanno spuntata, ma ciò ha comportato parecchie discussioni e litigi. E questo è solo un esempio. Il professor Brown ha avuto lo stesso problema con molte sue ricerche che dimostravano, grazie ai suoi studi sugli ormoni, che le donne capiscono il proprio ciclo e sono in grado di definirne tutte le fasi con assoluta accuratezza. Questo dimostra che una certa stampa finisce sempre per subire sempre di più l’influenza delle industrie farmaceutiche» (in A. Montonati, Lyn e John Billings, due vite per la vita. La pianificazione naturale delle nascite con il Metodo dell’Ovulazione, San Paolo, Milano 1998).

La Cina è quel paese dove oggi usano felicemente il metodo Billings oltre 3,5 milioni di donne con un tasso di successo intorno al 99%, dopo che il ministero della salute lo ha promosso quale valida alternativa all’aborto e alla spirale (metodo là più diffuso tra le donne ma poco gradito). Il prof. Billings prosegue il racconto: «Bisogna dire anzitutto che i cinesi sono molto ricettivi nei confronti del metodo, in particolare i mariti e i medici. Non credo ci sia al mondo un paese in cui i medici sono stati così sensibili e disposti alla collaborazione immediata come in Cina. Ascoltano attentamente, anche perché per fortuna non subiscono pressioni di sorta da parte delle industrie commerciali come negli Stati Uniti e in altri paesi. Sono quindi in grado di pensare da soli». Negli anni ’80 grazie all’aiuto entusiasta di un gruppo di giovani operatrici di Caritas Hong Kong ed un importante finanziamento del governo australiano (nel 1995 arrivò un aiuto anche dalla CEI), furono addestrate migliaia di operatrici che andarono ad insegnare il metodo tra le operaie, nelle campagne e nelle montagne (E. Billings, La Cina ci prova col Billings; A.S. Lazzarotto, Una rivoluzione a piccoli passi. La testimonianza del missionario, in Mondo e Missione, ottobre 2004, pp.10-15).

Il neurologo australiano, nel libro-intervista in cui racconta la sua vasta esperienza in giro per il mondo, ci consegna un’altra significativa osservazione: «Constatiamo che nelle nazioni occidentali la professione medica è indiscutibilmente in larga misura dominata dall’impresa commerciale della contraccezione. Molti medici pensano e parlano come se fossero dipendenti delle industrie farmaceutiche, propongono i nuovi farmaci, specialmente quelli per il controllo delle nascite, esprimendosi come chi cerca di venderti una macchina nuova. Sono loro che fanno prosperare le industrie. Oggi, gran parte della professione medica ginecologica dipende dal controllo delle nascite, cioè dall’avere donne che vengono per prendere la pillola, ricevere innesti o altro, tutte cose peraltro che non hanno futuro». È la stessa conclusione a cui arriva l’ostetrica aretina Flora Gualdani: «La contraccezione è una proposta vecchia». La fondatrice dell’opera “Casa Betlemme” è convinta cioè che il futuro, anche in questo campo, passa dal ritorno alla saggezza della natura come l’ha sapientemente pensata il Creatore. Tutto questo, caro don Alessandro, è per dirti che l’affermazione “i metodi naturali hanno una bassa affidabilità” non è condivisibile ma va per la maggiore. San Giovanni Paolo II ha dedicato a questo problema un passaggio dell’enciclica Evangelium vitae: «Una onesta considerazione dei risultati raggiunti dovrebbe far cadere pregiudizi ancora troppo diffusi e convincere i coniugi nonché gli operatori sanitari e sociali circa l’importanza di un’adeguata formazione al riguardo» (n. 97). Il problema della disinformazione è diffuso anche tra gli stessi sanitari cattolici. Ma soprattutto nei confessionali e nei seminari, così come talvolta – purtroppo – negli ambienti ecclesiastici più altolocati che oggi sembrano quasi voler cedere alle logiche del mondo conformandosi alle sue maggioranze. L’analisi di una tale lacuna e dei suoi danni pastorali è tra le specialità di Flora Gualdani. E quindi ti rinviamo ai suoi scritti.

La risposta che ci chiedi vorremmo portarla però su un altro piano ed è ciò di cui si raccomandava San Giovanni Paolo II. La vera “efficacia” dei metodi naturali sta da un’altra parte: non si tratta infatti di una tecnica contraccettiva ecologica più o meno affidabile, ma di uno stile di vita basato su una profonda conoscenza di sé (fertility awareness) ed essenzialmente sull’esercizio della virtù. Ovvero sul dominio di sé (chiamato in questo caso astinenza periodica) da inquadrare nel concetto di castità coniugale. È una virtù da esercitare insieme per amore, nella reciproca fedeltà e in una ragionevole apertura alla vita. È uno stile di vita certamente più faticoso ed esigente che assumere una pillola e delegare ad essa la responsabilità dei nostri gesti. Ci pone delle esigenze etiche, mentre la contraccezione ci offre scorciatoie. Ma la chiave di volta sta proprio nello scoprire il formidabile significato educativo di questa “salita”, che appartiene alla fecondità del sacrificio. È un cammino graduale che, maturando la relazione coniugale, contribuisce anche alla pienezza della soddisfazione sessuale. È un cammino sicuramente più impegnativo e “scomodo” sia per la coppia sia per il medico. Il dottor Etienne Lezy racconta: «In questo modo, la donna si sarà resa conto di quanto noi stimiamo il tesoro della sua fertilità, ben al di là del fatto di averla come cliente o no. Vi posso dire che questa è la verità, ho visto negli occhi delle mie pazienti quanto una donna sia sensibile all’omaggio reso alla bellezza della loro dignità femminile» (IX Congresso Internazionale per la Famiglia, Parigi 1986). È un cammino che parte infatti da una visione completamente opposta della fertilità: non più un ostacolo da spengere e da combattere farmacologicamente (c’è chi parla di “arsenale contraccettivo”) ma una dimensione meravigliosa della nostra fisiologia, dono prezioso da conoscere e da custodire rispettandola nei sui tempi. Alla scuola di Flora Gualdani in tanti abbiamo imparato che è sacra la vita umana ma è sacro anche il gesto che la consente. Gesto stupendo legato al mistero della Creazione. Gesto grandioso perché pensato da Dio per fondere un uomo e una donna in un abbraccio totale di anima e corpo nel dono di sè, incontro da cui può sorgere una terza persona e quindi gesto dalle conseguenze eterne. Il prof. Josè Noriega, uno dei più grandi divulgatori degli insegnamenti di San Giovanni Paolo II sull’amore umano, ci insegna a ribaltare anche la terminologia tipica: quando si capisce la grandezza e la dignità di quel gesto, dobbiamo parlare non più di astinenza periodica ma di “unioni periodiche”, preparate e celebrate.

Su questo punto possiamo quindi essere d’accordo con l’articolo che tu hai segnalato: un fattore determinante, insieme alla motivazione, sta nel «significato etico che la coppia dà al metodo da utilizzare». La visione etica e antropologica che ci propone la teologia del corpo è profondamente distante da quella che ci propone il mondo.

Di solito le coppie che arrivano per una consulenza cercano la massima “efficacia” nell’evitare una gravidanza. Nelle tappe del cammino (follow up) scoprono la bellezza di questo nuovo stile di vita sessuale e capita spesso di vederle aprirsi ad una nuova gravidanza come scelta consapevole. È un percorso dove la maturazione della relazione coniugale porta con sé anche una “conversione dello sguardo”: nell’ottica della fede, infatti, l’arrivo di una gravidanza non lo consideri un errore o il “fallimento di un metodo” ma una precisa volontà del Creatore. In definitiva, caro don Alessandro, questo è ciò che va tenuto a mente quando si parla dei cosiddetti metodi naturali: anzitutto evitare assolutamente il “fai da te”. Quando una persona ti dice “con me non hanno funzionato”, che essa sia una operaia o un medico bisogna domandarle: «da chi li hai imparati? Ti sei fatta seguire da un’insegnante qualificata?». Nel sito della confederazione nazionale ci sono i recapiti di diverse centinaia di operatori abilitati presenti in ogni regione italiana (www.confederazionemetodinaturali.it), oltre che documenti, articoli e iniziative.

Il nostro consiglio è quello di partire non tanto dalla letteratura medica o dai trattati di teologia, ma di ascoltare prima di tutto la viva voce delle coppie che si sono incamminate seriamente in questo sentiero dell’amore coniugale tracciato nella Creazione e indicato dal Magistero. Fatti raccontare il loro percorso e la loro soddisfazione. L’opera “Casa Betlemme” è uno dei tanti centri sparsi per il mondo dove puoi trovare persone molto preparate in questo annuncio, fatto di scienza, fede e cultura. Ci permettiamo di suggerirti tre testi di approfondimento: A. M. Cosentino, Testimoni di speranza. Fertilità ed infertilità: dai segni ai significati (Cantagalli 2008, premio letterario “Donna, verità e società” «per aver mostrato il valore umano e sociale del talento naturale della femminilità», Scienza & vita, Pontremoli 2009), R. Puccetti, I veleni della contraccezione (Studio Domenicano, Bologna 2013), M. Bicchiega, Fertilità umana: consapevolezza e virtù (Studio Domenicano, Bologna 2018).

Quello della “procreazione responsabile” è un argomento affascinante e complesso, da cui passa molto della felicità coniugale e della serenità nelle famiglie. Il Magistero ci indirizza ad una verità (scientifica) che però fatica a trovare spazio e viene ancora maltrattata in ambiente medico come purtroppo in quello pastorale. Quando il dottor Mounir Farag, consulente egiziano dell’OMS e direttore al Cairo del Centro S. Giuseppe per la famiglia, andò ad illustrare la proposta al Governatore della capitale egiziana, questo – musulmano – rispose così: «voi cattolici avete delle perle nascoste sottoterra. È un dovere per voi portarle alla luce a sostegno dei valori familiari» (L. Liverani, Il medico egiziano: la via naturale piace anche all’islam, Avvenire 31.10.2004). È più o meno il discorso che ascoltammo ad un congresso internazionale da un’ostetrica la quale concluse dicendo che i metodi naturali non sono altro che una bella Cenerentola che attende soltanto di essere scoperta. Per usare un linguaggio più evangelico potremmo dire che la verità passa dalla via stretta, alla portata di tutti ma praticata da pochi.




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1 risposta su “I metodi naturali funzionano?”

Ho letto quest’articolo gustando le parole una per una, una delizia per il mio palato. Grazie a tutti quelli che si impegnano nell’ambito dei metodi naturali. Un grazie speciale anche ai coniugi Billings per aver reso accessibili i sentieri della fertilità. A tutti quelli che ci deridono dico poveri voi perché non sapete cosa vi state perdendo.

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