8 settembre 2020

9 Settembre 2020

La parrocchia affidata agli sposi

di Giovanna Abbagnara

Sicilia – Singolare, bella e motivata decisione di Mons. Giuseppe Marciante, vescovo di Cefalù, di affidare la parrocchia siciliana di San Paolo Apostolo ad un gruppo di famiglie. La comunità cristiana della frazione di Isnello, comune montano in provincia di Palermo, all’interno del Parco delle Madonie, sarà dunque accompagnata nel cammino di fede da sposi, che attualmente dirigono l’Ufficio della Pastorale familiare diocesana. Chiaramente un sacerdote garantirà i sacramenti e le Celebrazioni eucaristiche. Il vescovo ai microfoni di Vatican news così spiega la sua scelta: «San Paolo Apostolo è una parrocchia nata agli inizi degli anni ’80 per dare accoglienza a tante famiglie villeggianti amanti della montagna e per andare incontro alla richiesta di molti matrimoni da celebrare in questo luogo suggestivo. Possiamo dire che il territorio di competenza della parrocchia non è rappresentato da uno spazio fisico, ma da uno spazio umano chiamato famiglia».

Ai laici il vescovo ha chiesto di pensare e progettare il cammino di fede con iniziative concrete di ascolto, formazione e preghiera, facendo della chiesa una vera e propria stazione missionaria vicina ai bisogni dei nuclei familiari, soprattutto quelli più fragili. In un periodo storico in cui la società soffre per la disgregazione della famiglia, essi saranno dei punti di riferimento nel segno del Vangelo. Mons. Marciante aggiunge: «Penso che in futuro, in tutta la Chiesa, ci saranno sempre più laici che guideranno delle comunità parrocchiali nelle quali il sacerdote manterrà la responsabilità in campo sacramentale. Tutto dovrà, però, avere la dimensione missionaria, altrimenti i laici si trasformeranno in preti mancati».

Quest’ultima dichiarazione del vescovo mi ha fatto molto riflettere e comprendere la lungimiranza pastorale di questo uomo di Dio. Gli sposi nella Chiesa hanno una missione proprio in quanto sposi e in obbedienza alla vocazione ricevuta. Non sono chiamati a scimmiottare i preti né solo a collaborare in senso stretto sulle cose da fare. In virtù del sacramento del matrimonio e della chiamata all’amore, adeguatamente formati e accompagnati, vivendo la fede da adulti, possono e devono accompagnare altri sposi nel cammino di fede, essere i primi annunciatori del Vangelo, vivere la carità verso le famiglie più povere e fragili, educare alla fede i bambini e i giovani e costruire una bella e sana amicizia con i presbiteri e i consacrati. Laddove si pensa, per mancanza di sacerdoti, di chiudere e accorpare alcune parrocchie in unità pastorali, la Chiesa dovrebbe riscoprire il ruolo e il protagonismo degli sposi. Non solo in senso pastorale si intende. Tanti passi sono stati fatti, altri ancora potranno essere compiuti per dare luce e concretezza ai tanti documenti magisteriali sul matrimonio e la famiglia che aspettano ancora la loro attuazione. Sono certa che tutto questo darà buoni frutti e forse anche qualche vocazione in più.


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