Disabilità

“Mio fratello rincorre i dinosauri” e io?

dinosauro

di Margherita Lampitelli, insegnante

Cosa succede tra i fratelli in una famiglia con “figli speciali”? Non sempre i rapporti sono facili, ma l’obiettivo è insegnare che l’unica scelta possibile è amare la persona prima della disabilità.

La presenza di una persona con disabilità in una famiglia investe tutti i suoi componenti, compresi gli altri figli presenti. E in un mondo in cui i figli vengono orientati alle performance più alte anche tra fratelli si può creare una forte competizione. La presenza di una persona speciale impone nuovi modi di rapportarsi, mobilitando al meglio le energie di ogni componente della famiglia stessa.

Il quotidiano può tradursi spesso in lunghi percorsi terapeutici che spesso sottraggono tempo e risorse al ménage familiare. Infatti, ascoltando le storie di persone con fratelli speciali spesso ho sentito lamentare un’attenzione quasi esclusiva dei genitori verso il figlio disabile, percepita talvolta come un “abbandono in presenza” per la qualità e la quantità delle cure necessarie al fratello disabile. Si rischia di sentire il fratello speciale come una sorta di rivale che toglie visibilità all’interno della famiglia, o, al contrario una persona fragile da difendere dal mondo a tutti i costi. Questo atteggiamento ambivalente nasconde, secondo me, un errore di prospettiva: in entrambi i casi il fratello con disabilità viene visto solo dal punto di vista del problema che lo limita, e non in quanto persona con una propria interiorità, dei bisogni, dei sentimenti. Si guarda alla disabilità e non alla persona con disabilità. 

Il figlio disabile è innanzitutto un figlio, così come un fratello disabile è innanzitutto un fratello. Di sicuro ci saranno esigenze e problematiche a volte singolari, ma si tratta sempre di una persona da valorizzare nella sua unicità. Rispetto a questa delicata tematica mi viene in mente l’esperienza familiare raccontata in “Mio fratello rincorre i dinosauri” da Giacomo Mazzariol, un giovane autore trevigiano con un fratellino affetto da sindrome di Down, libro diventato subito un film di successo. Con ironia e tanta delicatezza la storia del piccolo Giovanni e di Giacomo  si intrecciano con un mondo esterno fatto di pregiudizi e false certezze, guidati sempre con tanto amore dalla famiglia, composta dai genitori e dalle due sorelline che fanno da cuscinetto alla loro crescita.
Con pennellate rapide e di effetto ci viene proposto un quadro simpaticissimo di Giovanni, delle sue monellerie e della sua genialità, delle difficoltà e delle sue conquiste, che diventano talvolta avventure rocambolesche di un nuovo supereroe, Joe.

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Giacomo racconta i passaggi di vita del fratellino come tappe dell’anima più che del tempo che scorre, senza nascondere o velare le criticità, ma guardando queste con occhio bonario e sorridente. E anche quando Giacomo affronta la sua adolescenza con le difficoltà tipiche di questa età, al pari dei suoi coetanei, ci parla dell’incontro-scontro non solo con le figure genitoriali, ma soprattutto con gli stereotipi e le chiusure che accompagnano il mondo delle persone speciali. Gli ostacoli incontrati apriranno a Giacomo una nuova prospettiva sul mondo e sulla vita, imparando a “vedere” davvero Giovanni e ad entrare nel suo mondo. In una quotidianità non sempre comoda, Giacomo-Jack cresce e si confronta con i limiti del fratello e arriva a “capire con il cuore” che l’unica cosa che si può sempre scegliere è amare, amare senza condizioni, come gli suggerisce la madre quando gli spiega con quali modi guardare ai limiti del piccolo Giovanni. 

Questa storia ci dà il senso di come affrontare le relazioni familiari in modo costruttivo anche di fronte alla presenza di un componente con disabilità, che potrebbe essere motivo di divisione. Penso che sia questo il senso che dovremmo dare ai rapporti tra i nostri figli speciali e i loro fratelli, rapporti fondamentali per entrambi. Questo libro leggero, gradevole e allo stesso tempo profondo, tra i più letti tra gli adolescenti, ci porta in una giostra euforica di fatti e situazioni, a guardare la vita di Giovanni (con tutti i pasticci che combina quando va in giro) e di Giacomo (che aspettava un fratellino supereroe) come il percorso ideale di ogni famiglia che vive l’esperienza di un figlio speciale. Ciascuno di noi, nel crescere, si scontra con la propria realtà straordinaria o meno, e in essa, piano piano, si ritaglia uno spazio entro cui sentirsi unico e irripetibile. Avere un fratellino straordinario che rincorre i dinosauri o qualcosa di simile, ci fa interrogare in modo più deciso sul senso della vita e delle cose. Riuscire a superare le barriere mentali e ad aprirsi all’altro in nome dell’amore crea ponti verso la felicità. Accogliere l’altro nella sua straordinarietà, per quanto faticoso possa essere, può cambiare la nostra vita decisamente in meglio. Mazzariol ci avverte di ciò nella citazione iniziale di Einstein, in cui ci richiama a vedere il buono e il bello di una persona, valorizzando le potenzialità sui limiti, perché la persona non passi “la vita a credersi stupida”. È uno sforzo importante questo, in cui penso sia fondamentale la guida dei genitori, nel creare armonia e accoglienza tra fratelli. Amare e sentirsi amati dai propri fratelli è un grande passo verso la felicità. Specie per i nostri supereroi speciali.




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