CORRISPONDENZA FAMILIARE

di don Silvio Longobardi

Ritorna la pandemia, attenti al pandemonio…

19 Ottobre 2020

È arrivata la seconda ondata, annunciata da tempo e temuta come ancora più grave della prima. Era prevista ma cosa è stato fatto per evitarla a parte scarica tutta la colpa sui cittadini?

Con il suo consueto realismo Sant’Agostino scrive che gli uomini quanto più badano ai peccati altrui tanto meno si preoccupano dei propri. Un’osservazione che possiamo applicare a quella particolare categoria di uomini rappresentata dai governanti: “Quanto più denunciano i peccati altrui, tanto più nascondono i propri”. Insomma, accusano gli altri per giustificare se stessi.

Questo fenomeno assai diffuso appare in tutta evidenza nella gestione della pandemia. Chi governa, a livello centrale e locale, scarica tutta la colpa sui cittadini senza mai – dico mai – ammettere che vi siano stati errori nella valutazione o nelle scelte operative. A loro giudizio, tutto è stato pensato e fatto bene, la colpa è sempre e solo degli altri. L’informazione mediatica di queste ultime settimane è un continuo appello alla responsabilità individuale per evitare – si dice – quei comportamenti che possono favorire una maggiore diffusione del virus. Un appello del tutto legittimo, anzi doveroso. Lo dico a scanso di equivoci. Credo che possiamo fare meglio la nostra parte ma non possiamo fare anche la parte che appartiene alla politica e, in particolare, a coloro che hanno ricevuto l’onore e l’onere di governare.

È arrivata la seconda ondata, annunciata da tempo e temuta come ancora più grave della prima. Era prevista ma non è stato fatto (quasi) nulla per evitarla. Abbiamo riaperto le frontiere, abbiamo invitato tutti a fare una bella vacanza, abbiamo chiuso gli occhi sugli assembramenti estivi, abbiamo discusso per settimane sui nuovi banchi della scuola senza preoccuparci di sapere come sarebbero arrivati a scuola. Sapevamo da tempo che la nuova diffusione avrebbe richiesto una maggiore disponibilità sanitaria: più posti letto in terapia intensiva, più rianimatori e più medici rianimatori, più tracciatori (operatori sanitari che devono ricostruire i contatti dei positivi per tentare di arginare tempestivamente il virus), più posti letto per i contagiati che hanno bisogno di un ricovero. Su ciascuno di questi punti – e su molti altri ancora – il bilancio è fortemente deficitario e di fatto impedisce un efficace contrasto alla diffusione. Di chi è la colpa? Perché non è stato fatto tutto quello che era necessario. Perché si parla solo delle mascherine e del distanziamento sociale?

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Riconoscere onestamente i propri errori nella cornice di un impegno comune delle istituzioni e dei cittadini è non solo auspicabile ma doveroso. Al contrario, scaricare tutta la colpa sui cittadini da una parte aumenta il panico e dall’altra accresce la rabbia. Anche perché molte famiglie sono costrette a portare un peso economico e sociale che rischia di diventare insostenibile e potrà causare altri e più gravi danni. Quante famiglie sono costrette a ricorrere ai laboratori privati per avere tempestivamente il risultato dei tamponi? Evidentemente lo fanno per una necessità che la struttura sanitaria pubblica non riconosce ancora come cogente. Sono altre spese che si aggiungono a quelle ordinarie e rendono ancora più risicato il budget domestico. È un capitolo di cui non si parla.

La pandemia è tornata. Dobbiamo sperare che non torni anche il pandemonio, cioè quella paura istintiva che soffoca o riduce la capacità di ragionare sui fatti e prendere le misure adeguate. Dobbiamo stare molto attenti a non perdere l’essenziale. Grazie a Dio, almeno per ora, nessuno parla di chiudere le chiese o di limitare la partecipazione liturgica. Ma non possiamo negare che la vita ecclesiale ordinaria – fatta di incontri e catechesi – fatica a ripartire. Il Papa non ha interrotto gli incontri del mercoledì, svolti nella cornice dell’Aula Paolo VI. Un segnale da non trascurare.

In questa fase critica e delicata, mi pare utile rileggere un’intervista del cardinale Pietro Parolin che risale alla fine di agosto. Sia pure con il linguaggio felpato dei diplomatici, ha manifestato le sue osservazioni critiche sulla gestione politica della crisi pandemica. A giudizio del Segretario di Stato, “la dottrina sociale della Chiesa, che è radicata nell’antropologia cristiana, ci ricorda che non ci si può limitare a curare solo la salute del corpo. Occorre badare all’integralità della persona umana, che dev’essere quindi l’obiettivo prioritario dell’impegno politico ed economico, in un’etica di responsabilità condivisa nella casa comune”. Alla luce di questo criterio afferma: “Vanno perciò evidenziati alcuni pericoli apparsi nella lotta contro la pandemia, come il prevalere di approcci antropologici riduttivi che, concentrandosi sulla salute corporea, rischiano di considerare di fatto trascurabili le dimensioni spirituali. Nella situazione di drammatica emergenza che abbiamo vissuto si è palesato il limite di un’interpretazione delle questioni sanitarie secondo paradigmi esclusivamente tecnici che ha praticamente negato alcuni bisogni fondamentali, ad esempio ostacolando la prossimità dei familiari e l’accompagnamento spirituale dei malati e dei moribondi”.

La critica del Cardinale è precisa e chiama in causa la gestione politica della pandemia. Non siamo di fronte a casi isolati ma ad una strategia comune che non riconosce alcun valore alla vita orante e sacramentale, la ritiene sostanzialmente inutile, qualcosa di cui possiamo fare a meno, quando vi sono altre priorità. È un errore che possiamo fare anche oggi, pensando così di contenere la diffusione del contagio. Sarebbe ancora più grave del primo. Errare humanum est, perseverare diabolicum. Un detto antico ma sempre valido.




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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

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1 risposta su “Ritorna la pandemia, attenti al pandemonio…”

Molto azzeccato il gioco di parole pandemia-pandemonio.
purtroppo è tristemente vero che non è stato preso in considerazione e quindi non è stato risolto il problema della ESSENZIALE vicinanza dei familiari al malato, per cui vediamo che nuovamente viene impedita questa prossimità: peccato!

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