Ddl Zan

La rivoluzione sessuale del XXI secolo sarà cristiana?

San Giovanni Paolo II

di Pierluigi e Mariagiovanna Beretta

Tra pochi giorni alla Camera si discuterà il Ddl Zan, ma qual è il significato del sesso per colui che è certo di essere stato voluto e creato da un Dio benevolo? Poiché l’unione sessuale è all’origine della vita di ognuno di noi, tale domanda riguarda anche il significato profondo dell’esistenza umana. Sulla questione san Giovanni Paolo II ha qualcosa da dirci…

Che cos’hanno in comune la discussione di una proposta di legge in Parlamento ed una memoria liturgica? Una tale domanda può sembrare insensata. Ma se date un minimo di credito a questa rivista, dopo il sorriso iniziale avrete già incominciato a cercare nella vostra memoria qualche appiglio che possa dare un nome ai due eventi citati.

Giovedì 22 ottobre la Chiesa Cattolica fa memoria di San Giovanni Paolo II, Karol Wojtyła, nella data dell’inizio ufficiale del suo pontificato. Cinque giorni più tardi, martedì 27 ottobre 2020, la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana dovrebbe iniziare la discussione sulla proposta di legge unificata dal titolo: “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere”. Ad oggi sappiamo che la discussione è slittata di un’altra settimana per problemi legati al Covid 19. 

La rivoluzione sessuale diventa normativa

La proposta di legge citata, nota al pubblico come “Ddl Zan” o “ddl anti-omofobia”, introdurrebbe nel Codice penale ben quattro diversi termini per identificare le persone potenziali vittime del reato di discriminazione o violenza: il sesso, il genere, l’orientamento sessuale e l’identità di genere. 

Il sesso indica l’aspetto biologico dell’essere umano; il genere, o ruolo di genere, richiama l’aspetto sociale e culturale dell’essere uomini o donne; l’orientamento sessuale si riferisce all’attrazione erotica che la persona prova verso uno dei sessi; infine, l’identità di genere si riferisce alla percezione interiore che una persona ha del proprio ruolo di genere.

Questi vocaboli sono oggi al centro di un ampio movimento culturale che ormai da alcuni decenni ha rivoluzionato le relazioni e lo stile di vita di moltissime persone. Il cambiamento nei costumi è tale per cui si ritiene che questi quattro aspetti della identità sessuale possano essere indipendenti tra loro. A titolo di esempio, se una persona possiede genitali maschili non necessariamente deve sentirsi uomo, né tantomeno è obbligato a portare i pantaloni, inoltre potrebbe non essere attratto da persone di sesso femminile. È una vera e propria rivoluzione rispetto alla idea di sessualità tradizionale cui il mondo occidentale cristiano era da secoli abituato.

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Cogito ergo sum?

Storicamente, tale rivoluzione sessuale ha pubblicamente esordito a metà del secolo scorso dichiarando il distacco del sesso dalla generazione della vita (attraverso le pratiche di contraccezione e aborto). Come logica conseguenza, è proseguita dichiarando la separazione tra sessualità ed amore, inteso come impegno responsabile (sostenendo il diritto al divorzio e al “libero amore”) ed in breve tempo si è arrivati alla separazione della generazione della vita dal sesso (tecniche di procreazione in vitro). Il distacco della identità sessuale e della relazione amorosa dal sesso biologico è quindi una coerente tappa di questo percorso verso una sperata “liberazione” dell’uomo; percorso che affonda le sue origini in una visione antropologica secondo la quale il pensiero, l’anima o la volontà umana sono dominanti rispetto alla realtà materiale del corpo. Il corpo richiama infatti ad un limite che non ci siamo scelti e che non possiamo spostare a piacimento: richiama all’essere “creatura”. Il pensiero e la volontà, invece, uniti alla capacità di manipolazione tecnologica, possono trasportarci nell’illusione di essere “creatori” di noi stessi e padroni della vita.

Coito ergo sumus!

Ma qual è il significato del sesso (ovvero del nostro essere creati maschio e femmina) per colui che è certo di essere stato voluto e creato da un Dio benevolo? Poiché l’unione sessuale è all’origine della vita di ognuno di noi, tale domanda riguarda anche il significato profondo dell’esistenza umana. Dalla risposta che diamo, discende il modo in cui ci relazioniamo tra noi, lo sguardo che abbiamo nei confronti di ogni vita umana, anche la più fragile, nonché il modo in cui impostiamo la società. Per rispondere, chiamiamo finalmente in causa San Giovanni Paolo II.

Dicendo Karol Wojtyła subito si pensa al pastore, mistico, filosofo, teologo, poeta, drammaturgo, comunicatore… il crollo del Muro, le Giornate mondiali della gioventù, il perdono ad Alì Agca… Ma c’è una parte della sua riflessione filosofica e teologica, poi diventata insegnamento papale, ancora poco conosciuta dai “non addetti ai lavori”. A pochi mesi dall’inizio del suo pontificato, e per cinque lunghi anni, Giovanni Paolo II ha condotto la Chiesa e l’umanità intera in un viaggio alla scoperta del significato profondo ed ultimo della corporeità umana, sessuata, alla luce della rivelazione biblica.

La pretesa cristiana, illustrata da Wojtyła nel corso delle catechesi ordinarie del mercoledì, mostra come la rivelazione di Dio, e la felicità umana con essa, passa anche e principalmente dal corpo, nella sua dualità maschile e femminile. Nella sessualità è inscritta una chiamata alla comunione con una persona che è diversa e complementare, ed è solo questa comunione che può generare nuova vita. Il bisogno dell’altro è cesellato nel nostro corpo, nella nostra carne. Meditando profondamente le parole della Genesi “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gn 1,27), il papa polacco afferma che “l’uomo diventa immagine di Dio non tanto nel momento della solitudine quanto nel momento della comunione.” (Udienza 14 novembre 1979)

Una Teologia del Corpo per il XXI secolo

È possibile oggi sostenere questa pretesa cristiana, radicata nella Tradizione e nella Scrittura, davanti alle istanze di autodeterminazione che sono rivendicate da molti, soprattutto tra le giovani generazioni? Esiste una strada che conduce a una vita veramente piena e una sessualità davvero libera? Sempre Wojtyła ci ricorda che: “È un’illusione pensare di poter costruire una vera cultura della vita umana, se non si aiutano i giovani a cogliere e a vivere la sessualità, l’amore e l’intera esistenza secondo il loro vero significato e nella loro intima correlazione. […] La banalizzazione della sessualità è tra i principali fattori che stanno all’origine del disprezzo della vita nascente: solo un amore vero sa custodire la vita” (Evangelium Vitae n. 97).

Su iniziativa di Punto Famiglia, iniziamo oggi un cammino con San Giovanni Paolo II, cercando le risposte a queste domande proprio a partire dal piano di Dio sull’amore umano. Un cammino definito dallo stesso Papa con il termine Teologia del Corpo, che aspetta di essere intrapreso, per iniziare la vera rivoluzione sessuale del XXI secolo, quella che viene dalla Rivelazione cristiana. Se vorrai accompagnarci, saremo lieti di camminare insieme.




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