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Oltre il Covid cosa conta sul serio?

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A febbraio si sprecavano gli “arcobaleni”, le frasi di incoraggiamento, i balli sui balconi. Credo che non si ripeteranno. Siamo tornati alla condizione di “homo homini lupus”, l’uomo che diventa lupo per l’altro uomo. Invece di unirci, il Covid ci ha incattiviti eppure l’insegnamento più grande viene dai bambini.

Siamo sull’orlo di un nuovo lockdown. Quando vado in giro, in questi giorni, mi pare di toccare con mano la psicosi dei cittadini: dovunque io vada, mi imbatto in file borbottanti e ansia da prestazioni. Dal parrucchiere, una giovane donna chiede quanto corti possano essere tagliati i suoi capelli biondi di recente acconciati, “senza snaturarmi il look, ma così da stare a posto per un paio di mesi”. Fuori dalla farmacia, colgo che molti stanno per fare come me, comprare medicine per contrastare tosse, mal di gola, febbre “perché così sto a posto, se mi viene l’influenza, non sia mai che debba andare al Pronto Soccorso, dove mi mettono insieme ai malati di Covid”. Al supermercato non c’è nessuno che esca senza aver infilato nel carrello pasta, surgelati, lievito e farina “perché l’altra volta mi avete fregato, ma stavolta no, il pane e la pizza me li preparo da soli”. Perfino al lavaggio auto, dove sono stata costretta da un uovo fresco spiaccicato sul sedile posteriore da mia figlia, ho trovato code interminabili e mi sono chiesta dove pensassimo di andare, noi tutti, con le nostre belle macchinine tirate a lucido, considerato che per le 21 dobbiamo essere a casa e che spostarsi tra regioni sarà a breve di nuovo vietato?

Una corsa contro il tempo che, paradossalmente, ci ha fatto perdere del tutto il valore del tempo e il senso di vicinanza all’altro. A febbraio si sprecavano gli “arcobaleni”, le frasi di incoraggiamento, i balli sui balconi. Credo che non si ripeteranno. Siamo tornati alla condizione di “homo homini lupus”, l’uomo che diventa lupo per l’altro uomo: le mamme che continuano a lavorare, sempre più aggressive nei confronti di quelle che, invece, restano a casa “perché che ne sapete voi dei salti mortali che facciamo per organizzarci con i figli”. I liberi professionisti che lanciano strali contro i dipendenti pubblici “che hanno lo stipendio assicurato e, quindi, se ne fregano di chi non sa come andare avanti, con le attività ridotte all’osso”. Anche contro medici e infermieri, nella prima fase celebrati come eroi, non si risparmiano invereconde accuse “ci infettate” oppure “vi inventate un rischio che non c’è”.

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Invece di unirci, il Covid ci ha incattiviti: tutti contro tutti. Ieri mia figlia, con disarmante ingenuità, mi ha detto: “Mamma, ma se chiudono di nuovo la scuola (viviamo in Emilia Romagna dove, ad oggi, non sono ancora stati emessi provvedimenti di sospensione N.d.A) io posso almeno giocare con Camilla e Tommaso? Solo questo ti chiedo”. L’amichetta del cuore e il fidanzatino, che, al mattino, la accolgono sull’uscio della classe sempre con un sorriso e un disegno. Insieme stanno scoprendo il mondo, al rientro a casa è un susseguirsi di racconti emozionati: “Camilla ha fatto… Tommaso ha detto…”. L’amicizia e l’amore. “Solo questo ti chiedo”. Solo questo conta.




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