Messale Romano
Il Nuovo Messale Romano: cosa cambia al segno della pace
(Foto: Di l i g h t p o e t / Shuttersock.com)
di don Antonio Mazzella
Continua la nostra lettura delle novità introdotte nel Messale Romano. Oggi parliamo del segno della pace.
Continuiamo questo nostro percorso d’approfondimento sulle novità della terza edizione del Messale Romano, dopo aver presentato alcuni cambiamenti nella Liturgia Eucaristica, come il cambiamento della Preghiera del Signore ora analizziamo gli ultimi cambiamenti nella celebrazione della Santa Messa, un dono del Risorto e non un prodotto delle relazioni umane.
Nel rito della pace il presbitero o il diacono, invitano l’assemblea a scambiarsi il dono della pace non più con queste parole «Scambiatevi un segno di pace» ma «Scambiatevi il dono della pace». L’Ordinamento Generale del Messale Romano è chiaro su questo punto, al numero 82 specifica che nel rito della pace: “La Chiesa implora la pace e l’unità per se stessa e per l’intera famiglia umana, e i fedeli esprimono la comunione ecclesiale e l’amore vicendevole, prima di comunicare al Sacramento”. É bene sottolineare che la pace è il dono che il Risorto fa alla sua Chiesa e non un prodotto delle relazioni umane, esse ricevono luce nuova scambiandosi questo dono con un gesto che lo esprima e lo renda concreto. Il gesto indica qualcosa di molto più alto e non è l’oggetto proprio di ciò che viene reciprocamente offerto, non è la nostra pace che comunichiamo, né i buoni sentimenti e i pii desideri, ma la pace che sgorga dalla Pasqua di Cristo.
Riportiamo ora, in breve, le indicazioni pratiche più importanti riguardo al modo di scambiarsi il segno di pace nella S. Messa fornite mediante Lettera Circolare dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti L’espressione rituale del dono della pace nella Messa. Sarà necessario che nel momento dello scambio della pace si evitino definitivamente alcuni abusi come:
- l’introduzione di un “canto per la pace”, inesistente nel Rito romano;
- lo spostamento dei fedeli dal loro posto per scambiarsi il segno della pace tra loro, basta scambiarlo con chi mi è accanto;
- l’allontanamento del sacerdote dall’altare per dare la pace a qualche fedele;
- che in alcune circostanze, come la solennità di Pasqua e di Natale, o durante le celebrazioni rituali, come il Battesimo, la Prima Comunione, la Confermazione, il Matrimonio, le sacre Ordinazioni, le Professioni religiose e le Esequie, lo scambio della pace sia occasione di esprimere congratulazioni, auguri o condoglianze tra i presenti.
Altro cambiamento rilevante lo si trova nell’invito che il sacerdote fa per partecipare alla Santa Comunione, non ci sarà più la formula “Beati gli invitati alla Cena del Signore. Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”, ma la formula reciterà: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello”. Vi è un’inversione nell’ordine delle espressioni, come nell’edizione latina, dopo che tutta l’assemblea ha invocato l’Agnello di Dio in forma litanica, durante la frazione del pane, ora l’Agnello è mostrato all’intera assemblea non solo come colui che toglie i peccati del mondo ma soprattutto che convoca tutti alla sua cena. Si è preferito usare la dicitura la cena dell’Agnello e non la cena del Signore per riprendere l’espressione biblica tratta dal libro dell’Apocalisse dove si parla del banchetto per le nozze dell’Agnello (Ap 19,9).
Nei riti di conclusione durante il periodo di Quaresima è stato reintrodotto l’uso delle orazioni sul Popolo prima della benedizione finale, obbligatoria nelle domeniche e facoltativa nella settimana. Si tratta del recupero di un elemento eucologico e rituale antico, presente nelle edizioni del Messale anteriori al 1970, e ripreso da questa terza edizione. Questa preghiera chiamata super populum si presenta, invece, come una preghiera che il sacerdote rivolge a Dio per l’assemblea, della quale egli non si considera esplicitamente come membro. Egli implora l’aiuto di Dio, è l’intermediario, il mediatore tra Dio e il suo Popolo, formulando la preghiera nella seconda persona plurale.
Dopo la benedizione il presbitero o il diacono congedano l’assemblea con le formule proposte dal Messale, in questa edizione si predilige al primo posto l’espressione “Andate in pace” oppure è consentito usare la formula latina “Ite missa est” che rende molto di più la missione che il cristiano è chiamato a incarnare nel mondo: portare la pace di Cristo nella sua vita ma soprattutto del farsi pane spezzato per i fratelli. Una liturgia che non si apra all’annuncio e alla carità è futile ritualismo che finisce per rinnegare l’incontro fatto con il Risorto.
Prepariamoci ad accogliere la Nuova Edizione del Messale, con spirito di gratitudine a Dio e alla sua Chiesa per questo momento importante di vita ecclesiale. Possa questo momento non essere un evento celebrativo ma performativo nella nostra vita di credenti.
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












ULTIMI COMMENTI
Trovo che sia davvero un grande «atto di civiltà» la proposta di legge veneta che consentirebbe di tumulare le ceneri…
Emma Bonino resterà sempre nei miei ricordi come una grande donna che ha portato avanti con coraggio la lotta per…
Emma Bonino resterà sempre nei miei ricordi come una grande donna che ha portato avanti con coraggio la lotta per…