Davanti al presepe risuona una domanda: cosa attendi tu?

presepe

Quest’anno più che mai, dobbiamo fare il presepe insieme ai nostri figli e, sostando davanti alla culla vuota, dobbiamo aiutarli a domandarsi cosa attendono, cosa sperano, cosa vogliono per questo Natale.

Come vivere l’attesa del Natale in un anno così particolare? Come aiutare i nostri figli a non perdere di vista l’evento dominante: la nascita di Gesù? I primi a sapere della nascita di Gesù sono i pastori, gente forte, temprata dalla vita e dal lavoro ma socialmente sottostimata. Perché Dio sceglie i pastori? All’origine dell’Incarnazione di Dio c’è una scelta l’umiltà. Dio si rivela a chi ha il cuore semplice, a chi si fida ed è capace di stupirsi.

Fiducia, stupore, umiltà, salvezza sono concetti poco presenti nella pedagogia domestica, purtroppo. Ecco perché Dio non parla più perché non trova cuori disponibili, cuori che lo cercano. I pastori hanno creduto all’angelo che gli ha annunciato la nascita del Salvatore: quanti adulti oggi credono che la salvezza viene da Dio e non piuttosto dalla loro capacità imprenditoriale, gestionale, organizzativa e scaltra? Un genitore con questo stile di vita non può trasmettere la fede. 

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In questo tempo di crisi, di secondo lockdown per tante famiglie, il presepe si rivela ancora come una scelta pedagogica importante. La conversazione tra genitori e figli mentre insieme si realizza il presepe può diventare un’occasione di confronto e di annuncio di fede. 

Sarà necessario dunque avere in casa uno spazio ben visibile, non un angolo risicato, in cui allestire un presepe che sia quanto più fedele alla realtà. Ripercorrere usi e costumi del tempo di Gesù può diventare per i figli una salutare provocazione per ripensare alla propria fede, un invito silenzioso a meditare sul senso di quella culla vuota. Davanti al presepe e nella discrezione della propria casa risuona silenziosa la domanda: cosa attendi? Chi attendi? Cosa desideri dalla vita? Chi può riempire i vuoti della tua vita, chi può sanare le tue paure?

Se nell’angolo del presepe, accanto alla grotta, ci mettete anche un leggio con la Bibbia aperta sui Vangeli dell’infanzia, l’invito a sostare davanti alla grotta di Betlemme diventerà anche un invito a familiarizzare con la Parola di Dio e l’attesa del Natale diventerà un’occasione per imparare a mettersi in ascolto.

Infine, i genitori possono prevedere un breve momento secondo uno schema liturgico semplice, l’importante è far parlare la Parola di Dio, invocare lo Spirito Santo e leggere qualche versetto del Vangelo, questo creerà le condizioni per attualizzare il mistero della notte di Betlemme.

Con queste attenzioni pedagogiche ed educative il presepe non sarà una fredda rappresentazione, ma una eloquente provocazione per i figli, quando in casa si accoglie sul serio Gesù, inizia davvero una storia nuova. 

È importante ricordare a noi adulti educatori che quando ci sembra di non avere più ragioni da consegnare alle nuove generazioni, proprio allora, Dio è all’opera. Il Natale dona all’umanità la speranza che è possibile ricominciare proprio da un bambino. Una verità come questa non può restare nascosta. Sarebbe una colpevole omissione educativa.

I nostri figli sono disorientati, coinvolti e stravolti da questa pandemia. Complice una campagna mediatica decisamente intimidatoria che li rende inabili a interpretare la storia e a leggerla con gli occhi di Dio. Siamo noi genitori che dobbiamo aiutarli e illuminare le loro menti, offrire ragioni per interpretare questo nostro tempo senza sentirsi abbandonati da Dio. Ai nostri figli dobbiamo insegnare che forse tanta sofferenza umanamente incomprensibile, ci toglie ogni sicurezza da un lato e dall’altro ci porta a riporre in Dio ogni fiducia. “L’occhio vede bene Dio solo attraverso le lacrime” ha detto Victor Hugo, e allora non abbiamo paura di dire ai nostri figli che quando tutto crolla Dio continua ad essere la roccia sicura: “Vengono meno la mia carne e il mio cuore, ma la roccia del mio cuore è Dio” (Sal 72), quando il male sembra prevalere Dio interviene. È così che dobbiamo aiutare i nostri figli ad attendere il Natale.




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Giovanna Pauciulo

Sposa e madre di tre figli, insieme al marito Giuseppe è referente della Pastorale Familiare per la Campania, ha conseguito il Master in Scienze del Matrimonio e della Famiglia presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II. Conduce su Radio Maria la trasmissione “Diventare genitori. Crescere assieme ai figli”. Collabora con Punto Famiglia su temi riguardanti la genitorialità e l’educazione alla fede dei figli. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018).

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