Aborto

“Ho visto la piccola spina dorsale risucchiata dal tubo e poi… l’utero vuoto”: La storia di Abby Johnson…

Abby Jhonson

HazteOir.org from España, CC BY-SA 2.0 , via Wikimedia Commons

di Chiara Chiessi

Pensava di aiutare le donne a fare scelte libere e moderne, ma dopo aver visto un aborto in diretta ha compreso la verità. La testimonianza di Abby Jhonson, da direttrice di una clinica della Planned Parenthood ad attivista pro-life: “Quando la cannula cominciò a far pressione, il bambino iniziò a rivoltarsi e a contorcersi violentemente. L'ultima cosa che vidi fu la piccola spina dorsale risucchiata nel tubo, e tutto scomparve. L'utero era vuoto, totalmente vuoto".

Abby Johnson è un’attivista americana antiabortista di 39 anni. Attualmente è Capo della Ricerca per Live Action, un’organizzazione pro life. Abby non è sempre stata anti abortista ma per molti anni è stata pro choice cioè sostenitrice della libertà di scelta delle donne. Da ingenua studentessa universitaria in psicologia della Texas A&M University è divenuta Direttrice di una clinica della Planned Parenthood (Pianificazione Familiare) della città di Bryan nel Texas. L’incontro con la Planned Parenthood avvenne nel 2001 durante una fiera del volontariato. Così racconta Abby Johnson nel libro scritto da lei stessa Scartati. La mia vita con l’aborto: “Stavo vagando tra i tavoli per prendere qualche opuscolo e leggere qualche cartello quando un tavolo color rosa shocking attirò la mia attenzione… La donna al tavolo sembrava amichevole e cordiale. Mi disse che la Planned Parenthood cercava volontari capaci di stare vicino alle donne, compassionevoli e buoni con la gente…”, inoltre le disse che queste cliniche offrivano servizi abortivi ma che il loro obiettivo era quello di “rendere raro l’aborto”. 

A cambiare improvvisamente la sua vita fu un fatto che avvenne circa otto anni dopo la sua assunzione alla Planned Parenthood: a causa della carenza di personale le fu chiesto di aiutare un medico: in sostanza doveva tenere in mano la sonda degli ultrasuoni per permettere al medico di praticare un aborto. Questa procedura comporta meno probabilità per la donna di perforare la parete dell’utero in quanto permette di vedere esattamente quello che succede all’interno dell’utero. Così racconta la stessa Abby: “Quella volta però l’immagine era completa. Potevo vedere il profilo intero e perfetto di un bambino. Sembra proprio come Grace a dodici settimane, pensai con sorpresa ricordando la prima ecografia a dodici settimane di mia figlia, tre anni prima, rannicchiata al sicuro nel mio utero… All’inizio il bambino sembrava ignaro della cannula. Naturalmente, pensai, il feto non sente dolore. Quando la cannula cominciò a far pressione, il bambino iniziò a rivoltarsi e a contorcersi violentemente. Per un brevissimo momento sembrava che il bambino venisse strappato, arrotolato e strizzato come uno straccio. L’ultima cosa che vidi fu la piccola spina dorsale perfettamente formata risucchiata nel tubo, e tutto scomparve. L’utero era vuoto, totalmente vuoto”.

Abby Johnson il 6 ottobre 2009 si è licenziata e ha iniziato a fare la volontaria per la Coalition for Life, Associazione pro life che si adopera per la fine dell’aborto. Abby si è anche convertita con il marito al cattolicesimo. La sua storia ha ispirato la produzione del film “Unplanned” che già dai primi mesi del 2019 è presente nelle sale cinematografiche americane ed in seguito è stato distribuito anche in Italia grazie alla Dominus Production. In America questo film ha provocato un dibattito acceso tra pro life e pro choice sul tema dell’aborto contribuendo così a risvegliare molte coscienze ormai assuefatte a questo tema. Ci auguriamo che anche in Italia accada la stessa cosa.




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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